le notizie che fanno testo, dal 2010

Cassazione: stop a interventi se "di inutile accanimento terapeutico"

Una sentenza della Corte di Cassazione che farà discutere, visto che stabilisce che il medico agirebbe "in dispregio al codice deontologico" se opera quando non è "possibile attendersi dall'intervento un beneficio per la salute" o "un miglioramento della qualità della vita".

Una sentenza della Corte di Cassazione penale ha statuito che "violano il codice deontologico i medici che sottopongono a interventi pazienti 'inoperabili' e afflitti da patologie che lasciano loro solo poco tempo di vita, anche nel caso in cui sia stato proprio il paziente a dare il suo consenso informato all'operazione", riassume in una nota Giovanni D'Agata componente del Dipartimento Tematico Nazionale "Tutela del Consumatore" di Italia dei Valori e fondatore dello "Sportello dei Diritti". Una sentenza che farà sicuramente discutere, perché entra a gamba tesa nell'accesissimo dibattito dell'accanimento terapeutico. La sentenza della Cassazione arriva dopo una lunga vicenda, anche giudiziaria, cominciata con un intervento nel 2001 su una donna affetta da neoplasia pancreatica con diffusione generalizzata, alla quale avevano dato solo pochi mesi di vita. La donna, 44enne madre di due bambine, aveva dato il proprio consenso all'intervento ma, a causa dell'operazione morì, a causa di una lesione alla milza che pare non fu neanche riscontrata dall'equipe dei tre medici, condannati per omicidio colposo dalla Corte d'Appello, reato ora prescritto perché passati oltre 7 anni. Ma con questa sentenza la Corte di Cassazione non solo conferma la colpevolezza, ma segna uno spartiacque nella dottrina, visto che "i chirurghi hanno agito in dispregio al codice deontologico che fa divieto di trattamenti informati a forme di inutile accanimento diagnostico-terapeutico". Nella sentenza della Suprema Corte, infatti, si legge che "la donna era disposta a tutto pur di ottenere un sia pur breve prolungamento della vita". L'aver firmato il consenso per l'intervento non equivarebbe, quindi, ad una non responsabilità deontologica del medico perché "non era possibile attendersi dall'intervento - si legge ancora nel dispositivo dei giudici - un beneficio per la salute ma nemmeno un miglioramento della qualità della vita". "L'interpretazione della sentenza rischia di essere devastante, perché toglie al chirurgo la possibilità del rischio calcolato in situazioni disperate andando a ledere la vita di migliaia di persone che si sono salvate proprio grazie a interventi temerari. Interventi che si sa, possono anche andare male" sottolinea il professor Rocco Bellentone, segretario della Società Italiana di Chirurgia, mentre Mario Falconi, presidente dell'Ordine dei medici e odontoiatri di Roma ricorda che "c'è un codice deontologico che non prevede l'accanimento terapeutico" e che "quando ragionevolmente non c'è la speranza di ottenere un risultato attraverso un atto medico, ci si deve astenere".

• DALLA PRIMAPAGINA:

• POTREBBE INTERESSARTI:

• LE ALTRE NOTIZIE: