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Senato: Calderoli diffamò Kyenge ma senza odio razziale

Il senato ha dato il via libera all'autorizzazione a procedere contro Roberto Calderoli per diffamazione nei confronti dell'ex ministro Cecile Kyenge, definita nel 2013 un "orango" ma respinge la richiesta per quanto riguarda l'accusa di istigazione all'odio razziale. L'europarlamentare del PD ha quindi annunciato che il suo legale "interesserà della questione la Corte europea".

Il Senato ha dato il via libera all'autorizzazione a procedere contro Roberto Calderoli per diffamazione nei confronti dell'ex ministro Cecile Kyenge, con 126 sì, 116 no e 10 gli astenuti. Respinta invece la richiesta per quanto riguarda l'accusa di istigazione all'odio razziale. Lo scorso febbraio, invece, la giunta si era espressa contro l'autorizzazione a procedere nel suo complesso. Non appare soddisfatta Cecile Kyenge che su Facebook ricorda le parole del Vice Presidente del Senato Roberto Calderoli, 13 luglio 2013: "Ogni tanto smanettando con internet, apro 'Governo Italiano', e caz..o cosa mi viene fuori, la Kyenge. Io resto secco. Io sono anche un amante degli animali, per l'amor del cielo. Ho avuto le tigri, gli orsi, le scimmie, e tutto il resto. I lupi anche c'ho avuto. Però quando vedo uscire…delle sembianze di oranghi, io resto ancora sconvolto".
Kyenge sottolinea: "Quelle parole di chi dovrebbe onorare le istituzioni e il Paese hanno fatto il giro del mondo. - e sottolinea - C'è una legge del nostro Paese, la Legge Mancino, che persegue l'istigazione all'odio razziale. Per il Senato italiano, che oggi ha respinto la richiesta di autorizzazione a procedere avanzata d'ufficio dal Tribunale in forza della Legge Mancino, in queste parole non c'era discriminazione razziale".
"In Europa il livello di guardia verso il razzismo è altissimo. Il messaggio di questo voto è che la politica è irresponsabile, che non c'è un argine all'uso irresponsabile di parole che avvelenano la società, seminando odio razziale. - conclude la Kyenge - E' un messaggio triste. Non lo nascondo, sono amareggiata. Ma io vado avanti".
L'europarlamentare del PD ha quindi annunciato che il suo legale "interesserà della questione la Corte europea".

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