le notizie che fanno testo, dal 2010

Papa in Messico "come pellegrino di fede, di speranza e di carità"

Papa Benedetto XVI è giunto in Messico, prima tappa del viaggio apostolico in America Latina, cui seguirà la visita a Cuba. In Messico, accolto da una folla festante, il Santo Padre arriva "come pellegrino della fede, della speranza e della carità".

Il viaggio apostolico di Papa Benedetto XVI in Messico e a Cuba non poteva iniziare nel migliore dei modi. Grande è stata l'accoglienza data al Santo Padre, sia all'aeroporto sia lungo quei circa 35 chilometri percorsi con la Papamobile che lo hanno condotto da Silao a Leon, nello Stato del Guanajuato, dove il Pontefice risiederà fino a lunedì nel Collegio Miraflores, retto da una congregazione di suore missionarie.
Nel discorso di benvenuto (http://is.gd/it7dXU) Benedetto XVI annuncia infatti immediatamente di essere "molto felice" di trovarsi in Messico, continuando: "Rendo grazie a Dio per avermi concesso di realizzare il desiderio, presente nel mio cuore da molto tempo, di poter confermare nella fede il Popolo di Dio di questa grande nazione nella sua propria terra. E' proverbiale il fervore del popolo messicano verso il Successore di Pietro, che lo ha sempre molto presente nella sua preghiera. Lo dico in questo luogo, considerato il centro geografico del suo territorio, nel quale desiderò venire, sin dal suo primo viaggio, il mio venerato Predecessore, il beato Giovanni Paolo II. Non potendolo fare, lasciò in quella occasione un messaggio di incoraggiamento e benedizione quando sorvolava il suo spazio aereo. Oggi sono felice di farmi eco delle sue parole, proprio in questo luogo e tra di voi: Sono grato – diceva nel suo messaggio – per l'affetto verso il Papa e la fedeltà al Signore dei fedeli del Bajío e di Guanajuato. Che Dio li accompagni sempre (cfr Telegramma, 30 gennaio 1979)".
Oggi il Papa, nel secondo giorno in Messico, si recherà alla "Casa del Conde Rul" di Guanajuato per la visita di cortesia al presidente federale Felipe Calderón (18:00 ora locale, 2:00 ore italiane) mentre molto atteso è il saluto del Santo Padre ai bambini che avverà subito dopo nella "Plaza de la Paz", sempre di Guanajuato.
Benedetto XVI come sempre ha colto l'occasione del lungo viaggio in aereo per rispondere alle domande dei giornalisti che lo hanno accompagnato, spiegando prima di tutto di condividere "le gioie e le speranze" del Messico come anche "il lutto e le difficoltà di questo grande Paese", aggiungendo che l'obiettivo principale del suo viaggio apostolico è "per incoraggiare e per imparare, per confortare nella fede, nella speranza e nella carità, e confortare nell'impegno per il bene e l'impegno per la lotta contro il male".
Papa Ratzinger affronta immediatamente anche la piaga più grande che affligge il Messico, il narcotraffico, che ha causato negli ultimi 5 anni circa 50.000 morti. Benedetto XVI sottolinea quindi che affrontare il "problema del narcotraffico e della violenza" è naturalmente "una grande responsabilità per la Chiesa cattolica in un Paese con l'80 per cento dei cattolici".
"Dobbiamo fare il possibile contro questo male distruttivo dell'umanità e della nostra gioventù . continua il Papa - Direi che il primo atto è annunciare Dio: Dio il giudice, Dio che ci ama ma ci ama per (tirare) al bene e alla verità contro il male. Quindi, è grande responsabilità della Chiesa educare le coscienze, educare alla responsabilità morale e di smascherare il male, di smascherare questa idolatria del denaro che schiavizza gli uomini solo per queste cose; smascherare anche queste false promesse, la menzogna, la truffa (...) Dobbiamo vedere che l'uomo ha bisogno dell'infinito. Se Dio non c'è, l'infinito si crea i suoi propri paradisi, un'apparenza di infinitudini che può essere solo la menzogna. Perciò è tanto importante che Dio sia presente e accessibile; è una grande responsabilità. (...) Dio giudice che ci guida, ci (gira) alla verità e alla fede e in questo senso la Chiesa smaschera il male: rendere presente la bontà di Dio, rendere presente la sua verità, il vero infinito (...) è il grande dovere della Chiesa. Facciamo tutti insieme (...), sempre più".
Rispondendo sempre alle domande dei giornalisti nel corso del volo verso il Messico, Benedetto XVI insiste sul fatto che quindi "la Chiesa deve sempre chiedere se si fa a sufficienza per la giustizia sociale in questo grande continente - ammettendo - Questa è una questione di coscienza che dobbiamo sempre porci (...) cosa deve fare la Chiesa, che cosa non può e non deve fare?".
