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Beppe Grillo scende in campo: capo politico M5S. Candidato premier?

Anche se il MoVimento 5 Stelle pensa che Beppe Grillo sia solo un "megafono" al loro servizio, Beppe Grillo dal suo blog nel "Comunicato politico numero cinquantatre" si autoproclama "capo politico" del M5S, che "in linguaggio non tecnico, significa candidato premier", come riflette anche Giovanni Favia.

Non sono state scrutinate ancora tutte le sezioni siciliane, che ieri arriva quella che sembra essere una "velina" dal MoVimento 5 Stelle di Milano, indirizzata alle redazioni dei giornali. La email ha per oggetto l'eloquente "GLOSSARIO A 5 STELLE" (i maiuscoli sono nell'originale, ndr), ed ha la finalità di informare i giornalisti che "è necessario che il VOCABOLARIO di riferimento usato dai media sia coerente e corretto" quando si parla del MoVimento 5 Stelle. In altre parole, il MoVimento 5 Stelle di Milano comunica le parole corrette che la stampa dovrebbe utilizzare quando ha intenzione di parlare o scrivere del loro "non partito", tanto che il Sole24Ore.com non manca di sottolineare come i toni della nota sembrino "vagamente intimidatori".

Il MoVimento 5 Stelle di Milano, che sembra parlare a nome di tutto il M5S visto, tra l'altro, che "uno vale uno", afferma infatti che "è indispensabile che tutti voi giornalisti, redattori, caporedattori e direttori poniate la massima attenzione ad EVITARE PAROLE CHE NON APPARTENGONO ALLA REALTA' DEL MOVIMENTO". Questa "massima attenzione" che la stampa dovrebbe avere nei confronti del MoVimento 5 Stelle, nonostante sia proprio Beppe Grillo a lamentarsi di giornalisti "schiavi" e "Grandi Trombettieri del Sistema" tanto da arrivare ad esternare un bell'"Hip, hip, hurrà!" sulla possibile chiusura di una 70ina di giornali, sarebbe dovuta per il fatto che il M5S propone un "enorme cambiamento", sempre naturalmente a loro dire. Quel che sembra, finora, è che questo "cambiamento" pare debba coinvolgere anche il linguaggio dei giornalisti, forse dimenticando che "la libertà giornalistica comprende anche il possibile ricorso ad una certa dose di esagerazione, se non di provocazione", come sentenzia la Corte dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo.

E siccome, si legge nella lettera che insegna il "GLOSSARIO A 5 STELLE", "sempre più spesso da oggi in poi" i giornalisti e i media tratteranno "argomenti relativi al MoVimento 5 Stelle", lo stesso comunica che è bene che si sappia che "parole come PARTITO E LEADER sono pertinenti alla politica tradizionale, quindi ALTRO da noi" e questo perché, prosegue la email, "sono parole incompatibili e fuorvianti rispetto alla nostra realtà di partecipazione e condivisione". Sempre la Corte di Strasburgo ricorda però che "per quanto riguarda i limiti della critica ammissibile, essi sono più ampi nei confronti di un politico, che agisce in qualità di personaggio pubblico, che nei confronti di un semplice privato. Il politico si espone inevitabilmente e consciamente ad un controllo attento dei suoi fatti e dei suoi gesti, sia da parte dei giornalisti che da parte della massa dei cittadini, e deve mostrare una maggiore tolleranza, soprattutto quando rilascia pubbliche dichiarazioni che possono dare adito a critiche. Egli ha certamente diritto di vedere tutelata la sua reputazione, anche al di fuori dell'ambito della sua vita privata, ma gli imperativi di tale tutela devono essere controbilanciati dagli interessi della libera discussione sulle questioni politiche", sempre se non si vuole scomodare il troppo spesso dimenticato articolo 21 della Costituzione italiana, che sancisce come "la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure". Neanche di sinonimi.

Il MoVimento 5 Stelle di Milano, infatti, contesta al Sole24Ore.com il titolo "In Sicilia (...) il M5S è primo partito", anche se come rammenta lo stesso quotidiano, "secondo il Vocabolario della lingua italiana Zingarelli, movimento è termine usato come sinonimo di partito: («...Denominazione di alcuni partiti politici. Esempio: Movimento sociale italiano»...)". Francesco Maria Del Vigo de Il Giornale riflette in merito: "Una richiesta di rettifica ai colleghi del Sole (...) Che è un po' come colpirne uno per educarne cento. Il messaggio è solo per il quotidiano di Confindustria, ma i grillini lo hanno spedito a tutti. Giusto per far capire che, da ora in poi, bacchetteranno quotidianamente tutte le testate. Sarebbe questa la democrazia diretta dei grillini?".

