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Beppe Grillo, il Mali e la riconciliazione nazionale

Beppe Grillo, capo politico del MoVimento 5 Stelle, nel corso della tappa bolognese del suo Tsunami Tour avrebbe invitato al-Qaida a "bombardare" Roma (o meglio il Parlamento) al posto del Mali. Il Mali versa in una "crisi profonda" da cui si potrà uscire solo attraverso una "riconciliazione nazionale", come chiedono i Vescovi locali. Riconciliazione che servirebbe anche in Italia.

Beppe Grillo nel corso della tappa bolognese del suo Tsunami Tour, come riportano molti media, avrebbe invitato al-Qaida a "bombardare Roma", fornendo anche le coordinate della "ridente cittadina, un pò più a Sud di Bologna". Beppe Grillo, dal palco, avrebbe anche aggiunto: "Prima del 25 febbraio sennò finisce che ci prendiamo anche noi", visto che il vero bersaglio per il capo politico del MoVimento 5 Stelle sarebbe il Parlamento. La provocazione di Beppe Grillo nascerebbe dall'idea di fornire ad al-Qaida un obiettivo alternativo ad un eventuale attacco per rispondere alla missione franco-alleata in Mali. Su Facebook Beppe Grillo posta: "Ultim'ora di Repubblica: 'Grillo: Al Qaeda bombardi l'Italia'. Ma vi rendete conto di quello che scrivono i giornali? Aizzano le persone. Questo è il vero fascismo".

Sulla tragica situazione nel Mali Beppe Grillo si era già espresso nell'editoriale del 13-20 gennaio 2013, scrivendo: "In Mali è intervenuta la Francia con bombardamenti e truppe di terra. L'Italia si è subita messa a disposizione. Sull'attenti. Liberté. Egalité. Guerré. Concederemo le nostre basi logistiche senza condizioni. In Mali si parla francese, ma al contrario di quanto si pensa oltralpe, il Mali non è più francese. Lo è stato ai tempi delle colonie: la République du Mali. Oggi, il Mali è spezzato in due. Al nord tuareg e combattenti islamici, al sud il governo guidato da Dioncounda Traoré, presidente nominato dai militari responsabili del colpo di Stato del marzo del 2012. Quindi, da una parte dei fondamentalisti e dall'altra dei golpisti. In mezzo uranio, oro, fosfati non ancora sfruttati e una posizione geopolitica fondamentale. Cosa c'entra l'Italia e a che titolo si pronuncia Gargamella Bersani con 'I francesi sono intervenuti e non si può lasciare sola la Francia' . In Mali deve intervenire l'ONU per dividere le due fazioni, l'Italia ripudia la guerra. Compris Gargamellì?".

A riportare, ancora una volta, la "crisi profonda" in cui versa il Mali è l'Agenzia Fides, che ieri raccontava come "le operazioni delle forze francesi e maliane sono concentrate nell'area di Kidal. Le forze maliane non sono ancora entrate a Kidal ma sono in corso delle trattative per potere accedere alla città senza usare la forza. L'offensiva militare per liberare il nord del Mali ha però creato un nuovo flusso di sfollati interni nel sud e di rifugiati nei Paesi vicini". "Occorrono cibo, medicine, vestiti e alloggi per aiutare queste persone" spiega infatti all'Agenzia Fides don Edmond Dembele, Segretario Generale della Conferenza Episcopale del Mali, sottolineando: "La Chiesa fa quel che può. La Caritas è mobilitata a livello locale e nazionale, mentre nelle prossime settimane sono previste almeno due collette speciali a favore dei rifugiati". Ma soprattutto, quel che serve al Mali, prosegue il sacerdote, è una "riconciliazione nazionale".

"Durante il loro recente incontro con il Presidente ad Interim i Vescovi locali hanno chiesto alle autorità di affrontare al più presto le tematiche della riconciliazione nazionale - sottolinea infatti don Edmond Dembele alla Fides - Questo significa riconciliare in primo luogo le diverse comunità che vivono nel nord del Paese, tuareg, arabi, sonrai ed altre. Sono popolazioni che vivevano insieme prima della crisi e che durante la presa del potere dei gruppi jihadisti si sono trovati in campi differenti". Il sacerdote conclude evidenziando quindi come occorra "reinstaurare la confidenza reciproca tra le diverse comunità e ottenere la riconciliazione attraverso il perdono". Perdono e riconciliazione nazionale. E' forse questo che servirebbe anche all'Italia per uscire dalla nostra "crisi profonda". Soprattutto morale.

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