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Papa: l'educazione è la via per la pace. Urgente formare leaders

Papa Benedetto XVI riceve in udienza i Membri del Corpo Diplomatico ricordando come "purtroppo, soprattutto nell'Occidente, vi sono numerosi equivoci sul significato dei diritti umani e dei doveri ad essi correlati" ed evidenziando che "come l'educazione sia un'altra via privilegiata per la costruzione della pace", e che quindi non bisogna certo "rassegnarsi allo 'spread del benessere sociale', mentre si combatte quello della finanza".

Papa Benedetto XVI questa mattina, nella Sala Regia del Palazzo Apostolico Vaticano, riceve in Udienza i Membri del Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede per la presentazione degli auguri per il nuovo anno. Prima di tutto, ai Membri del Corpo Diplomatico, il Santo Padre ricorda che "«la Chiesa, fin dai suoi inizi, è orientata kat'holon, abbraccia cioè tutto l'universo» e con esso ogni popolo, ogni cultura e tradizione" chiarendo che "tale 'orientamento' non rappresenta un'ingerenza nella vita delle diverse società, ma serve piuttosto a illuminare la coscienza retta dei loro cittadini e ad invitarli a lavorare per il bene di ogni persona e per il progresso del genere umano". Riprendendo il Vangelo di Luca, quando racconta che "nella notte di Natale, i pastori odono i cori angelici che glorificano Dio e annunciano la pace sull'umanità", Papa Benedetto XVI spiega che in tal maniera "l'Evangelista sottolinea così la stretta relazione fra Dio e l'anelito profondo dell'uomo di ogni tempo a conoscere la verità, a praticare la giustizia e a vivere nella pace (cfr Giovanni XXIII, Pacem in terris: AAS 55 [1963], 257)". Papa Ratzinger evidenzia come invece "oggi si è indotti talvolta a pensare che la verità, la giustizia e la pace siano utopie e che esse si escludano mutuamente. Conoscere la verità sembra impossibile e gli sforzi per affermarla appaiono sfociare spesso nella violenza. - aggiungendo - D'altra parte, secondo una concezione ormai diffusa, l'impegno per la pace si riduce alla ricerca di compromessi che garantiscano la convivenza fra i Popoli, o fra i cittadini all'interno di una Nazione. Al contrario, nell'ottica cristiana esiste un'intima connessione tra la glorificazione di Dio e la pace degli uomini sulla terra, così che la pace non sorge da un mero sforzo umano, bensì partecipa dell'amore stesso di Dio. Ed è proprio l'oblio di Dio, e non la sua glorificazione, a generare la violenza".

"Quando si cessa di riferirsi a una verità oggettiva e trascendente, come è possibile realizzare un autentico dialogo?" sottolinea infatti il Papa, proseguendo: "In tal caso come si può evitare che la violenza, dichiarata o nascosta, diventi la regola ultima dei rapporti umani? In realtà, senza un'apertura trascendente, l'uomo cade facile preda del relativismo e gli riesce poi difficile agire secondo giustizia e impegnarsi per la pace". Papa Benedetto XVI precisa quindi che "se, dunque, la glorificazione di Dio e la pace sulla terra sono fra loro strettamente congiunte, appare evidente che la pace è, ad un tempo, dono di Dio e compito dell'uomo, perché esige la sua risposta libera e consapevole". Il Santo Padre chiarisce quindi che è proprio per tale ragione che ha voluto "intitolare" l'annuale Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace: Beati gli operatori di pace, perché, specifica: "E' anzitutto alle Autorità civili e politiche che incombe la grave responsabilità di operare per la pace" visto che "esse per prime sono chiamate a risolvere i numerosi conflitti che continuano a insanguinare l'umanità, a cominciare da quella Regione privilegiata nel disegno di Dio, che è il Medio Oriente".

