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Anemia: dal pesciolino di ferro alla mela chiodata

Uno scienziato sta tentanto di risolvere il problema dell'anemia in Cambogia facendo bollire nelle zuppe un pesce di ferro, che aiuta l'assorbimento di tale minerale. In realtà, la cura è la classica scoperta dell'acqua (o minestra) calda, visto che fin dal Medioevo chi soffriva di anemia si mangiava la mela chiodata.

Lo scienziato canadese Christopher Charles ha cercato, e trovato, un rimedio per risolvere i problemi di anemia che affliggono gli abitanti della Cambogia. In Cambogia, infatti, l'anemia è un vero problema di salute pubblica, con i bambini che presentano un più lento sviluppo mentale mentre le donne sono spesso affette da stanchezza e mal di testa, mentre durante la gravidanza sono a rischio di gravi complicazioni. In Cambogia ben il 50% delle donne e dei bambini soffrono di anemia, e da quando il dottor Charles ha visitato il Paese, circa 6 anni fa, è rimasto ossessionato dall'idea di trovare una soluzione per migliorare le condizioni di vita dei cambogiani, specialmente quelli più poveri. Ecco quindi che lo scienziato si è inventato "Lucky Iron Fish", un pesciolino di ferro da inserire durante le cotture di minestre per una decina di minuti. L'idea è maturata scoprendo che la cottura in pentole in ghisa aumenta il contenuto di ferro degli alimenti. Il pezzo di ferro da mettere nelle minestre è stato poi forgiato a forma di pesce perché nella cultura cambogiana è un simbolo di fortuna. "Lucky Iron Fish" è stato realizzato per liberare il ferro alla giusta concentrazione e basta "far bollire l'acqua o la zuppa con il pesce di ferro per almeno 10 minuti" assicura Christopher Charles. Dopo aver tolto il pesciolino di ferro è necessario aggiungere nella ministra "un po' di succo di limone" poiché aiuta "l'assorbimento del ferro". Lo scienziato assicura che, se utilizzato correttamente, "Lucky Iron Fish" potrà fornire il 75% della razione giornaliera raccomandata di ferro per un adulto, e qualcosa di più per un bambino. I risultati a quanto pare non si sono fatti attendere, visto che le prove effettuate su diverse centinaia di abitanti del villaggio in una provincia della Cambogia ha dimostrato che quasi la metà di coloro che hanno preso parte all'esperimento con il pesciolino di ferro non erano più anemici dopo 12 mesi. La società che produce "Lucky Iron Fish" ha distribuito quasi 9.000 pesci tra ospedali e organizzazioni non governative che lavorano in Cambogia, mentre già 2.500 famiglie lo utilizzano. L'Organizzazione Mondiale della Sanità stima che circa due miliardi di persone sono anemici, pari al 30% della popolazione mondiale, ciò soprattutto a causa di una carenza di ferro dovuta ad una scarsa o cattiva alimentazione e al fatto che i "rimedi della nonna" sono stati spesso dimenticati. Prima del virale "Lucky Iron Fish", infatti, fin dal Medioevo chi soffriva di carenza di ferro e di anemia mangiava la classica mela chiodata. Gli acidi della mela, simili a quelli del limone, favoriscono infatti lo scioglimento del ferro presente nei chiodi e dunque il frutto si arricchisce di questo minerale.

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