le notizie che fanno testo, dal 2010

Beppe Grillo: se passa riforma dei partiti, M5S non si ricandida

Il PD è da tempo che parla della necessità di una riforma dei partiti. In campagna elettorale Pier Luigi Bersani aveva chiesto a Beppe Grillo se il capo politico del M5S fosse intenzionato a "fare una legge per riformare i partiti". Ora che il PD presenta un ddl, Beppe Grillo risponde chiarendo che "Il MoVimento 5 Stelle non è un partito, non intende diventarlo" e che se la legge venisse approvata "il M5S NON si presenterà alle prossime elezioni".

Il disegno di legge presentato dal PD "in materia di democrazia interna e trasparenza dei partiti politici" non è una proposta anti-movimenti, come è stata presentata da alcuni media. "L'interpretazione secondo la quale il Pd avrebbe presentato la legge di attuazione dell'articolo 49 della Costituzione sui partiti per bloccare e andare contro i 'movimenti' è una forzatura deformante, che finisce per diventare una operazione di disinformazione" chiarisce infatti anche il Partito Democratico in una nota, specificando che "non si tratta di norme per chiudere la partecipazione. Al contrario, la legge serve per garantire la trasparenza della vita interna dei partiti e la stessa partecipazione". Il PD ricorda quindi come abbia "lanciato da tempo l'idea che per il rinnovamento della politica sia necessario applicare l'articolo 49 della Costituzione", ed infatti anche in campagna elettorale Pier Luigi Bersani aveva chiesto espressamente a Beppe Grillo, senza mai ottenere dal capo politico del MoVimento 5 Stelle una risposta, se fosse intenzionato a "fare una legge per riformare i partiti" affinché fosse chiaro "com'è la trasparenza e la partecipazione, come si eleggono gli organismi dirigenti, com'è il codice etico per le candidature".

Ora Beppe Grillo risponde, chiarendo dal suo blog che "Il MoVimento 5 Stelle non è un partito, non intende diventarlo e non può essere costretto a farlo. Se la legge anti MoVimento di Anna Finocchiaro e Luigi Zanda del pdmenoelle sarà approvata in Parlamento il M5S NON si presenterà alle prossime elezioni. - aggiungendo anche - I partiti si prenderanno davanti al Paese la responsabilità di lasciare milioni di cittadini senza alcuna rappresentanza e le conseguenze sociali di quello che comporterà".

Il disegno di legge, a firma Finocchiaro e Zanda, prevede che i partiti politici diventino "associazioni riconosciute dotate di personalità giuridica" con dei "contenuti minimi dello statuto, alcuni princìpi generali, ai quali dovranno attenersi tutti i partiti che intendono concorrere alla determinazione della vita politica". Il ddl chiarisce quindi che "il mancato acquisto della personalità giuridica" non impedirà a una semplice associazione o movimento di fare politica, ma "precluderà l'accesso al finanziamento pubblico e la partecipazione alle competizioni elettorali".

Nella nuova disciplina (se diverrà legge), viene previsto quindi che "gli statuti dei partiti politici devono indicare quali sono gli organismi dirigenti, le loro competenze e le modalità della loro elezione e la durata degli incarichi, che sono conferiti a tempo determinato; quali sono le procedure richieste per l'approvazione degli atti che impegnano il partito, ovvero in che modo sono assunte le decisioni che caratterizzano la vita di un partito: le alleanze elettorali, la scelta di uno schieramento e così via. Lo statuto deve disciplinare i rapporti con le articolazioni territoriali e i casi in cui procedere nei loro confronti con atto di imperio (scioglimento, commissariamento e così via). Lo scopo è di assicurare che tutte le deliberazioni siano assunte, nella trasparenza, con la più ampia partecipazione degli iscritti"

Nel ddl viene proposto quindi il fatto che gli statuti dei partiti politici "devono disciplinare la ripartizione delle risorse finanziarie tra gli organi centrali del partito e quelli territoriali" nonché "regolare le modalità con le quali gli iscritti partecipano alle votazioni, assicurando, quando è prevista, l'effettiva segretezza del voto". Inoltre, se la legge passasse, i partiti politici dovranno "prevedere l'istituzione di un'anagrafe degli iscritti, la cui consultazione deve essere sempre nella disponibilità di ogni iscritto, naturalmente nel rispetto della normativa vigente sulla privacy". Il ddl presentato dal PD prevede inoltre che "il controllo del rendiconto è affidato alla Corte dei conti", stabilendo persino che "adeguate forme di pubblicità della vita interna e dell'organizzazione dei partiti dovranno essere assicurate anche prevedendo la realizzazione di un sito internet del partito nel rispetto di princìpi analoghi a quelli previsti per i siti internet delle pubbliche amministrazioni (accessibilità, completezza, affidabilità, semplicità, qualità, omogeneità e interoperabilità)".

Infine, "il disegno di legge prevede di fissare negli statuti un limite massimo di mandati, sia elettorali sia relativi ad incarichi interni al partito. Ciascun partito politico dovrà comunque indicare le procedure per modificare il proprio statuto, il simbolo e la denominazione del partito stesso. Lo statuto, la denominazione, il simbolo e le loro successive modificazioni sono pubblicati nella Gazzetta Ufficiale. Una volta acquisita la personalità giuridica, la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale è condizione necessaria per poter partecipare alle competizioni elettorali e referendarie e per poter accedere ai rimborsi per le spese elettorali in favore dei partiti".

Ma perché Beppe Grillo è così contrario ad una riforma dei partiti? D'altronde, la Costituzione è chiara: all'articolo 49 viene infatti sancito che "Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale". Attualmente il MoVimento 5 Stelle è invece una non Associazione con un non Statuto ma anche una Associazione con uno Statuto e un presidente, che è Beppe Grillo, "costituita in una notte" per potersi candidare alle elezioni, come dice il capo politico del M5S a La Stampa. Se il ddl del PD diventasse legge, il MoVimento 5 Stelle dovrebbe pensare ad una importante riforma interna, che a quanto sembra il proprietario del simbolo, Beppe Grillo, non è intenzionato a portare avanti, come dichiara dal suo blog privato e non del partito, anzi del movimento.

• DALLA PRIMAPAGINA:

• POTREBBE INTERESSARTI:

• LE ALTRE NOTIZIE: