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Caritas: Italia sta perdendo opportunità, sta perdendo i bambini

"La povertà minorile è una delle conseguenze della crisi economica, quella che, in ambito sanitario, presenta gli aspetti più problematici" denuncia la Caritas di Roma nel corso di un convegno a La Sapienza, dove viene osservato che l'Italia sta "perdendo una grande opportunità" e cioè "stiamo perdendo i bambini".

"La povertà minorile è una delle conseguenze della crisi economica, quella che, in ambito sanitario, presenta gli aspetti più problematici. La povertà infatti, può essere considerata oggi come il principale ostacolo alla promozione della salute infantile" denuncia la Caritas di Roma nel corso di un convegno svoltosi il 9 febbraio presso il Policlinico Umberto I e dall'Università "La Sapienza" della Capitale. La Caritas diocesana di Roma, infatti, ricorda come l'Istat abbia stimato che in Italia ci sono 1,8 milioni di bambini e di ragazzi che vivono in povertà relativa, e ben 700mila che vivono in povertà assoluta. Un problema, quello della povertà in cui versano questi bambini, che si rifletterà anche nel futuro, visto che Franco Peracchi, docente di economia all'Università Roma Tre, sottolinea che alcuni studi rivelano come periodi di grande recessione sperimentata nella prima infanzia, abbiano "un'incidenza non solo sullo stato di salute dell'individuo ma anche sulla sua capacità di reddito futura", come riposta l'Agenzia di stampa, SIR (Servizio Informazione Religiosa). Peracchi evidenzia infatti come "i figli delle famiglie povere tenderanno a esiti peggiori perché non ci sono stati nell'infanzia (da parte dei genitori come dello Stato) investimenti culturali preventivi". Ma a "privarci del futuro" (rappresentato dalle nuove generazioni) è anche la "grave crisi demografica", come precisa Enrico Feroci, direttore della Caritas diocesana di Roma, spiegando che sempre di più giocherà un "ruolo fondamentale" la popolazione immigrata, le cui "carenze culturali, informative e la precarietà del lavoro sono le cause che ancora oggi determinano che il divario tra bambini italiani bambini stranieri", anche dal punto di vista di assistenza sanitaria, come afferma Renato Lucchini del Dipartimento di pediatria e neuropsichiatria infantile dell'Università "La Sapienza". E questo nonostate il 96% rientra nella cosiddetta "immigrazione strutturata", cioè stranieri giunti in Italia per motivi familiari. Di questi, il 24% della popolazione immigrata è minore, tra cui il 70% sono "bambini nati e cresciuti in Italia senza essere cittadini italiani, e forse non lo saranno mai", come rammenta Salvatore Geraci, medico dell'area sanitaria della Caritas di Roma. E questo nonostante tale immigrazione, appunto, è "necessaria al nostro Paese", ribadisce la Caritas di Roma, che ripropone nel corso del convegno alcune proposte già avanzate per favorire l'integrazione, come il divieto di espulsione per i minori scolarizzati in Italia, l'agevolazione del ricongiungimento familiare, estensione del permesso di soggiorno per gravidanza. Infine, riporta sempre la SIR, l'intervento conclusivo di Marina D'Amato, docente di sociologia dell'infanzia alla Facoltà di Scienze della formazione dell'Università Roma Tre, che avvisa come l'Italia stia "perdendo una grande opportunità" e cioè "stiamo perdendo i bambini - aggiungendo - i genitori stanno perdendo il ruolo della concezione di sé nel ruolo educativo, fatto di alleanza e non complicità: di responsabilità, termine fondante del rapporto adulti-bambini".

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