Papa Ratzinger ricorda quindi, ancora una volta, tutti quei territori e quelle regioni dove il raggiungimento della pace sembra ancora troppo lontana: "Penso anzitutto alla Siria, dilaniata da continui massacri e teatro d'immani sofferenze fra la popolazione civile. Rinnovo il mio appello affinché le armi siano deposte e quanto prima prevalga un dialogo costruttivo per porre fine a un conflitto che, se perdura, non vedrà vincitori, ma solo sconfitti, lasciando dietro di sé soltanto una distesa di rovine. Permettetemi, Signore e Signori Ambasciatori, di domandarvi di continuare a sensibilizzare le vostre Autorità, affinché siano forniti con urgenza gli aiuti indispensabili per far fronte alla grave situazione umanitaria. Guardo poi con viva attenzione alla Terra Santa. In seguito al riconoscimento della Palestina quale Stato Osservatore non Membro delle Nazioni Unite, rinnovo l'auspicio che, con il sostegno della comunità internazionale, Israeliani e Palestinesi s'impegnino per una pacifica convivenza nell'ambito di due Stati sovrani, dove il rispetto della giustizia e delle legittime aspirazioni dei due Popoli sia tutelato e garantito. Gerusalemme, diventa ciò che il Tuo nome significa! Città della pace e non della divisione; profezia del Regno di Dio e non messaggio d'instabilità e di contrapposizione! Rivolgendo poi il pensiero alla cara popolazione irachena, auguro che essa percorra la via della riconciliazione, per giungere alla desiderata stabilità. In Libano – dove, nello scorso mese di settembre, ho incontrato le sue diverse realtà costitutive - la pluralità delle tradizioni religiose sia una vera ricchezza per il Paese, come pure per tutta la Regione, e i cristiani offrano una testimonianza efficace per la costruzione di un futuro di pace con tutti gli uomini di buona volontà. Anche in Nord Africa è prioritaria la collaborazione di tutte le componenti della società e a ciascuna deve essere garantita piena cittadinanza, la libertà di professare pubblicamente la propria religione e la possibilità di contribuire al bene comune. A tutti gli Egiziani assicuro la mia vicinanza e la mia preghiera, in questo periodo in cui si formano nuove istituzioni. Volgendo lo sguardo all'Africa sub-sahariana, incoraggio gli sforzi per costruire la pace, soprattutto dove rimangono aperte le ferite delle guerre e pesano gravi conseguenze umanitarie. Penso in modo particolare alla Regione del Corno d'Africa, come pure all'Est della Repubblica Democratica del Congo, dove le violenze si sono riacutizzate, obbligando numerose persone ad abbandonare le proprie case, le proprie famiglie e i propri contesti di vita. In pari tempo, non posso ignorare le altre minacce che si affacciano all'orizzonte. A intervalli regolari la Nigeria è teatro di attentati terroristici che mietono vittime, soprattutto tra i fedeli cristiani riuniti in preghiera, quasi che l'odio volesse trasformare dei templi di preghiera e di pace in altrettanti centri di paura e di divisione. Ho provato una grande tristezza nell'apprendere che, perfino nel giorno in cui noi celebriamo il Natale, dei cristiani sono stati uccisi barbaramente. Anche il Mali è dilaniato dalla violenza ed è segnato da una profonda crisi istituzionale e sociale, che deve suscitare un efficace interessamento da parte della comunità internazionale. Nella Repubblica Centrafricana, auspico che i colloqui annunciati per i prossimi giorni riportino la stabilità e risparmino alla popolazione di rivivere gli orrori della guerra civile". Papa Benedetto XVI ricorda infatti che "la costruzione della pace passa per la tutela dell'uomo e dei suoi diritti fondamentali", precisando che "tale impegno, seppure con modalità e intensità diverse, interpella tutti i Paesi e deve costantemente essere ispirato dalla dignità trascendente della persona umana e dai principi iscritti nella sua natura. Fra questi figura in primo piano il rispetto della vita umana, in ogni sua fase".
A tal proposito, Papa Ratzinger spiega di essersi quindi "rallegrato che una Risoluzione dell'Assemblea Parlamentare del Consiglio d'Europa, nel gennaio dello scorso anno, abbia chiesto la proibizione dell'eutanasia, intesa come uccisione volontaria, per atto o omissione, di un essere umano in condizioni di dipendenza" mentre constata "con tristezza che, in diversi Paesi, anche di tradizione cristiana, si è lavorato per introdurre o ampliare legislazioni che depenalizzano o liberalizzano l'aborto" perché, chiarisce: "L'aborto diretto, cioè voluto come un fine o come un mezzo, è gravemente contrario alla legge morale. Nell'affermare ciò la Chiesa cattolica non intende mancare di comprensione e di benevolenza, anche verso la madre. Si tratta, piuttosto, di vigilare affinché la legge non giunga ad alterare ingiustamente l'equilibrio fra l'eguale diritto alla vita della madre e del figlio non nato. In questo campo, la recente decisione della Corte Interamericana dei Diritti Umani relativa alla fecondazione in vitro, che ridefinisce arbitrariamente il momento del concepimento e indebolisce la difesa della vita prenatale, è ugualmente fonte di preoccupazione". Papa Benedetto XVI evidenzia infatti come "purtroppo, soprattutto nell'Occidente, vi sono numerosi equivoci sul significato dei diritti umani e dei doveri ad essi correlati" poiché "non di rado i diritti sono confusi con esacerbate manifestazioni di autonomia della persona, che diventa autoreferenziale, non più aperta all'incontro con Dio e con gli altri, ma ripiegata su se stessa nel tentativo di soddisfare i propri bisogni" mentre "per essere autentica, la difesa dei diritti deve, al contrario, considerare l'uomo nella sua integralità personale e comunitaria".

