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Cécile Kyenge: ius soli e abolizione reato immigrazione clandestina

Cécile Kyenge, Ministro dell'Integrazione, torna a parlare della necessità di "rivedere la struttura dei CIE" e spiega che bisogna cominciare a percorrere la "direzione" verso l'abolizione del reato di immigrazione clandestina. Inoltre, annuncia che nelle prossime settimane sarà pronto un ddl sullo "ius soli".

Il cosiddetto "ius soli", cioè l'acquisizione della cittadinanza per il fatto di nascere nel territorio dello Stato, anche se da genitori stranieri, "non è una priorità del Ministero dell'Integrazione" spiega Cécile Kyenge, chiarendo che in merito "è la società che lo chiede, perché il Paese sta cambiando". Ed infatti, Cécile Kyenge annuncia, nel corso della trasmissione "In mezz'ora" con Lucia Annunziata, che un ddl sul tema sarà pronto nelle prossime settimane, pur sapendo che la sua approvazione potrebbe essere difficile da raggiungere. Oltre alla Lega Nord, Cécile Kyenge potrebbe trovare forse un ostacolo anche nel MoVimento 5 Stelle, visto che circa un anno fa, Beppe Grillo dal suo blog scriveva, scatendando non poche polemiche, che "la cittadinanza a chi nasce in Italia, anche se i genitori non ne dispongono, è senza senso - aggiungendo - O meglio, un senso lo ha. Distrarre gli italiani dai problemi reali per trasformarli in tifosi. Da una parte i buonisti della sinistra senza se e senza ma che lasciano agli italiani gli oneri dei loro deliri. Dall'altra i leghisti e i movimenti xenofobi che crescono nei consensi per paura della 'liberalizzazione' delle nascite". Cécile Kyenge ammette che "Bisogna lavorare molto per trovare i numeri necessari. - spiegando - Per far approvare la legge bisogna naturalmente lavorare sul buon senso e sul dialogo, e trovare le persone sensibili. Bisogna lavorare anche con chi la pensa diversamente da me". Ma non è solo la cittadinanza ai figli nati da genitori stranieri al centro dei pensieri di Cécile Kyenge, che punta infatti anche all'abolizione del reato di immigrazione clandestina, sottolineando che in questo caso dovrà trovare "un dialogo" con il Ministero dell'Interno retto da Angelino Alfano visto che la materia è di sua competenza. Ma Cécile Kyenge ribadisce anche la necessità di "rivedere la struttura dei CIE e lo stato di emergenza", ricordando che la direttiva europea sottolinea come i 18 mesi di permanenza non solo sono "l'extrema ratio" ma anche che all'interno delle strutture dovrebbero essere collocate "persone pericolose o criminali" e non stranieri "malati, fragili o minori".

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