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Discorso del Papa a Natale: andiamo a Betlemme, verso la pace

Nel discorso di Papa Benedetto XVI durante dell'omelia della Santa Messa della Notte di Natale viene ricordato che dove Dio "viene dimenticato o addirittura negato, non c'è pace", auspicando quindi che "al posto degli armamenti per la guerra subentrino aiuti per i sofferenti", esortando tutti ad andare verso Betlemme e pregando "per le persone che oggi lì vivono e soffrono".

"Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto" (Gv 1,11) ricorda Papa Benedetto XVI nel corso dell'omelia della Santa Messa della Notte di Natale , per introdurre "la grande questione morale su come stiano le cose da noi riguardo ai profughi, ai rifugiati, ai migranti", e domanda: "Abbiamo veramente posto per Dio, quando Egli cerca di entrare da noi? Abbiamo tempo e spazio per Lui? Non è forse proprio Dio stesso ad essere respinto da noi? - per evidenziare - Ciò comincia col fatto che non abbiamo tempo per Dio". Il Santo Padre, partendo dal fatto che la Vergine Maria non ha trovato posto nell'alloggio per dare alla luce Gesù, riflette: "Dio ha veramente un posto nel nostro pensiero? - e spiega - La metodologia del nostro pensare è impostata in modo che Egli, in fondo, non debba esistere. Anche se sembra bussare alla porta del nostro pensiero, Egli deve essere allontanato con qualche ragionamento. Per essere ritenuto serio, il pensiero deve essere impostato in modo da rendere superflua l' 'ipotesi Dio'. Non c'è posto per Lui. Anche nel nostro sentire e volere non c'è lo spazio per Lui. Noi vogliamo noi stessi, vogliamo le cose che si possono toccare, la felicità sperimentabile, il successo dei nostri progetti personali e delle nostre intenzioni. Siamo completamente 'riempiti' di noi stessi, così che non rimane alcuno spazio per Dio. E per questo non c'è neppure spazio per gli altri, per i bambini, per i poveri, per gli stranieri. A partire dalla semplice parola circa il posto mancante nell'alloggio possiamo renderci conto di quanto ci sia necessaria l'esortazione di san Paolo: Lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare! (Rm 12,2)".

"C'è ancora una seconda parola nel racconto di Natale sulla quale vorrei riflettere insieme a voi: l'inno di lode che gli angeli intonano dopo il messaggio circa il neonato Salvatore: Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini del suo compiacimento", prosegue Papa Ratzinger durante la Messa di Natale, chiarendo: "Là non è sottesa alcuna domanda sullo scopo, c'è semplicemente il dato di essere colmi della felicità proveniente dalla percezione del puro splendore della verità e dell'amore di Dio. Da questa gioia vogliamo lasciarci toccare: esiste la verità. Esiste la pura bontà. Esiste la luce pura. Dio è buono ed Egli è il potere supremo al di sopra di tutti i poteri. Di questo fatto dovremmo semplicemente gioire in questa notte, insieme agli angeli e ai pastori". Papa Bendetto XVI sottolinea quindi che "con la gloria di Dio nel più alto dei cieli è in relazione la pace sulla terra tra gli uomini" e per questo "dove non si dà gloria a Dio, dove Egli viene dimenticato o addirittura negato, non c'è neppure pace".

Il Pontefice evidenzia come invece "oggi, però, diffuse correnti di pensiero asseriscono il contrario: le religioni, in particolare il monoteismo, sarebbero la causa della violenza e delle guerre nel mondo; occorrerebbe prima liberare l'umanità dalle religioni, affinché si crei poi la pace; il monoteismo, la fede nell'unico Dio, sarebbe prepotenza, causa di intolleranza, perché in base alla sua natura esso vorrebbe imporsi a tutti con la pretesa dell'unica verità". Pur ammettendo che "è vero che, nella storia, il monoteismo è servito di pretesto per l'intolleranza e la violenza. E' vero che una religione può ammalarsi e giungere così ad opporsi alla sua natura più profonda, quando l'uomo pensa di dover egli stesso prendere in mano la causa di Dio, facendo così di Dio una sua proprietà privata. Contro questi travisamenti del sacro dobbiamo essere vigilanti" il Papa chiarisce però "se un qualche uso indebito della religione nella storia è incontestabile, non è tuttavia vero che il 'no' a Dio ristabilirebbe la pace". "Se la luce di Dio si spegne, si spegne anche la dignità divina dell'uomo - precisa infatti il Pontefice - Allora egli non è più l'immagine di Dio, che dobbiamo onorare in ciascuno, nel debole, nello straniero, nel povero. Allora non siamo più tutti fratelli e sorelle, figli dell'unico Padre che, a partire dal Padre, sono in correlazione vicendevole".

"Cristo è la nostra pace e ha annunciato la pace ai lontani e ai vicini (cfr Ef 2,14.17)", spiega Papa Benedetto XVI, e per questo, durante la Santa Messa di Natale, chiede al Signore di annunciare "a noi anche oggi la pace, ai lontani e ai vicini. Fa' che anche oggi le spade siano forgiate in falci (cfr Is 2,4), che al posto degli armamenti per la guerra subentrino aiuti per i sofferenti" e di illuminare "le persone che credono di dover esercitare violenza nel tuo nome, affinché imparino a capire l'assurdità della violenza e a riconoscere il tuo vero volto".

"Aiutaci a diventare uomini 'del tuo compiacimento' – uomini secondo la tua immagine e così uomini di pace" conclude quindi il Papa, esortandoci tutti ad andare, come gli angeli e i pastori la notte in cui è nato Gesù, verso Betlemme, perché: "Trans-eamus traduce la Bibbia latina: 'attraversare', andare di là, osare il passo che va oltre, la 'traversata', con cui usciamo dalle nostre abitudini di pensiero e di vita e oltrepassiamo il mondo meramente materiale per giungere all'essenziale, al di là, verso quel Dio che, da parte sua, è venuto di qua, verso di noi". Papa Benedetto XVI precisa però che con "andiamo di là, a Betlemme: con queste parole che, insieme con i pastori, ci diciamo l'un l'altro, non dobbiamo pensare soltanto alla grande traversata verso il Dio vivente, ma anche alla città concreta di Betlemme, a tutti i luoghi in cui il Signore ha vissuto, operato e sofferto". Per questo motivo, il Santo Padre invita a pregare "per le persone che oggi lì vivono e soffrono", e ancora: "Preghiamo perché lì ci sia pace. Preghiamo perché Israeliani e Palestinesi possano sviluppare la loro vita nella pace dell'unico Dio e nella libertà. Preghiamo anche per i Paesi circostanti, per il Libano, per la Siria, per l'Iraq e così via: affinché lì si affermi la pace. Che i cristiani in quei Paesi dove la nostra fede ha avuto origine possano conservare la loro dimora; che cristiani e musulmani costruiscano insieme i loro Paesi nella pace di Dio".

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