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Italia in recessione, Cgil a Renzi: mille giorni troppi. Paese ha ore contate

L'Istat annunciava che l'Italia è tornata in recessione, ma Matteo Renzi scrive ai parlamentari per elencare (a grandi linee) gli obiettivi per i prossimi mille giorni (che partiranno dal 1 settembre). La CGIL però chiarisce: "Il dato del Pil, diffuso dall'Istat, ci riporta a 14 anni fa. Mille giorni sono troppi. Servono scelte e investimenti, ora". Anche perché l'Italia, ormai, sembra solo avere piuttosto le ore contate.

Mentre l'Istat rivelava che l'Italia era tornata (se mai ne era uscita) in recessione, il premier Matteo Renzi scriveva una lettera ai parlamentari dove elencava (sempre a grandissime linee) gli obiettivi da raggiungere nei prossimi mille giorni (cioè 3 anni), countdown che oltretutto partirà solo dal 1 settembre. La CGIL però fa notare a Renzi che "mille giorni sono troppi", visto che ormai il Paese sembra avere le ore contate se non ci sarà davvero quella "svolta" annunciata. Per il momento, l'Italia continua infatti ad andare diritta ma verso una strada senza uscita, con al termine anche un bel burrone. In una nota, il sindacato di Corso Italia chiarisce infatti che "il dato del Pil, diffuso dall’Istat, ci riporta a 14 anni fa e posiziona l’Italia tra i Paesi europei in maggiore sofferenza ed è la dimostrazione del fallimento delle politiche di austerità sino ad ora adottate in Europa e in Italia. - aggiungendo - Non sono certo le riforme delle regole a far ripartire il lavoro o l’economia, e quelle istituzionali, sebbene importanti, non possono più essere l’unica preoccupazione del Presidente del Consiglio, né occupare l’intera vita politica del Parlamento e delle forze politiche". La CGIL chiarisce: "Servono investimenti, a cominciare da quelli già annunciati che adesso devono diventare fatti. - ed elenca - Serve dare finalmente attuazione al Piano sull’edilizia scolastica e la messa in sicurezza del territorio, rilanciare le infrastrutture, favorire l’occupazione giovanile e la redistribuzione dei lavoro. E' indispensabile una politica industriale e un’idea, che oggi non vediamo, di come le aziende pubbliche possano servire, al meglio, il Paese. Serve una politica di sostegno seria per chi il lavoro lo cerca, per rischia di perderlo per chi sul mercato cerca una ricollocazione. Bisogna incentivare i contratti di solidarietà per distribuire il lavoro, ripristinare i provvedimenti sui quota 96 o sui lavoratori precoci che, sanando un’ingiustizia, consentivano a migliaia di persone di accedere alla pensione e ad altrettante l’ingresso al lavoro. Occorre maggiore flessibilità di uscita senza penalizzazioni, per il pensionamento". Il sindacato guidato da Susanna Camusso infine non dimentica che "serve anche una diversa politica europea. - ribadendo - L’Italia ha la presidenza di turno dell’Unione. Metta in campo tutta la sua autorevolezza per modificare nel concreto le politiche sin qui seguite. Mille giorni sono troppi. Servono scelte e investimenti, ora".

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