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Papa omelia Mercoledì delle Ceneri: ecco ora il giorno della salvezza

Papa Benedetto XVI, nel corso dell'omelia del Mercoledì delle Ceneri, invita a "riflettere sull'importanza della testimonianza di fede e di vita cristiana di ciascuno di noi e delle nostre comunità per manifestare il volto della Chiesa e come questo volto venga, a volte, deturpato" e citando l'apostolo Paolo esorta: "Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza!".

Nel corso dell'omelia del Mercoledì delle Ceneri, Papa Benedetto XVI ricorda il "richiamo che il profeta Gioele rivolge al popolo di Israele: «Così dice il Signore: ritornate a me con tutto il cuore, con digiuni, con pianti e lamenti» (2,12)", sottolineando "l'espressione «con tutto il cuore», che significa dal centro dei nostri pensieri e sentimenti, dalle radici delle nostre decisioni, scelte e azioni, con un gesto di totale e radicale libertà". Papa Raztinger, che il 28 febbraio rinuncerà definitivamente al suo Pontificato, domanda quindi: "Ma è possibile questo ritorno a Dio?". La risposta è certamente "sì" perché "c'è una forza che non risiede nel nostro cuore, ma che si sprigiona dal cuore stesso di Dio. E' la forza della sua misericordia", spiegando: "Il ritorno al Signore è possibile come 'grazia', perché è opera di Dio e frutto della fede che noi riponiamo nella sua misericordia. Questo ritornare a Dio diventa realtà concreta nella nostra vita solo quando la grazia del Signore penetra nell'intimo e lo scuote donandoci la forza di «lacerare il cuore»".

Il Santo Padre, riprendendo ancora le parole del profeta Gioele quando dice "«Laceratevi il cuore e non le vesti» (v.13)", riflette: "In effetti, anche ai nostri giorni, molti sono pronti a 'stracciarsi le vesti' di fronte a scandali e ingiustizie – naturalmente commessi da altri –, ma pochi sembrano disponibili ad agire sul proprio 'cuore', sulla propria coscienza e sulle proprie intenzioni, lasciando che il Signore trasformi, rinnovi e converta". Papa Benedetto XVI rammenta poi come "la dimensione comunitaria è un elemento essenziale nella fede e nella vita cristiana" perché "Cristo è venuto «per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi» (cfr Gv 11,52)" e quindi "il "Noi" della Chiesa è la comunità in cui Gesù ci riunisce insieme (cfr Gv 12,32): la fede è necessariamente ecclesiale. E questo è importante ricordarlo e viverlo in questo Tempo della Quaresima: ognuno sia consapevole che il cammino penitenziale non lo affronta da solo, ma insieme con tanti fratelli e sorelle, nella Chiesa". Papa Ratzinger si sofferma poi "sulla preghiera dei sacerdoti, i quali, con le lacrime agli occhi, si rivolgono a Dio dicendo: «Non esporre la tua eredità al ludibrio e alla derisione delle genti. Perché si dovrebbe dire fra i popoli: "Dov'è il loro Dio?"» (v.17)".

Il santo Padre quindi spiega: "Questa preghiera ci fa riflettere sull'importanza della testimonianza di fede e di vita cristiana di ciascuno di noi e delle nostre comunità per manifestare il volto della Chiesa e come questo volto venga, a volte, deturpato. Penso in particolare alle colpe contro l'unità della Chiesa, alle divisioni nel corpo ecclesiale". Per questo, il Papa afferma che "vivere la Quaresima in una più intensa ed evidente comunione ecclesiale, superando individualismi e rivalità, è un segno umile e prezioso per coloro che sono lontani dalla fede o indifferenti". Papa Benedetto XVI prosegue citando: "«Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza!» (2 Cor 6,2) - e chiarisce - Le parole dell'apostolo Paolo ai cristiani di Corinto risuonano anche per noi con un'urgenza che non ammette assenze o inerzie" perché "il termine 'ora' ripetuto più volte dice che questo momento non può essere lasciato sfuggire, esso viene offerto a noi come un'occasione unica e irripetibile". "Il «ritornare a Dio con tutto il cuore» nel nostro cammino quaresimale passa attraverso la Croce, il seguire Cristo sulla strada che conduce al Calvario, al dono totale di sé - continua il Papa - E' un cammino in cui imparare ogni giorno ad uscire sempre più dal nostro egoismo e dalle nostre chiusure, per fare spazio a Dio che apre e trasforma il cuore", concludendo l'omelia del Mercoledì delle Ceneri: "La nostra testimonianza allora sarà sempre più incisiva quanto meno cercheremo la nostra gloria e saremo consapevoli che la ricompensa del giusto è Dio stesso, l'essere uniti a Lui, quaggiù, nel cammino della fede, e, al termine della vita, nella pace e nella luce dell'incontro faccia a faccia con Lui per sempre (cfr 1 Cor 13,12)".

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