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Da Wall Street a Piazza Affari, il crollo. Recessione globale è vicina

Il timore che una recessione globale sia "pericolosamente vicina" come afferma in un report la banca d'affari americana Morgan Stanley ha fatto chiudere in "profondo rosso" tutti i mercati, da Wall Street a Piazza Affari, che si aggiudica la maglia nera di questo giovedì di paura.

Il timore che una recessione globale sia "pericolosamente vicina" come afferma in un report la banca d'affari americana Morgan Stanley, che ha tagliato le previsioni sulla ripresa globale per il biennio 2011 e 2012 riducendo la stima sulla crescita del PIL globale dal 4,2 al 3,9% per il 2011 e dal 4,5 al 3,8% per il 2012, ha innescato questa ennesima giornata nera per le Borse di tutto il mondo. Prima l'Asia, poi Wall Street (che chiude perdendo oltre il 4%) che ha portato a fondo anche le Borse del Vecchio Continente, facendo chiudere Piazza Affari a meno 6,15%, la peggiore performance in Europa. Malissimo anche Francoforte, Parigi e Londra, che rispettivamente hanno ceduto il 5,82%, il 5,48% e il 4,49%. A far andare a picco le Borse da una parte la proposta della Tobin Tax, cioè la tassa sulle transazioni finanziarie auspicata da Angela Merkel e Nicolas Sarkozy proprio quando i mercati sembravano essersi riassestati, mentre dall'altra la notizia che la Fed (Federal Reserve, banca centrale degli Stati Uniti), in particolare quella di New York, starebbe monitorando le filiali USA delle banche europee. A lanciare l'indiscrezione il Wall Street Journal, che spiega che la Fed starebbe verificando la loro capacità di finanziamento, per capire se tali banche hanno risorse adeguate, anche a breve termine, necessarie per le operazioni giornaliere. In particolare, secondo il Wall Street Journal, la Fed vorrebbe comprendere se queste banche europee sono in grado di accedere a fondi in dollari. Il venire a sapere, poi, che una banca europea è stata "costretta" a chiedere alla BCE un prestito da 500 milioni di dollari che dovrà restituire tra una settimana con un tasso molto più alto di quelli praticati sul mercato interbancario (cioèl'1,1%), potrebbe aver contribuito al giovedì nero delle Borse. L'ipotesi, plausibile, è che infatti a tale istituto europeo (di cui non è stato reso noto il nome) non sarebbe riuscito a finanziarsi da nessun altra parte, altrimenti non avrebbe mai accettato un tasso d'interesse così alto. Dopo il report di Morgan Stanley sia il presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, che quello degli Stati Uniti, Barack Obama, cercano di rassicurare il mercato. "Non prevediamo una crescita negativa dell'economia, non prevediamo una recessione in Europa" afferma Van Rompuy, "non credo che ci sia il rischio di una nuova recessione" spiega alla CBS Obama, ma le Borse non danno a nessuno dei due alcun tipo di fiducia. La Morgan Stanley fa anche una parentesi sull'Italia, avvertendo che il Bel Paese si dovrà preparare ad una nuova fase recessiva, sottolineando che le misure adottate dal governo, con le manovre correttive, per cercare di raggiungere il pareggio di bilancio nel 2013 "innescheranno probabilmente una netta recessione l'anno prossimo (2012, ndr)".

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