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Social Network, Papa: "Sviluppo delle reti sociali richiede impegno"

Papa Benedetto XVI nel Messaggio per la 47a Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali si mostra "positivo" verso i social network poiché "le reti sociali sono alimentate da aspirazioni radicate nel cuore dell'uomo". Ma anche Twitter e Facebook richiedono l'impegno dell'autenticità, dell'onestà e della verità.

Il 24 gennaio 2013, giorno di san Francesco di Sales, patrono dei giornalisti, la Santa Sede ha diffuso il Messaggio di Papa Benedetto XVI per la 47a Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali. Il tema scelto dal Santo Padre per la Giornata di quest'anno, che si terrà il 12 maggio 2013 (domenica che precede la Pentecoste) è "Reti sociali: porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione". Il Messaggio del Papa per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali 2013 è disponibile nella sua versione integrale sul sito della Santa Sede. Scrive Papa Benedetto XVI: "in prossimità della Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali del 2013, desidero proporvi alcune riflessioni su una realtà sempre più importante che riguarda il modo in cui le persone oggi comunicano tra di loro. Vorrei soffermarmi a considerare lo sviluppo delle reti sociali digitali che stanno contribuendo a far emergere una nuova 'agorà', una piazza pubblica e aperta in cui le persone condividono idee, informazioni, opinioni, e dove, inoltre, possono prendere vita nuove relazioni e forme di comunità". Il Santo Padre, le cui parole sono da leggere sempre con molta attenzione in quanto, responsabilmente, "dense", focalizza la sua riflessione non sulla "grandezza" della "piazza" ma sulle persone che vi si incontrano.

"Lo sviluppo delle reti sociali - continua Papa Ratzinger - richiede impegno: le persone sono coinvolte nel costruire relazioni e trovare amicizia, nel cercare risposte alle loro domande, nel divertirsi, ma anche nell'essere stimolati intellettualmente e nel condividere competenze e conoscenze. I network diventano così, sempre di più, parte del tessuto stesso della società in quanto uniscono le persone sulla base di questi bisogni fondamentali. Le reti sociali sono dunque alimentate da aspirazioni radicate nel cuore dell'uomo". Una visione dei social network positiva quella del Papa, che ha in un certo qual modo "stupito" alcuni osservatori dei social network ormai turbati da quell'"effetto Larsen sociologico" (per citare Ernest Kattens del 2011) che, tendendo ad amplificare echi spurii che diventano motivi dominanti, non fanno altro che trasformare la comunicazione in un immenso motore di "impoverimento" (e di "distorsione", per rimanere in tema di audio) intellettuale.

Una risposta a questo "stupore" per l'"ottimismo" di Papa Benedetto XVI sui social network è data in un certo qual modo da Mons. Claudio Maria Celli (Presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali) che ricorda nella conferenza stampa di presentazione del Messaggio per la Giornata Mondiale una "linea di pensiero tendente a sottolineare gli effetti negativi che l'uso di Internet causa nello sviluppo della nostra persona. Faccio riferimento agli articoli e ai libri di un autore americano, il quale, senza mezzi termini, si domanda se la rete non ci renda stupidi, affermando come la rete, se da un lato rende più rapido il lavoro e più stimolante il tempo libero, dall'altra parte favorisce la riduzione delle nostre capacità di pensare in modo approfondito. La rete ci renderebbe superficiali, dato che ci porta a scorrere in forma frenetica fonti disparate per ricavarne dei dati. L'autore si domanda, inoltre, se la rete non stia modificando anche il nostro cervello".

Mons. Celli spiega: "In questo contesto, si situa il Messaggio di questa Giornata Mondiale che presenta una valutazione positiva dei social media, anche se non ingenua. Essi sono visti come opportunità di dialogo e di dibattito e con la riconosciuta capacità di rafforzare i legami di unità tra le persone e di promuovere efficacemente l'armonia della famiglia umana. Questa positività esige però che si agisca nel rispetto della privacy con responsabilità e dedizione alla verità, e con autenticità dato che non si condividono solo informazioni e conoscenze ma in sostanza si comunica una parte di noi stessi". Dice infatti nel Messaggio il Santo Padre: "La cultura dei social network e i cambiamenti nelle forme e negli stili della comunicazione, pongono sfide impegnative a coloro che vogliono parlare di verità e di valori. Spesso, come avviene anche per altri mezzi di comunicazione sociale, il significato e l'efficacia delle differenti forme di espressione sembrano determinati più dalla loro popolarità che dalla loro intrinseca importanza e validità. La popolarità è poi frequentemente connessa alla celebrità o a strategie persuasive piuttosto che alla logica dell'argomentazione. A volte, la voce discreta della ragione può essere sovrastata dal rumore delle eccessive informazioni, e non riesce a destare l'attenzione, che invece viene riservata a quanti si esprimono in maniera più suadente. I social media hanno bisogno, quindi, dell'impegno di tutti coloro che sono consapevoli del valore del dialogo, del dibattito ragionato, dell'argomentazione logica; di persone che cercano di coltivare forme di discorso e di espressione che fanno appello alle più nobili aspirazioni di chi è coinvolto nel processo comunicativo. Dialogo e dibattito possono fiorire e crescere anche quando si conversa e si prendono sul serio coloro che hanno idee diverse dalle nostre. 'Costatata la diversità culturale, bisogna far sì che le persone non solo accettino l'esistenza della cultura dell'altro, ma aspirino anche a venire arricchite da essa e ad offrirle ciò che si possiede di bene, di vero e di bello' (Discorso nell'Incontro con il mondo della cultura, Belém, Lisbona, 12 maggio 2010)".

Un aspetto spiegato, sempre nella conferenza stampa di presentazione nell'Aula Giovanni Paolo II, da Mons. Paul Tighe, Segretario del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, che afferma: "E' evidente che le reti possono essere veramente sociali solo se gli utenti eviteranno tutte le forme antisociali di comportamento e di espressione. Se vogliamo che le reti realizzino il loro potenziale per essere un forum che aiuti le persone a crescere nella comprensione e nell'apprezzamento reciproco, allora dovremmo cercare di essere rispettosi nelle nostre modalità espressive. Se vogliamo che aiutino le persone a crescere nella conoscenza e nella verità, allora dobbiamo impegnarci per l'onestà e l'autenticità dei nostri contributi. In un ambiente che permette alle persone di essere presenti in forma anonima, dobbiamo essere attenti a non perdere mai il senso della nostra responsabilità personale. Anche se i social network spesso sembrano dare maggiore attenzione a coloro che appaiono più provocatori o appariscenti nel loro stile di presentazione, dobbiamo insistere sull'importanza del dibattito ragionato, dell'argomentazione logica e della persuasione non aggressiva. Anche se i social network rischiano di diventare "bozzoli di informazioni" o "camere a eco" (Sunstein, 2012) in cui le persone entrano in contatto soltanto con coloro che condividono le loro stesse opinioni e idee, il Papa ci ricorda che il dialogo e il dibattito possono fiorire solo quando siamo disposti a coinvolgere chi è diverso da noi e a prendere sul serio le sue idee. I social network esibiranno il massimo della loro ricchezza se saranno inclusivi.

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