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Papa: realtà virtuale e giovani. E' quasi "mutazione antropologica"

Papa Benedetto XVI in Calabria nella silenziosa Certosa di Serra San Bruno osserva come l'esperienza del "vuoto" sia essenziale per percepire la presenza di Dio. La virtualità rischia di "dominare sulla realtà" osserva il Santo Padre, e nei giovani è tale tanto "da far parlare di mutazione antropologica".

Papa Benedetto XVI nel corso della sua Visita Pastorale in Calabria, dopo la celebrazione eucaristica della mattina a Lamezia Terme ha celebrato i Vespri nella Certosa di Serra San Bruno. Il Santo Padre ha ricordato nella sua omelia una frase emblematica di San Bruno, fondatore dei Certosini: "Fugitiva relinquere et aeterna captare" ovvero "abbandonare le realtà fuggevoli e cercare di afferrare l'eterno". "In questa espressione - dice il Papa - della lettera che il vostro Fondatore indirizzò al Prevosto di Reims, Rodolfo, è racchiuso il nucleo della vostra spiritualità: il forte desiderio di entrare in unione di vita con Dio, abbandonando tutto il resto, tutto ciò che impedisce questa comunione e lasciandosi afferrare dall'immenso amore di Dio per vivere solo di questo amore". E proprio nel silenzio e nel raccoglimento della Certosa di Serra San Bruno il Santo Padre riflette sulla nostra società, sempre più caotica e che ha sempre meno spazio per l'uomo e la sua essenza, fatta soprattutto di "vuoto" da "riempire" con la bellezza di Dio. Papa Benedetto XVI osserva difatti quanto sia difficile ottenere questo "silenzio" nella vita quotidiana: "Il progresso tecnico, segnatamente nel campo dei trasporti e delle comunicazioni, ha reso la vita dell'uomo più confortevole, ma anche più concitata, a volte convulsa. Le città sono quasi sempre rumorose: raramente in esse c'è silenzio, perché un rumore di fondo rimane sempre, in alcune zone anche di notte". Il Santo Padre poi sottolinea un fenomeno epocale: "Negli ultimi decenni, poi, lo sviluppo dei media ha diffuso e amplificato un fenomeno che già si profilava negli anni Sessanta: la virtualità che rischia di dominare sulla realtà. Sempre più, anche senza accorgersene, le persone sono immerse in una dimensione virtuale, a causa di messaggi audiovisivi che accompagnano la loro vita da mattina a sera". Il pericolo ovviamente è il prossimo futuro, quando la "generazione digitale", proprio come nei romanzi di fantascienza sociologica degli anni '60, non ricorderà neppure quando la civiltà non era basata sui "monitor". Osserva Benedetto XVI: "I più giovani, che sono nati già in questa condizione, sembrano voler riempire di musica e di immagini ogni momento vuoto, quasi per paura di sentire, appunto, questo vuoto. Si tratta di una tendenza che è sempre esistita, specialmente tra i giovani e nei contesti urbani più sviluppati, ma essa ha raggiunto un livello tale da far parlare di mutazione antropologica. Alcune persone non sono più capaci di rimanere a lungo in silenzio e in solitudine". Ecco perché le 'oasi di silenzio' come la Certosa sono, continua il Santo Padre, "un dono prezioso per la Chiesa e per il mondo, un dono che contiene un messaggio profondo per la nostra vita e per l'umanità intera. Lo riassumerei così: ritirandosi nel silenzio e nella solitudine, l'uomo, per così dire, si 'espone' al reale nella sua nudità, si espone a quell'apparente 'vuoto' cui accennavo prima, per sperimentare invece la Pienezza, la presenza di Dio, della Realtà più reale che ci sia, e che sta oltre la dimensione sensibile". Il Papa infatti ricorda come l'esperienza del "vuoto" sia essenziale per percepire la presenza di Dio, anche dal punto di vista puramente sensoriale. "E' una presenza percepibile in ogni creatura: nell'aria che respiriamo, nella luce che vediamo e che ci scalda, nell'erba, nelle pietre...Dio, Creator omnium, attraversa ogni cosa, ma è oltre, e proprio per questo è il fondamento di tutto. - dice Papa Benedetto XVI. "Il monaco, lasciando tutto, per così dire 'rischia': si espone alla solitudine e al silenzio per non vivere di altro che dell'essenziale, e proprio nel vivere dell'essenziale trova anche una profonda comunione con i fratelli, con ogni uomo", conclude il Santo Padre.

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