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Papa spiega le parole di Gesù in croce: "Eloì, Eloì, lemà sabactàni?"

Papa Benedetto XVI spiega le parole di Gesù in croce che grida "Elì, Elì, lemà sabactàni?" che non è "il dubbio della sua missione, della presenza del Padre" ma "l'inizio del Salmo 22, in cui il Salmista manifesta a Dio la tensione tra il sentirsi lasciato solo e la consapevolezza certa della presenza di Dio in mezzo al suo popolo" spiega il Papa.

Papa Benedetto XVI nell'Udienza Generale di mercoledì tenuta nell'Aula Paolo VI, dove Papa Ratzinger ha incontrato i fedeli giunti da tutte le parti d'Italia e del mondo, ha continuato il ciclo della catechesi "sulla preghiera" meditando sulle parole, che sono preghiera, appunto, di Gesù sulla croce, di fronte alla morte. Papa Benedetto XVI cita le parole dei due evangelisti San Matteo e San Marco. La meditazione del Santo Padre è piuttosto suggestiva e interessante (per fedeli e non), e spiega in modo chiaro il "dubbio" sulle parole di Gesù crocifisso che, ormai vicino alla morte, grida: "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?". L'intera meditazione del Papa è disponibile sul sito vaticano (http://is.gd/fM03kW) e merita una attenta lettura. Delle ultime parole di Gesù Cristo, come spiega Papa Ratzinger, conosciamo anche il "suono" dato che san Marco e san Matteo "riportano la preghiera di Gesù morente non soltanto nella lingua greca, in cui è scritto il loro racconto, ma, per l'importanza di quelle parole, anche in una mescolanza di ebraico ed aramaico", osserva il Santo Padre, riflettendo che "in questo modo essi hanno tramandato non solo il contenuto, ma persino il suono che tale preghiera ha avuto sulle labbra di Gesù: ascoltiamo realmente le parole di Gesù come erano". Papa Benedetto XVI si sofferma poi sulle interminabili ore di Gesù sulla croce, durata in tutto sei ore. "Nella struttura del racconto - continua il Papa -, la preghiera, il grido di Gesù si alza al culmine delle tre ore di tenebre che, da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio, calarono su tutta la terra. Queste tre ore di oscurità sono, a loro volta, la continuazione di un precedente lasso di tempo, pure di tre ore, iniziato con la crocifissione di Gesù. L'Evangelista Marco, infatti, ci informa che: 'Erano le nove del mattino quando lo crocifissero' (cfr 15,25)". Tre ore in cui "dalle nove fino a mezzogiorno, si collocano le derisioni di diversi gruppi di persone, che mostrano il loro scetticismo, affermano di non credere", dice il Papa e "nelle tre ore seguenti, da mezzogiorno 'fino alle tre del pomeriggio', l'Evangelista parla soltanto delle tenebre discese su tutta la terra", sottolinea il Santo Padre citando sempre san Marco. E a proposito delle parole di Gesù il Papa si chiede: "Ma che significato ha la preghiera di Gesù, quel grido che lancia al Padre: 'Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato', il dubbio della sua missione, della presenza del Padre? In questa preghiera non c'è forse la consapevolezza proprio di essere stato abbandonato?". Spiega quindi il Santo Padre, togliendo il "dubbio" abbastanza comune su questa frase: "Le parole che Gesù rivolge al Padre sono l'inizio del Salmo 22, in cui il Salmista manifesta a Dio la tensione tra il sentirsi lasciato solo e la consapevolezza certa della presenza di Dio in mezzo al suo popolo. Il Salmista prega: 'Mio Dio, grido di giorno e non rispondi; di notte, e non c'è tregua per me. Eppure tu sei il Santo, tu siedi in trono fra le lodi d'Israele' (vv. 3-4). Il Salmista parla di 'grido' per esprimere tutta la sofferenza della sua preghiera davanti a Dio apparentemente assente: nel momento di angoscia la preghiera diventa un grido". Papa Benedetto XVI spiega ancora: "E' importante comprendere che la preghiera di Gesù non è il grido di chi va incontro con disperazione alla morte, e neppure è il grido di chi sa di essere abbandonato. Gesù in quel momento fa suo l'intero Salmo 22, il Salmo del popolo di Israele che soffre, e in questo modo prende su di Sé non solo la pena del suo popolo, ma anche quella di tutti gli uomini che soffrono per l'oppressione del male e, allo stesso tempo, porta tutto questo al cuore di Dio stesso nella certezza che il suo grido sarà esaudito nella Risurrezione: "il grido nell'estremo tormento è al contempo certezza della risposta divina, certezza della salvezza – non soltanto per Gesù stesso, ma per 'molti'" (Gesù di Nazaret II, 239-240). Papa Benedetto conclude quindi l'Udienza Generale con queste parole: "Cari amici, nella preghiera portiamo a Dio le nostre croci quotidiane, nella certezza che Lui è presente e ci ascolta. Il grido di Gesù ci ricorda come nella preghiera dobbiamo superare le barriere del nostro 'io' e dei nostri problemi e aprirci alle necessità e alle sofferenze degli altri. La preghiera di Gesù morente sulla Croce ci insegni a pregare con amore per tanti fratelli e sorelle che sentono il peso della vita quotidiana, che vivono momenti difficili, che sono nel dolore, che non hanno una parola di conforto; portiamo tutto questo al cuore di Dio, perché anch'essi possano sentire l'amore di Dio che non ci abbandona mai. Grazie".

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