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Cassazione: dire "non hai le palle" è reato. Sentenza "maschilista"?

In una discussione pubblica dire "non hai le palle" è un reato. La Cassazione dà ragione ad un avvocato potentino offeso da suo cugino, un giudice di pace di Taranto. Ma le motivazioni della sentenza, a qualcuno, sono sembrate un po' "maschiliste".

Dire in una animata discussione "non hai le palle" è un reato, soprattutto se l'ingiuria è pronunciata in un "ambiente di lavoro". Questa la decisione della Suprema Corte di Cassazione (sentenza n.30719) che ha annullato un'assoluzione pronunciata dal tribunale di Potenza. Un giudice di pace di Taranto era stato portato in tribunale dal cugino di Potenza (di mestiere avvocato) con l'accusa di ingiurie. In una lite in tribunale, quindi in pubblico, il giudice di pace ha detto al cugino "non hai le palle". Da qui la causa dell'avvocato potentino contro il cugino tarantino, ma il tribunale di Potenza diede torto all'avvocato in quanto l'accusa di ingiuria "non sussusteva" perché si inscriveva "nell'ambito di una contesa familiare", e quindi senza "una effettiva carica offensiva". Ma l'avvocato di Potenza ed il suo legale non si arrendono e vanno avanti, fino in Cassazione, dove trovano soddisfazione. La Corte di Cassazione emette una sentenza che punisce il giudice di pace tarantino osservando: "a parte la volgarità dei termini utilizzati, l'espressione ha una indubbia valenza ingiuriosa, atteso che con essa si vuole insinuare non solo, e non tanto, la mancanza di virilità del destinatario, ma la sua debolezza di carattere, la mancanza di determinazione, di competenza e di coerenza, virtù che, a torto o ragione, continuano ad essere individuate come connotative del genere maschile" ed inoltre "la frase fu pronunciata in un contesto lavorativo (ufficio giudiziario), a voce alta ed era udibile anche da terze persone". Ma sulla rete i commenti non si concentrano tanto sulla "curiosità" della sentenza, quanto sulla sua presunta valenza "maschilista". La frase "competenza e di coerenza, virtù che, a torto o ragione, continuano ad essere individuate come connotative del genere maschile" non è infatti piaciuta a molti. Commenta ad esempio Alexia, sul sito del TgCom: "quella del giudice non era una valutazione personale sul fatto, ma oggettiva: in pratica ha voluto rimarcare il carattere ancora profondamente maschilista della società italiana. Non gli si può dare torto, si può solo biasimare la società. Peraltro società nata e cresciuta da donne, e il cui "costume" non rispetta le donne. Una vera assurdità".

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