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Poveri, Caritas: in Italia sono 8,3 milioni. E c'è anche un Principe

I poveri sono 8,3 milioni e i giovani sotto i 35 anni sono il 20 per cento. Il nuovo rapporto Caritas-Zancan si chiama "Poveri di diritti". I poveri vengono dimenticati ed abbandonati e, semplicemente, "spariscono" dalla società. Anche se si fanno sentire come Antonio Trapani, il "Principe dei Poveri".

La Caritas insieme alla Fondazione Emanuela Zancan presenta, in un giorno emblematico (il 17 ottobre infatti è la "Giornata mondiale di lotta alla povertà") il "Rapporto 2011 su povertà ed esclusione sociale in Italia" che si intitola "Poveri di diritti". E' infatti questo il problema principale, la mancanza di diritti in uno Stato in cui la Costituzione, al primo articolo recita: "L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro". Non a caso il rapporto, pubblicato da Edizioni Il Mulino, si articola in due parti. Nella prima parte "vengono approfonditi i diritti dei poveri previsti dalla Costituzione e a livello internazionale. Molti sono ancora disattesi, anche perché non privilegiano l'incontro tra diritti e doveri, non valorizzano le capacità, non coinvolgono e promuovono la partecipazione dei poveri", si legge sul sito della Caritas. La seconda parte "si sofferma sul ruolo svolto dalla Chiesa nel contrasto della povertà economica. Tale ruolo si sviluppa attraverso azioni di studio, animazione, promozione e assistenza alle persone e famiglie in difficoltà". I dati che sono stati anticipati dal rapporto Caritas-Zancan sono sconcertanti. In cinque anni, cioè dal 2005 al 2010, i giovani che si rivolgono ai Centri di ascolto della Caritas sono aumentati del 59,6% e tra questi il 76 per cento non studia e non lavora. Ma c'è di più, perché il "motore del Paese", quello che avrebbe dovuto prendere da tempo la staffetta generazionale, è in condizioni terribili, dato che il 20% di tutte le persone che si rivolgono alla Caritas ha meno di 35 anni. In Italia sono 2,73 milioni le famiglie povere, e se nel 2009 erano 7,8 milioni i poveri (13,1%), nel 2010 raggiungono la quota di 8,3 milioni (13,8%). Ed essere poveri in Italia significa in sostanza vedersi tolto "il diritto all'esistenza", non avere reale cittadinanza. Equivale a perdere il diritto di trovare un nuovo lavoro, di mantenere la salute e la casa, senza contare gli affetti e la famiglia, spesso significa non avere più giustizia. Ma c'è un modo per avere riconosciuti questi diritti quando si è poveri? C'è un coraggioso cinquantenne, Antonio Trapani, che ne è testimone vivente e, in un certo senso, è il primo povero che fa valere i suoi diritti utilizzando internet. Da sette anni combatte per avere giustizia della sua condizione di povero, come cittadino italiano che pretende dei diritti. Trapani è conosciuto dalla rete come "il Principe dei Poveri" ed ha una storia che racconta dal suo blog (ilprincipedeipoveri.wordpress.com) il cui sottotitolo, che vale come emblematica sintesi, è "La voce dell'ingiustizia". Nella sua attività su internet Antonio documenta ogni richiesta che invia alle istituzioni e ovviamente le risposte che riceve (ultima quella "del Presidente della Repubblica dopo svariate e-mail mandate" http://is.gd/pu4NWH). La sua storia di "povero" è iniziata per un atto di generosità, abbandonando il proprio lavoro a Belluno per poter assistere la madre, "invalida al 100%, a cui era stata rifiutata l'assistenza sanitaria domiciliare". Scrive lo stesso Trapani: "Assistenza, infine, riconosciuta ma mai erogata, che consiste in un paio d'ore al giorno, non sufficenti per permettermi di spostarmi e lavorare o di adempiere a qualsiasi altra personale esigenza. Come, ad esempio, recarmi negli uffici pubblici e dei servizi sociali a protestare o cercare di capire perchè le istituzioni si rifiutano di prendersi carico delle mie istanze, ignorando una situazione cosi drammatica. Non avendo più un lavoro, ho dovuto far fronte a tutti questi problemi con la sola pensione di mia madre". Questo lo scriveva quando aveva 48 anni. Nel frattempo il Principe dei Poveri ha perso sua madre ed è stato anche sfrattato. La sua battaglia, anche grazie alle sue esperienze informatiche (era un operatore informatico), è in onda sul suo canale di Youtube (youtube.com/user/ILPRINCIPEDEIPOVERI), in cui è possibile vedere anche le interviste rilasciate a RaiNews 24 (http://is.gd/ryqyBc) e su Rai 3 a "Cominciamo Bene Estate" (http://is.gd/2oZRZF). Scrive Antonio: "Ho sempre mantenuto la via della legalità e del diritto per farmi riconoscere in questo Stato che dovrebbe prima di tutto pensare a garantire una vita dignitosa ai propri cittadini. Il mio unico strumento di lotta è il computer e la rete, dove ogni giorno cerco di far passare informazioni sulla mia battaglia". Ascolteranno le istituzioni questo ennesimo appello di un povero che, tra 8,3 milioni, è riuscito a farsi strada tra i media, e che ha scritto praticamente a tutti?

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