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Biomassa green? Serve filiera di qualità. Dal CRN IVALSA nasce BiQueen

Camini e stufe sono tornate nelle case degli italiani. Legno, pellet e vari "derivati" dal legno vengono bruciati giornalmente al posto di gas e gasolio. Ma quanto è green la biomassa? La risposta in un progetto CNR IVALSA che punta ad una filiera di qualità. Perché oltre al cesio radioattivo il legno può essere contaminato da "cadmio, cloro, cromo, rame, mercurio e piombo oltre i livelli di soglia".

La crisi economica ha fatto accendere stufe e caminetti agli italiani che abbandonano progressivamente gasolio e gas per riscaldamento, troppo costosi anche per quanto riguarda la manutenzione degli impianti. Si va quindi verso un consumo massivo della biomassa che, per la verità è ben di versa da "quella di una volta". Se fino a questo momento si è pensato alla legna, al pellet e ad altri derivati meramente come "sorgenti" di calore, e quindi di "energia", in futuro si considererà il loro inquinamento intrinseco. Quanti metalli pesanti può contenere la cenere bruciata? Quali residui volatili può liberare nell'aria la biomassa? Quanto è tossica la fuliggine del camino? E se la mente va al caso del pellet radioattivo di qualche anno fa, nella cenere sono spesso in agguato anche elementi che, se radioattivi non sono, non vanno di certo d'accordo con il tenore "ecologico" che ci si aspetterebbe dalla legna e i suoi "derivati". Per una filiera controllata delle biomasse il CNR IVALSA (l'Istituto per la Valorizzazione del Legno e delle Specie Arboree del Consiglio Nazionale delle Ricerche) ha ideato BiQueen-Biomasse di qualità per la produzione efficiente di energia. Il progetto si propone di trovare un metodo per "verificare l'origine delle biomasse legnose, controllarne gli inquinanti solidi e volatili e incentivare la produzione di energia mediante combustione controllata". Il progetto condotto dall'Ivalsa di San Michele all'Adige in collaborazione con altre istituzioni, tra cui l'Università di Trento, l'Istituto dei Materiali per l'Elettronica e il Magnetismo del CNR, la Fondazione Bruno Kessler, il Distretto Tecnologico Trentino (Habitech) e l'Università di Poznan ha sviluppato una ricerca durata due anni i cui risultati sono stati diffusi in un convegno a metà novembre del 2012 (le presentazioni dei relatori sono online).

Spiega Marco Fellin, ricercatore del progetto BiQueen: "Nell'opinione comune siamo abituati ad associare la parola biomassa a qualcosa di ecologico, di pulito, ma non è detto che sia così. Attualmente la produzione di energia basata sulle biomasse considera la materia prima prevalentemente in termini di contenuto energetico, ovvero di potere calorifico, di efficienza, di disponibilità, di movimentazione e di costo, mentre vengono esaminati in maniera solo sommaria gli aspetti legati all'origine e alla presenza di sostanze terze, ovvero di inquinanti solidi e composti volatili. Ma nella produzione di energia tramite combustione, quella impiegata per la trasformazione delle biomasse, questi aspetti risultano particolarmente critici". I ricercatori sottolineano come sia importante conoscere ed utilizzare "biomasse locali" dato che il mercato spesso, nelle sue leggi legate al profitto (e non solo alla mera domanda-offera), si affida a fornitori di biomasse non controllate che possono essere, come è successo in passato, di scarsa qualità o addirittura non esattamente "salubri". La tecnologia del CNR IVALSA viene in aiuto grazie ad un metodo non distruttivo che lascia da parte la "chimica tradizionale" per la spettroscopia a infrarosso (NIR). Anja Sandak, ricercatrice del progetto spiega: "Uno dei risultati più significativi che abbiamo raggiunto, soprattutto in vista di un'applicazione su mercato a larga scala è l'utilizzo della spettroscopia a infrarosso (NIR) per definire la tracciabilità delle biomasse. In altre parole la ricerca ha permesso di perfezionare un metodo per verificare l'origine della materia utilizzata, definendo procedure e modellizzazioni software sulla base di un attendibile database di spettri prodotti da un ampio campionamento. La classificazione del legno tramite spettroscopia NIR permette di controllare i flussi di biomassa boschiva senza ricorrere alla costosa chimica tradizionale, è rapida e non distruttiva". Per verificare l'assenza di inquinanti, il monitoraggio della biomassa, dei prodotti a base di legno e delle ceneri derivanti dalle combustioni sperimentali, è stato effettuato tramite spettroscopia nel medio infrarosso (FT-IR) e tramite fluorescenza a raggi X (ED-XFR). "Le analisi sulla biomassa – spiega ancora Fellin – hanno comunque verificato l'assenza di elementi chimici pericolosi, anche se circa il 16% dei materiali prodotti a base di legno non è conforme a essere utilizzato come 'legno ecologico' secondo la direttiva CE 894 del 2009, perché contaminato da cadmio, cloro, cromo, rame, mercurio e piombo oltre i livelli di soglia".

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