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Birmania, chiusi i seggi. Aung San Suu Kyi forse presto libera

Si sono chiusi in Birmania i seggi delle prime elezioni dopo vent'anni, considerate da Obama e dal mondo occidentale "né libere né corrette". Forse Aung San Suu Kyi, leader della Lega Nazionale per la democrazia, sarà liberata dopo la fine delle elezioni.

Si sono chiusi in Birmania i seggi delle prime elezioni dopo vent'anni, considerate "né libere né giuste" per il Presidente USA Barack Obama ma anche da tutto il mondo occidentale, vista anche la non liberazione (e quindi l'impossibilità a candidarsi) di Aung San Suu Kyi, Premio Nobel per la Pace agli arresti domiciliari.
E un'altro Premio Nobel per la Pace, libero però di parlare e soprattutto di agire, dall'India ricorda che "in alcuni Paesi il futuro della democrazia è ancora molto a rischio". Obama infatti da Mumbai rinnova il suo appello alle autorità birmane "a liberare immediatamente e senza condizioni Aung San Suu Kyi e tutti i prigionieri politici" specificando che "gli Stati Uniti continueranno ad applicare una strategia della pressione e del dialogo in stretto accordo con le condizioni sul terreno in Birmania e le azioni delle autorità birmane". Barack Obama sottolinea poi che "da troppo a lungo, il popolo della Birmania si vede rifiutare il diritto di decidere il suo destino". Le elezioni in Birmania sembrano infatti ai più come una falsa apertura democratica, anche perche le due liste sono entrambe vicine al regime in carica. Infatti non è stato permesso alla Lega Nazionale per la democrazia, il principale partito dell'opposizione disciolto dal governo, di partecipare alle elezioni. Aung San Suu Kyi, leader del movimento, sembra che sarà liberata dagli arresti domiciliari dopo la fine delle elezioni.

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