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Neutrini, Einstein aveva ragione ed Ereditato si dimette da OPERA

Il fisico Antonio Ereditato, responsabile di OPERA, si è dimesso poiché è stata confutata la scoperta che i neutrini viaggiano più veloci della luce. I pilastri di Albert Einstein rimangono saldi, anche se tutto è relativo.

Sarebbe stata la scoperta del secolo, ma le dimissioni di Antonio Ereditato, il responsabile di OPERA dell'Istituto nazionale di Fisica Nucleare (Infn) del Gran Sasso, sembrano mettere la parola fine al sogno di poter viaggiare più veloce della luce. Almeno per adesso. Nel settembre scorso, infatti, l'annuncio, anche se dato con molta cautela, che il fascio di neutrini "sparati" dal CERN di Ginevra tramite il Super Proto Sincrotrone erano arrivati al Gran Sasso con 60 nanosecondi di vantaggio rispetto alla velocità della luce (http://is.gd/0Tt5m4).
Dario Autiero, responsabile dell'analisi delle misurazioni, spiegava che gli scienziati del Gran Sasso, prima di far trapelare l'incredibile scoperta, avevano "passato sei mesi a rifare i calcoli", mentre Antonio Ereditato pur dicendosi abbastanza "sicuro del risultato" precisava che da quel momento era necessario che altri colleghi si mettessero in moto per verificare e controllare gli sconcertanti dati, sulla base del metodo galileiano.
Invito che naturalmente non è caduto nel vuoto, ma che purtroppo finora non ha portato nessuna conferma dell'esperimento guidato da Ereditato, tanto che lo scienziato alla fine si è dovuto dimettere per non creare tensioni e divisioni tra i vari ricercatori del gruppo, dopo che alcuni membri di OPERA, a quanto pare, avevano presentato una mozione di "sfiducia", comunque respinta dalla maggioranza.
A far svanire il miraggio che i neutrini potessero viaggiare più veloci della luce un articolo pubblicato su "Science Magazine" (http://is.gd/Wmje7d) che rivelò come quei 60 nanosecondi furono "rubati" a causa di una "connessione difettosa tra un cavo a fibra ottica del ricevitore GPS usato per correggere i tempi di 'percorrenza' dei neutrini e una scheda elettronica del computer". Inoltre, si parlò anche di una cattiva calibrazione dell'orologio di riferimento utilizzato per calcolare il tempo del viaggio della particella. A confermare tali "errori" di misurazione proprio il gruppo di ricerca italiano che lavorava al rivelatore OPERA, perché da loro stessi individuati.
Il colpo di grazia è arrivato però quando trapelarono i dati elaborati dall'esperimento Icarus,(http://is.gd/Q1e4bW), inventato da Carlo Rubbia nel 1977 per andare a "caccia della materia oscura" ma inaugurato nel marzo 2011 sempre sotto la montagna del Gran Sasso. Sulla base della misurazione di 7 eventi differenti, Icarus va quindi a confermare la Teoria della Relatività di Einstein, che prevede solo ad un corpo con una "massa infinitamente grande" di viaggiare ad una velocità superiore a quella della luce. In altre parole, impossibile.
A chiudere il discorso è poi stato l'esperimento LVD (Large Volume Detector) coordinato da Antonino Zichichi, che solo un paio di giorni fa va a confermare gli errori negli strumenti del rivelatore di neutrini di OPERA, in base a misurazioni condotte su particelle cosmiche chiamate muoni.

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