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CGIL: Kyoto2 "distante dalle necessità, mancano contenuti sostanziali"

I delegati di governo e delle Ong in rappresentanza di 190 Paesi si sono riuniti a Durban per giungere ad un accordo sulla riduzione delle emissioni di CO2, ora che il Trattato di Kyoto sta per scadere. Per la CGIL, Kyoto2 è "distante dalle necessità".

I delegati di governo e delle Ong in rappresentanza di 190 Paesi si sono riuniti a Durban per giungere ad un accordo sulla riduzione delle emissioni di CO2, ora che il Trattato di Kyoto sta per scadere. "Dopo due settimane di negoziati" ma "in ritardo rispetto ai programmi (l'intesa è arrivata con un giorno di ritardo, ndr)" spiega Oriella Savoldi, responsabile del dipartimento Ambiente e Territorio della CGIL nazionale una volta ritornata dal vertice di Durban, "è stato approvato il secondo periodo del Protocollo di Kyoto, ed è stata condivisa la necessità di pervenire attraverso uno sforzo comune ad un nuovo accordo entro il 2015, da applicarsi dal 2020". Un accordo che lascia un po' di perplessità, proprio perché stabilisce il 2015 come data ultima dell'intesa, che andrà poi ad applicarsi non prima del 2020. Inoltre, Giappone, Russia e Canada hanno già annunciato che non sottoscriveranno il Kyoto2, a cui bisognerà aggiungere gli stati Uniti, che non hanno mai ratificato nemmeno il primo. Savoldi sottolinea che l'accordo dovrà quindi "considerare il superamento delle distinzione fra Paesi industrializzati e Paesi in via di sviluppo, viste le trasformazioni delle economie nel frattempo intervenute. E dovrà avere forza legale, espressione che solleva riserve in rapporto alla richiesta di un accordo vincolante per il dopo Kyoto", facendo notare che "resta inoltre il fatto che i tempi rispetto agli impegni da assumersi secondo il Piano di azione di Bali sono scivolati in avanti, mentre la condizione del Pianeta è peggiorata". In una nota della GCIL, si evidenzia infatti come il risultato raggiunto a Durban sia "distante dalle necessità", anche perchP, sottolinea la sindacalista, "mancano contenuti sostanziali per quanto riguarda il Green Climate Found, in quanto non sono stati definiti i meccanismi per alimentarlo sulla base dell'impegno assunto a Cancun di 100 md di dollari entro il 2020, ammesso che tale importo sia sufficiente, affinché i paesi poveri possano sostenere le azioni di riduzione delle emissioni e di adattamento ai cambiamenti climatici". "Quanto al ruolo e alle modalità definite per il Fondo - continua la nota della CGIL - restano molte preoccupazioni, in particolare per il fatto che le fonti sono state allargate al privato e per il ruolo della Banca mondiale". La Savoldi conclude comunque affermando che "se la potenzialità dei negoziati multilaterali non ha saputo esprimersi all'altezza delle necessità imposte dalla crisi climatica, il rischio di una sua messa al bando a vantaggio di scelte bilaterali, e dunque di maggiore competizione, è stato spuntato" aggiungendo che "la questione di un impegno globale congiunto è importante per la riuscita della lotta ai cambiamenti climatici, per la quale non dovrà venir meno il sostegno convinto del sindacato internazionale che a Durban, pensando alle prossime scadenze, ha preannunciato iniziativa e mobilitazione, consapevole che dai rinvii e dall'inattività la crisi ambientale non può che peggiorare trascinando con sé ulteriori perdite economiche ed occupazionali".

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