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Beppe Grillo: simbolo farlocco M5S. Le regole per la presentazione

Il MoVimento 5 Stelle presenta il contrassegno in Viminale per le elezioni 2013 ma prima di loro appare un "simbolo farlocco" come lo chiama Beppe Grillo. Chi c'è dietro, e soprattutto rischia di far escludere il M5S dalla tornata elettorale? Ecco le regole per la presentazione del contrassegno, e cosa potrebbe accedere.

Con Beppe Grillo davanti al Viminale, il contrassegno del MoVimento 5 Stelle è stato presentato per le elezioni politiche 2013. Gli attivisti del MoVimento 5 Stelle, come degli altri partiti, piantonano da giorni la piazza antistante il Ministero dell'Interno, non solo per aggiudicarsi il posto migliore nella bacheca dei contrassegni ma anche per evitare che qualcun'altro scippi loro il simbolo. Come pare sia stato fatto, anche se la questione naturalmente non è ancora chiusa. Beppe Grillo posta infatti sul suo blog una foto, e sotto la didascalia: "Il primo in alto a sinistra è il simbolo farlocco del M5S che qualcuno ha presentato prima di noi. Come è possibile? Chi c'è dietro?". Come riporta La Repubblica, i primi a varcare il cancello del Viminale per depositare il proprio contrassegno per le elezioni 2013 sono stati i rappresentati del Movimento associativo italiano all'estero (Maie). In un commento sul blog di Beppe Grillo si legge infatti: "Gli attivisti del M5S, presenti fuori il Viminale, erano quarti, il primo era un'esponente degli italiani all'estero, i secondi dei ragazzi del movimento dei pirati che, intervistati da Mandala, hanno dichiarato di voler depositare 3 simboli e la terza una signora del M.S.I.".

Il problema, però, è che il secondo e il terzo simbolo che appaiono nella bacheca dei contrassegni sono quelli che di norma vengono considerate "liste civetta", cioè ideate apposta per confondere le idee. Dopo il simbolo del Movimento associativo italiano all'estero appare infatti un simbolo praticamente uguale a quello del MoVimento 5 Stelle, senza però la scritta sottostante beppegrillo.it. Le uniche differenze risiedono in un font leggermente diverso della scritta Movimento (con tanto di V rossa) e il colore delle 5 stelle di un giallo un più scuro. Il terzo contrassegno, invece, sembra essere il simbolo di Rivoluzione Civile di Ingroia, con tanto di disegno stilizzato del quadro del Quarto Stato, ma senza il nome del magistrato. Non è infatti il simbolo di Rivoluzione Civile, ma anche questa quella che pare proprio essere una lista civetta. Beppe Grillo, alla notizia del "simbolo farlocco", commenta con i giornalisti: "E' una vergogna. Questo non è un Paese normale. Qui si calpestano i più elementari diritti delle persone a consociarsi e ad andare in competizione. Ora non so con gli avvocati cosa dicono - e azzarda - Tolgono voti a noi, perché magari qualche partito gli ha messi lì perché poi gli ha promesso qualche cosa dopo". E' ovvio che il MoVimento 5 Stelle farà ricorso per cercare di togliere il "simbolo farlocco", ma il fatto che Beppe Grillo sia proprietario del marchio di una "figura di un cerchio al cui interno sono disposte cinque stelle e la parola 'movimento' con 'v' in carattere di fantasia (marchio figurativo)" senza "rivedicazione di colore", come cita l'Ufficio Marchi e Brevetti Italiano, potrebbe non bastare.

Nella guida diffusa online dal Viminale sulle "Istruzioni per la presentazione e l'ammissione delle candidature" si legge infatti "il divieto di utilizzare contrassegni identici o confondibili: - con contrassegni presentati in precedenza, - con contrassegni che riproducono simboli utilizzati tradizionalmente da altri partiti, - con contrassegni che riproducono simboli, elementi o diciture, o solo alcuni di essi, utilizzati tradizionalmente da partiti presenti in Parlamento". Il problema, però, è che quello di Beppe Grillo non è un partito ma un movimento (come oltretutto ha più volte tenuto a precisare), e sempre nella guida si specifica: "Ai partiti che non abbiano un simbolo tradizionale e ai gruppi politici, è fatto assoluto divieto di presentare contrassegni identici o confondibili con quelli che riproducono simboli utilizzati tradizionalmente da altri partiti, ovvero che riproducono simboli, elementi e diciture, o solo alcuni di essi, o elementi caratterizzanti simboli che, per essere usati tradizionalmente da partiti presenti in Parlamento, possono trarre in errore l'elettore - ma precisa - Per quanto concerne i contrassegni non tradizionali – ferma restando la necessità che non siano confondibili con quelli tradizionalmente usati da partiti presenti in Parlamento – la priorità nella presentazione dei contrassegni presso il Ministero dell'Interno costituisce titolo; quindi sarà rivolto invito a sostituire – e, in caso di mancata sostituzione, saranno ricusati – i contrassegni che risulteranno identici o confondibili con quelli presentati in precedenza".

In altre parole, il simbolo del MoVimento 5 Stelle potrebbe essere valutato come "contrassegno non tradizionale" e rischiare di venir addirittura escluso dalla competizione elettorale. D'altra parte, Beppe Grillo, oltre a far valere la detenzione del marchio, potrebbe evidenziare nel ricorso che per il suo simbolo del MoVimento 5 Stelle non rappresenta un esordio, essendo già comparso nelle liste civiche comunali e provinciali che hanno concorso in passato a livello locale.

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