Il Papa prosegue quindi questa "riflessione" sottolineando in maniera chiara "come l'educazione sia un'altra via privilegiata per la costruzione della pace", e spiega: "Ce lo insegna, fra l'altro, l'odierna crisi economica e finanziaria. Essa si è sviluppata perché troppo spesso è stato assolutizzato il profitto, a scapito del lavoro, e ci si è avventurati senza freni sulle strade dell'economia finanziaria, piuttosto che di quella reale. Occorre dunque recuperare il senso del lavoro e di un profitto ad esso proporzionato. A tal fine, giova educare a resistere alle tentazioni degli interessi particolari e a breve termine, per orientarsi piuttosto in direzione del bene comune. Inoltre, è urgente formare i leaders, che, in futuro, guideranno le istituzioni pubbliche nazionali ed internazionali (cfr Messaggio per la XLVI Giornata Mondiale della Pace, 8 dicembre 2012, 6). Anche l'Unione Europea ha bisogno di Rappresentanti lungimiranti e qualificati, per compiere le scelte difficili che sono necessarie per risanare la sua economia e porre basi solide per il suo sviluppo. Da soli alcuni Paesi andranno forse più veloci, ma, insieme, tutti andranno certamente più lontano!". Papa Ratzinger evidenzia quindi che "se preoccupa l'indice differenziale tra i tassi finanziari" al contempo "dovrebbero destare sgomento le crescenti differenze fra pochi, sempre più ricchi, e molti, irrimediabilmente più poveri" e quindi "si tratta, insomma, di non rassegnarsi allo 'spread del benessere sociale', mentre si combatte quello della finanza". Il Santo Padre, rivolgendosi ai Membri del Corpo Diplomatico, invita quindi ad "investire nell'educazione nei Paesi in via di sviluppo dell'Africa, dell'Asia e dell'America Latina significa aiutarli a vincere la povertà e le malattie, come pure a realizzare sistemi di diritto equi e rispettosi della dignità umana", facendo notare come sia "chiaro che, per affermare la giustizia, non bastano buoni modelli economici, per quanto essi siano necessari" perché "la giustizia si realizza soltanto se ci sono persone giuste!".

Papa Benedetto XVI conclude rammentando che "costruire la pace significa pertanto educare gli individui a combattere la corruzione, la criminalità, la produzione ed il traffico della droga, nonché ad evitare divisioni e tensioni, che rischiano di sfibrare la società, ostacolandone lo sviluppo e la pacifica convivenza". Infine, Il Santo Padre conclude ricordando che "la pace sociale è messa in pericolo anche da alcuni attentati alla libertà religiosa: talvolta si tratta di marginalizzazioni della religione nella vita sociale; in altri casi di intolleranza, o persino di violenza nei confronti di persone, di simboli identitari e di istituzioni religiose" sottolineando che "capita anche che ai credenti - e ai cristiani in modo particolare - sia impedito di contribuire al bene comune con le loro istituzioni educative ed assistenziali. Per salvaguardare effettivamente l'esercizio della libertà religiosa è poi essenziale rispettare il diritto all'obiezione di coscienza". Papa Benedetto XVI evidenzia quindi come "questa 'frontiera' della libertà tocca dei principi di grande importanza, di carattere etico e religioso, radicati nella dignità stessa della persona umana" perché "essi sono come i 'muri portanti' di ogni società che voglia essere veramente libera e democratica. Pertanto, vietare l'obiezione di coscienza individuale ed istituzionale, in nome della libertà e del pluralismo, paradossalmente aprirebbe invece le porte proprio all'intolleranza e al livellamento forzato". In conclusione, Papa Bendetto XVI riassume l'intera conversazione diretta ai Membri del Corpo Diplomatico rammentando che "in un mondo dai confini sempre più aperti, costruire la pace mediante il dialogo non è una scelta, ma una necessità!".

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