Ma non solo. Siccome il M5S conta sulla "collaborazione" dei giornalisti, dei redattori, dei caporedattori e dei direttori (i blogger finora ne sembrano esentati) affinchè siano loro "i primi a proporre il NUOVO GLOSSARIO (chissà se qualcuno avrà pensato alla neo lingua di George Orwell, ndr) adatto alla portata del cambiamento che il M5S propone", comunica che "la parola GRILLINI è scorretta e anche un po' offensiva, in quanto riduttiva e verticistica" e questo perché Beppe Grillo è solo, scrivono ancora: "Il megafono al nostro servizio e non il nostro leader".

In realtà, Beppe Grillo è il "capo politico" del MoVimento 5 Stelle, come rivela lui stesso nel "Comunicato politico numero cinquantatre", pubblicato poche ore dopo la diffusione della email dell'M5S di Milano indirizzata ai giornalisti.

Beppe Grillo è anche il proprietario del marchio "MoVimento 5 Stelle", e probabilmente qualcuno potrebbe non comprendere perché gli "attivisti" (questo nel nuovo glossario 5 Stelle è il termine corretto che i giornalisti devono utilizzare) si debbano sentire "offesi" nel sentirsi chiamare "grillini" visto che nello stesso marchio c'è anche la scritta "beppegrillo.it", nel "Non Statuto" si precisa che il MoVimento 5 Stelle (...) "trae origine e trova il suo epicentro nel blog www.beppegrillo.it" e Beppe Grillo "scende in campo" autoproclamandosi loro "capo politico". Anche Il Popolo della libertà, per esempio, è ora costretto a cambiare nome perché i media da sempre hanno "usato l'acronimo Pdl che non comunica nessuna emozione" come ha spiegato lo stesso Silvio Berlusconi pochi giorni fa. Qualcuno, addirittura chiama il Popolo della libertà al femminile, e cioè "la Pdl", eppure Berlusconi non si è mai sognato di inviare una email alle redazioni dei giornali per informarli che si sarebbe sentito "offeso", e con lui tutto il suo partito, per l'utilizzo dell'acronimo, anche al femminile.

Infine, anche se Beppe Grillo scrive nel suo "Comunicato politico numero cinquantatre" che "chi entrerà in Parlamento (...) sarà Cittadino del MoVimento 5 Stelle" perché "il leader sarà il MoVimento, il leader vero", qualcuno forse ricorderà che tra "le norme per le elezioni politiche" redatto dalla Camera dei Deputati, si specifica che "contestualmente al deposito del contrassegno, i partiti o gruppi politici organizzati che si candidano a governare devono depositare il programma elettorale, nel quale dichiarano il nome e cognome della persona da loro indicata come capo della forza politica".

Per adesso, quel che sembra di capire è che "il nome e cognome della persona" che il MoVimento 5 Stelle dovrà indicare "come capo della forza politica" è proprio quello Beppe Grillo. Infatti, nella nota sul suo blog si precisa sottilmente: "A fini organizzativi ed operativi, è stata acquisita la disponibilità di un gruppo di iscritti al M5S a farsi carico degli adempimenti tecnico-burocratici (...). Essi rappresentano il gruppo politico organizzato che, riconoscendo come capo politico e suo rappresentante Beppe Grillo, depositerà il contrassegno quale segno distintivo delle liste dei candidati e del programma formati secondo le procedure in Rete del MoVimento 5 Stelle".

In altre parole, se si potesse utilizzare la terminologia dei "vecchi partiti", il MoVimento 5 Stelle sembra avere già come candidato premier Beppe Grillo, che non pare proprio essere stato eletto "DAL BASSO". Una ipotesi che sembra essere balzata nella mente anche di Giovanni Favia, consigliere regionale dell'Emilia Romagna, che su Facebook commenta: "Mi par di capire che, anche se solo formalmente, sarà lui il 'capo della coalizione' che in linguaggio non tecnico, significa candidato premier - specificando poco dopo - Grillo è il capo della coalizione e il capo della coalizione è di fatto il candidato premier. Però la legge non dice che il capo della coalizione deve essere candidato nelle liste per il Parlamento". Insomma, Beppe Grillo si potrebbe presentare come premier ma (anche perché non incensurato) non si candiderà. Un ragionamento pensato forse dopo aver intuito, magari discutendo con il co-fondatore del blog e del MoVimento 5 Stelle Gianroberto Casaleggio, che la maggioranza degli italiani (di cui nel 2003 l'80% erano analfabeti funzionali e oggi la stessa percentuale non raggiunge "il livello necessario per garantire il pieno inserimento nella società della conoscenza") in tal modo sarà magari convinta di votare per Beppe Grillo e non per gli "sconosciuti" attivisti del M5S, quelli sì scelti dal basso. Infatti, alle elezioni regionali in Sicilia il candidato Giancarlo Cancelleri è terzo mentre il simbolo del MoVimento 5 Stelle è primo. Un "escamotage" che secondo l'opinione di qualcuno andrebbe a snaturare di fatto il tanto richiamato "uno vale uno", visto che "uno" sembra valere più degli altri non sottoponendosi a nessuna "partecipazione e condivisione" e a nessun giudizio, nemmeno della tanto amata e usata Rete.

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