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Brexit: firme false in petizione su secondo referendum. C'è rischio frode

Dopo il voto sulla Brexit, che ha sancito l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione europea, su internet è stata ripresa una petizione che chiede al Parlamento inglese di indire un secondo referendum sullo stesso tema. Ma migliaia di firme sono false ed è stata aperta una indagine per frode.

Dopo il voto sulla Brexit, che ha sancito l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione europea, su internet è stata ripresa una petizione che chiede al Parlamento inglese di indire un secondo referendum sullo stesso tema. Nonostante una simile richiesta dovrebbe essere automaticamente respinta, perché al contrario si creerebbe un pericoloso precedente per ogni votazione (comprese le elezioni) i cui risultati non soddisfano parte dell'elettorato che ha perso, i media mainstream hanno pubblicizzato enormemente la petizione, evidenziandone l'importanza con il fatto che ad oggi ha raggiunto circa 3 milioni e 700mila firme.

A screditare questa presunta mobilitazione popolare, però, non è tanto il ricordo degli oltre 17,4 milioni di britannici che hanno scelto di uscire dall'UE ma il sospetto che dietro la raccolta firme possa esserci una "frode". Solo ieri i responsabili del portale (la petizione è sul sito del Parlmento inglese) hanno infatti cancellato oltre 77mila firme false, dopo l'apertura di una istruttoria formale a seguito di alcune segnalazioni.

Spulciando la petizione infatti si scopre un numero elevato di firme sospette che riconducono a luoghi al di fuori del Regno Unito, e non solo perché gli utenti hanno utilizzato un proxy per accedere al portale. C'erano per esempio quasi 40mila firme attribuite alla Città del Vaticano, nonostante il piccolo Stato nel cuore di Roma conti appena circa 500 residenti. Qualcuno poi ha trovato molto interessante anche il fatto che ben 24mila persone della Corea del Nord si siano interessante a chiedere al Parlamento inglese un nuovo referendum sulla Brexit. La lista di firme che arrivano da Paesi fuori dalla Gran Bretagna è lunga, e comprende anche oltre 2.500 italiani nonché quasi 19mila francesi, 12mila spagnoli e quasi 3mila sottoscrizioni dalla Svizzera, che non fa neanche parte dell'Unione europea.

Ad aumentare inoltre i dubbi sulla correttezza dei dati raccolti anche il fatto che il 25 giugno le firme sono cresciute vertiginosamente nel giro di un paio d'ore, passando dalle 365.483 sottoscrizioni delle 9:21 alle oltre 2,4 milioni raggiunte alle 11:01. Un portavoce della Commissione per le Petizioni ha negato qualsiasi hackeraggio assicurando che "non c'è stata alcuna violazione o manipolazione dei dati", confermando però che "esistono firme fraudolente" che verranno rimosse.

Nella chatroom di 4Chan, alcuni hacker invece si sono vantati di essere tra gli autori di quello che definiscono essere uno "scherzo", che però fa davvero poco ridere i Remain visto che "l'aggiunta di firme fraudolente alla petizione mina la causa che intenderebbero sostenere" come sottolinea Helen Jones, che presiede la Commissione per le Petizioni, che sta indagando sulle accuse di frode. Se queste venissero confermate, non solo la sicurezza informatica del governo subirebbe un duro colpo ma rischierebbe di deligittimare questa come tutte le petizioni passate e future.

Fatto sta che "il vedere uomini e donne istruite che cercano di ribaltare un referendum nazionale con una petizione online è patetico oltre ogni immaginazione" come commenta Chris Snowdon dell'Institute for Economic Affairs, sottolineando infine: "Dopo aver perso il referendum, il loro disprezzo per la democrazia e i cittadini è diventato spaventosamente esplicito. E' stato fatto ogni tentativo per trovare un modo per calpestare la volontà del popolo".

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