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Catalogna, Puigdemont come Tsipras? Ok indipendenza ma sospesa per dialogare

Carles Puigdemont come Alexis Tsipras ignora la volontà del popolo: davanti al Parlamento della Catalogna il presidente della Generalitat dichiara l'indipendenza ma la sospende subito dopo per dialogare con Madrid, che di discutere di secessione non ne ha mai avuto voglia.

Sempre più spesso e sempre più sfacciatamente chi governa ignora la volontà del popolo, a cui appartiene la sovranità dello Stato. Mentre in Italia il governo entra a gamba tesa e pone la fiducia sulla legge elettorale, chiudendo a pochi mesi dalle elezioni ogni discussione in Parlamento su una norma che influenzerà la vita politica del Paese, in Catalogna Carles Puigdemont sembra voler seguire le orme di Alexis Tsipras, quando ha tradito la fiducia dei greci ribaltando quel "no" all'austerity espresso attraverso un referendum.
Dopo aver convinto migliaia di catalani a barricarsi nei seggi e affrontare manganellate e denunce da parte della Guardia Civil pur di esprimere democraticamente il proprio pensiero, il presidente della Generalitat tenta di ingannare i catalani con il gioco delle tre carte.
Ritardando di un'ora il suo discorso, Puigdemont dichiara infatti davanti al Parlamento di voler sì assumere "il mandato del popolo" affinché la Catalogna "si converta in uno Stato indipendente in forma di Repubblica", aggiungendo però di voler "immediatamente sospendere la dichiarazione d'indipendenza per cercare di aprire il dialogo" con il governo di Madrid.
Ormai in piena dissonanza cognitiva, Puigdemont prosegue: "I sondaggi dicono sì all'indipendenza, e questa è l'unica lingua che capiamo. - ma aggiunge, parlando oltretutto in spagnolo - Siamo e resteremo un solo popolo".

Grande la delusione dei catalani, che hanno seguito il discorso del presidente della Generalitat sui maxischermi installati nelle strade, così come dei dieci deputati del Cup, partito della sinistra secessionista, che parlano di "tradimento inammissibile" da parte di Puigdemont.
"La proclamazione non è andata come volevamo, - ha chiarito in aula Anna Gabriel, deputata del Cup - perché oggi bisognava proclamare la Repubblica catalana".
"Puigdemont ha detto che vuole il dialogo ma la Catalogna l'ha chiesto 17 volte al governo spagnolo e ogni volta ci hanno sbattuto la porta in faccia", riflettono invece dalla piazza.

La parola infatti ora passa di nuovo al governo di Madrid. Il premier Mariano Rajoy si è oggi riunito in sessione straordinaria per decidere in che modo rispondere alla dichiarazione "sospesa" d'indipendenza catalana. Forse ciò che auspica Puigdemont è che Madrid applichi l'articolo 155 della Costituzione spagnola, che consentirebbe la sospensione dell'autonomia catalana. A quel punto, infatti, le autorità catalane potranno finalmente giustificare la battaglia per la propria indipendenza.
Anche se il commissariamento di Barcellona sempra essere "l'opzione più probabile" secondo molti esperti, c'è chi ipotizza una soluzione più morbida quale il ricorso al Tribunale costituzionale contro la dichiarazione di indipendenza. Per Madrid forse il modo migliore, e più diplomatico, per perdere tempo e far scemare ogni velleità secessionista, già ampiamente affievolita in Puigdemont che non vuole assolutamente essere chiamato "golpista" come sottolineato nel suo discorso.

© riproduzione riservata | online: | update: 11/10/2017

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