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Pirini: Beppe Grillo e Casaleggio con M5S "non condividono molto"

Dopo "l'attacco" di Beppe Grillo a Federica Salsi rea di essere andata in televisione, anche un'altra consigliera comunale del MoVimento 5 Stelle, Raffella Pirini, dice la sua, stavolta in radio, e ammette: Beppe Grillo e Casaleggio Associati "con noi non condividono molto".

Il malcontento nel MoVimento 5 Stelle cresce. Se da una parte comuncia ad accendersi il dibattito, e la polemica, sulle modalità decise da Beppe Grillo, che si è anche "autonominato" capo politico del M5S , riguardo le modalità di candidatura alle prossime elezioni politiche, dall'altra pare continuare ad aprirsi quella frattura originatasi all'interno del MoVimento 5 Stelle sulla problematica della democrazia interna. Dopo l'espulsione di Valentino Tavolazzi, Beppe Grillo ha gelato i rapporti con Giovanni Favia a causa di un fuori onda dove il consigliere regionale dell'Emilia Romagna si era permesso di esternare i suoi dubbi sulla gestione Casaleggio Associati nel MoVimento 5 Stelle. Ora, il capo politico dei grillini "brucia" in un post anche il consigliere comunale di Bologna Federica Salsi rea di aver partecipato a Ballarò perché la televisione rischierebbe di far diminuire il consenso degli elettori verso il MoVimento 5 Stelle. Federica Salsi replica affermando che Beppe Grillo sarebbe "vittima della cultura berlusconiana di questi anni" perché "un maschilista come altri", soprattutto dopo la battuta "sul punto G (quello che ti dà l'orgasmo nei salotti dei talk show)" del suo capo politico, che non pare aver fatto ridere proprio tutti.

In difesa di Federica Salsi arriva anche la consigliera comunale del M5S di Forlì Raffaella Pirini che ammette di "non condividere" il fatto che Beppe Grillo non voglia vedere i suoi politici in televisione, anche perché, spiega a Radio 24: "Se non impariamo a misurarci con queste modalità poi rimaniamo tagliati fuori da una fetta grossa della popolazione". Raffaella Pirini sottolinea quindi di sperare che "Beppe Grillo abbia ben chiaro che noi siamo diversi non solo perché siamo sulla Rete ma perché portiamo avanti dei principi che la gente chiede di portare avanti da decenni" ammettendo che la frase del suo capo politico sul punto G non le è "assolutamente piaciuta". "Non ho nessun problema a dirlo in pubblico perché penso che sarebbe un'offesa per il genere umano pensare che quella sia una battura di buon gusto - continua la Pirini - Il fatto che l'abbia rivolta contro una delle sue consigliere, tra l'altro persona in gamba, battagliera, e che continuerà a portare avanti con coscienza i principi del MoVimento, è ancora peggiore".

"Il MoVimento non è solo fatto dalle esternazioni di Beppe Grillo - ricorda quindi la consigliera del M5S - per cui questa cosa è veramente di cattivo gusto, se aveva da dissentire, come tanto sapevamo già che aveva, poteva farlo in termini molto più educati". Raffaella Pirini non è una donna con troppi peli sulla lingua e, spiegando ai conduttori di Radio 24 il ruolo che Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio svolgono nel MoVimento 5 Stelle, ammette che "con noi non condividono molto". Facendo un paragone con una frase scritta dal suo capo politico sul suo blog, la Pirini quindi spiega: "Come difetti di Antonio Di Pietro (Beppe Grillo, ndr) trova che non ascolta nessuno, ma il fatto che lui ascolti solo Casaleggio non è molto piacevole per noi". La consigliera comunale del MoVimento 5 Stelle ammette di aver incontrato Gianroberto Casaleggio "solo una volta" ma tanto le è bastato per darle l'impressione che fosse "un pesce fuor d'acqua in mezzo alle nostre facce", ammettendo: "Non so se decide tutta la strategia però alcune cose può essere - e lancia una stoccata - Poi io dico, se sei un guru del web potresti fare anche un sito che funziona meglio".

E se Federica Salsi ha spiegato che con Beppe Grillo "non c'è la possibilità di un confronto alla pari quando l'altro pensa di essere dieci gradini sopra", rivelando che stando alla sua esperienza "la selezione di chi viene candidato solitamente è fatta in modo chiuso, quindi prevalgono le dinamiche amicali" e che nel MoVimento 5 Stelle "non ci sono meccanismi in cui si scelgono i migliori nella società. Entrano in gioco rapporti personali e non ci sono primarie aperte", Raffaella Pirini critica il modo in cui il suo capo politico "comunica con i propri attivisti". "Il post scriptum - spiega la consigliera comunale di Forlì sempre a Radio 24 - è l'importanza che dà alle persone che vengono eliminate, in un post che parla di tutt'altro", rivelando che "una volta", pare nel corso delle elezioni di Comacchio, Raffella Pirini chiese espressamente a Beppe Grillo se aveva intenzione di cacciarla dal MoVimento 5 Stelle "visto che avevo espresso alcuni miei dubbi e mie perplessità", aggiunge. Beppe Grillo "mi ha detto che avrebbe potuto farlo quindi sto ancora aspettando. Non è che sono immune, sicuramente" conclude Raffaella Pirini.

