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Bhopal: dopo 25 anni una sentenza senza giustizia

Dopo 25 anni di attesa è arrivato il verdetto sul disastro di Bhopal. Ma non c'è stata giustizia. Due anni di carcere e 9.000 euro di ammenda per uno dei più grandi disastri mai provocati dall'uomo.

Sentenza iniqua, vergognosa e ridicola per gli attivisti indiani che aspettavano giustizia e per tutto il mondo: dopo 25 anni, il disastro di Bhopal non ha trovato giustizia.
Il disastro di Bhopal nello stato indiano del Madhya Pradesh è insieme a Chernobil (e oggi alla marea nera della BP) uno dei più grandi disastri mai provocati dall'uomo, eufemisticamente chiamati "disastri industriali".
Il verdetto, arrivato in salomonico ritardo, è stato sentenziato dal giudice Mohan Tiwari dopo aver sentito le testimonianze di centinaia di persone e analizzato oltre 3.000 documenti.
Nella notte tra il 2 e il 3 dicembre 1984 esplodeva a Bhopal lo stabilimento della Union Carbide (gigante della chimica americano, ora della Dow Chemical) rilasciando nell'atmosfera in forma gassosa 40 tonnellate di isocianato di metile (MIC). L'isocianato di metile, liquido altamente infiammabile e mortale per tutti gli esseri viventi, viene impiegato nella produzione di pesticidi.
Il gas uccide sul colpo migliaia di persone e in pochi giorni oltre 10.000 (come dichiara il governo indiano) o oltre 25.000 come denuncia Amnesty International.
Per migliaia d'anni la terra e l'acqua e l'aria (grazie alle polveri in sospensione) saranno avvelenate causando patologie mortali alla popolazione (circa mezzo milione di abitanti).
Ebbene il bilancio della giustizia indiana è il seguente: due anni di carcere a otto dirigenti della Union Carbide e una ammenda di 500.000 rupie (all'incirca 9.000 euro).
Il maggior imputato, il presidente della Union Carbide dell'epoca Warren Anderson, è ancora negli USA che non concedono l'estradizione al governo indiano, per la prima volta richiesta nel 2003.
C'è una grande tensione a Bhopal tanto che l'amministrazione distrettuale ha vietato le proteste, e l'uso di altoparlanti fuori dal tribunale.

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