Raffaella Pirini, in effetti, non è la prima volta che ha il coraggio di esprimere pubblicamente i suoi dubbi su alcune dinamiche all'interno del MoVimento 5 Stelle, tanto che Bologna Forlì posta su Youtube una intervista della consigliera comunale, pubblicata solo l'8 settembre scorso ma rilasciata prima del fuorionda di Giovanni Favia. Qui di seguito proponiamo la sbobinatura dell'intervista rilasciata da Raffaella Pirini a Bologna Forli:

"Diciamo che il MoVimento 5 Stelle sta cercando di far di tutto per suicidarsi, sinceramente. Perché nel momento in cui siamo in piena corsa verso le politiche comincia un attacco dal blog (di Beppe Grillo, ndr) verso l'Emilia Romagna che è forse il più grosso bacino di voti e dove ci sono personaggi che lavorano, si trovano bene tra loro. C'è un bel gruppo in Emilia Romagna, pur con tutte le difficoltà che ci possono essere. Quindi penso che il MoVimento 5 Stelle non rappresenti un gran problema (per gli altri partiti, ndr) perché sta già facendo quello che può per eliminarsi spontaneamente. Per esempio il primo attacco, quello gravissimo, ad Andrea Defranceschi è stato un attacco alla persona. E' stato il capo che si rivolta contro i suoi, chiamiamoli così, il generale che spara ai soldati a freddo, senza capire perché e senza il contatto umano. Un atteggiamento di questo tipo da parte di Beppe Grillo e/o di Casaleggio, non sappiamo esattamente, è quello che ha fatto più male a molti di noi. Quale sia il ruolo di Casaleggio non lo so, so che l'unica cosa che abbiamo potuto così, forse, mettere in fila è stato che il cambio di atteggiamento c'è stato dopo che era stato dato spazio a Giovanni Favia su Il Fatto online, risalendo dopo a posteriori. Ma non sappiamo se effettivamente questo sia influente oppure no. Se è stata solo una coincidenza o meno. Comunque fino a quel momento lì, tutto bene. Da quel momento lì in avanti ci son stati problemi. I primi problemi, che sono diventati un attacco diretto alla persona con Defranceschi".

L'intervista a questo punto si interrompe, e poi prosegue: "A proposito appunto di regole che vengono prese da qualcuno e anche modificate, una delle più eclatanti è quella sul limite dei due mandati o dei 10 anni. Nel senso che la prima regola che ci era stata comunicata, e che è giusta, è che non si fanno più di due mandati o comunque di 10 anni. Dopodiché, invece, la questione è cambiata ed è saltato fuori quel comunicato politico in cui si diceva che non erano più due mandati interi, e quindi 10 anni, ma un mandato si intendeva consumato anche se era stato commissariato. Quindi se uno faceva un anno di consiglio comunale, o sei mesi, valeva come se fosse stato 5 anni, e questo sembrava tagliato proprio su una persona, perché in Emilia Romagna abbiamo una persona che ha avuto una condizione di questo tipo e quindi questo gli avrebbe comunque precluso la possibilità di partecipare ancora alla vita politica o di andare anche alle politiche. E quindi questo cambio di regola non è stato certo voluto dalla Rete, ma è stata imposta. Poi magari la Rete ha plaudito questa cosa, dimenticandosi magari tutto quanto detto negli anni precedenti, però ogni tanto succedono queste cose".
Dopo una domanda del giornalista, Raffaella Pirini rivela che il politico del MoVimento 5 Stelle maggiormente penalizzato da questa "nuova" regola dei due mandati anche se interrotti è proprio Giovanni Favia.

L'intervista prosegue poi in auto, con Raffaella Pirini che continua il discorso: "Sempre a proposito di regole, sempre per chi può partecipare o meno alle elezioni, io sono stata chiamata da Beppe Grillo insieme ad altri due consiglieri, Matteo Olivieri e Giovanni Favia, per sapere se eravamo disponibili a partecipare alle Regionali. In quel momento tutti e tre eravamo consiglieri comunali. Quindi il cambio di regola è stato deciso non dalla base, perché lì in quel momento non era la base che decideva 'secondo me la Raffaella Pirini è quella che è migliore'. Beppe Grillo aveva individuato in me, e in altri due consiglieri, quelli che erano più giusti per il ruolo. E questo, quindi, non era stato deciso dalla base. Dopodiché noi in Emilia Romagna abbiamo deciso di fare un lavoro più democratico, e cercare di capire se effettivamente il consigliere che avevamo in mente era il migliore per tutto il gruppo, e la cosa che noi vorremmo far un attimo notare è che quello che vale adesso, e cioè che il consigliere non deve lasciare il proprio incarico per un'altra competizione elettorale, in quel momento non valeva assolutamente. Ci sta tutto che uno cambi anche idea, che si renda conto che la prima decisione è una decisione non corretta, ma secondo me questa è una cosa che deve essere spiegata, sulla quale si deve discutere, si deve parlare con i diretti interessati e di non farli passare come degli attivisti (forse ora sarebbero etichettati come "dissidenti", ndr) se rimangono spiazzati dal cambio di regola - e prosegue - Allora il concetto che sta passando adesso non era assolutamente previsto, né che un mandato volesse dire anche essere stato commissariato, perché ha quasi un po' da presa in giro, perché se uno sta sei mesi a fare il consigliere comunale non è certo come fare 5 anni, penso che ci si possano arrivar tranquillamente tutti, e nemmeno che non potesse ricoprire un'altra carica. Eravamo stati eletti per fare i consiglieri comunali, doveva comunque venire a pescare uno di noi o comunque si doveva andare fra quelli che non erano entrati. Ma chi meglio di un eletto, che ha mostrato già delle competenze può dare una sorta di garanzia? E' quello che noi cerchiamo. Il consigliere comunale, regionale o il parlamentare deve essere comunque una persona che ha già dato un minimo di prova di attività, di correttezza e di capacità. Vogliamo essere un gruppo meritocratico, nel momento in cui il merito lo si vede sul campo poi non si capisce perché debba essere disconosciuto o di essere tacciato di arrivismo".

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