"La Chiesa non è un potere politico, non è un partito, ma è una realtà morale, un potere morale - precisa quindi il Santo Padre - Infatti, la politica fondamentalmente dev'essere una realtà morale, la Chiesa ha su questo binario fondamentalmente da fare una politica. Ripeto quanto avevo già detto: il primo pensiero della Chiesa è educare le coscienze e così creare la responsabilità necessaria; educare le coscienze sia nell'etica individuale sia nell'etica pubblica. E qui forse c'è una mancanza. Si vede, in America Latina e anche altrove, presso non pochi cattolici, una certa schizofrenia tra morale individuale e pubblica (...): nella sfera individuale sono cattolici credenti, ma nella vita pubblica si seguono altre strade che non rispondono ai grandi valori del Vangelo che sono necessari per la fondazione di una società giusta. E' bene educare a superare questa schizofrenia, educare non solo ad una (..) morale individuale, ma ad una morale pubblica e questo cercare di farlo con la Dottrina sociale della Chiesa, perché naturalmente questa morale pubblica dev'essere una morale ragionevole, condivisa e condivisibile anche da non credenti, una morale della ragione".
E infatti nel corso della cerimonia di benvenuto il Santo Padre precisa di giungere in Messico "come pellegrino della fede, della speranza e della carità" con il desiderio di "confermare nella fede i credenti in Cristo, consolidarli in essa e incoraggiarli a rivitalizzarla con l'ascolto della Parola di Dio, i Sacramenti e la coerenza di vita. Così potranno condividerla con gli altri, come missionari tra i propri fratelli, ed essere fermento nella società, contribuendo a una convivenza rispettosa e pacifica, basata sulla incomparabile dignità di ogni persona umana, creata da Dio, e che nessun potere ha il diritto di dimenticare o disprezzare. Questa dignità si manifesta in modo eminente nel diritto fondamentale alla libertà religiosa, nel suo genuino significato e nella sua piena integrità".
Proprio riguardo il problema della libertà religiosa padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa vaticana, intervistato da Giancarlo La Vella (http://is.gd/PuxTZl), spiega che "il Messico viene da una storia di conflitto, anche di tensione, su questo tema. Ci sono stati momenti di grande oppressione e di martirio per i credenti. Si è fatto, però, un lungo cammino, una riconciliazione, e Giovanni Paolo II, nei decenni più recenti, ha dato a questo un grande contributo, aiutando quindi a riprendere i rapporti ufficiali tra il Messico e la Santa Sede. La Chiesa naturalmente ha sempre vissuto in Messico ed è sempre stata numerosa e forte, però ha avuto le sue difficoltà e guadagna gradualmente gli spazi, in un Paese che si vuole laico, ma allo stesso tempo si vuole democratico. Quindi, libertà religiosa significa non solo libertà di culto, ma anche possibilità di iniziativa della Chiesa nell'esprimere la sua missione con opere, con attività che possano anche essere pubbliche, non per prevaricare sugli altri, per imporre – diciamo – agli altri il proprio privilegio, ma per poter servire la comunità e il bene comune in un modo più efficace".
Anche a Cuba, seconda tappa del viaggio apostolico del Papa, molti problemi riguardano ancora la "possibilità di iniziativa della Chiesa nell'esprimere la sua missione", tanto che la giornalista Paloma Gomez Borrero, sul volo Italia-Messico, evidenzia come, nonostante siano passati 14 anni, le famose parole di Giovanni Paolo II "Che Cuba si apra al mondo e che il mondo si apra a Cuba" sono ancora molto attuali.
Benedetto XVI sottolinea quindi che come "già detto" si sente "in assoluta continuità con le parole del Santo Padre Giovanni Paolo II", ricordando che la visita apostolica a Cuba del suo predecessore al trono di Pietro ha inaugurato "una strada di collaborazione e di dialogo costruttivo; una strada che è lunga e che esige pazienza, ma che va avanti - precisando - Oggi è evidente che la ideologia marxista com'era concepita non risponde più alla realtà: così non si può più rispondere nel costruire una nuova società, devono essere trovate in nuovi modelli, con pazienza e in modo costruttivo. In questo processo, che esige pazienza ma anche decisione, vogliamo aiutare in spirito di dialogo, per evitare traumi e per aiutare verso una società fraterna e giusta, con... per tutto il popolo; e vogliamo collaborare in questo senso", mettendo l'accento sul fatto che "è ovvio che la Chiesa sta sempre dalla parte della libertà: libertà della coscienza, libertà della religione" e che "in questo senso (...) contribuiscono anche proprio i semplici fedeli in questo cammino avanti".
A confermare come i rapporti tra Stato cubano e Chiesa siano "abbastanza buoni" è l'arcivescovo Angelo Becciu, sostituto della Segreteria di Stato, e dal 2009 al 2011 nunzio a Cuba, intervistato da Alessandro Di Bussolo, del Centro Televisivo Vaticano (http://is.gd/WehUSS).
L'arcivescovo Angelo Becciu chiarisce però che naturalmente "il 'termometro' vero per misurare le buone relazioni tra Santa Sede e Stato è la situazione dei rapporti tra il governo e la Chiesa locale", precisando però che "soprattutto dopo Giovanni Paolo II, le relazioni sono diventate molto più scorrevoli, sono diventate molto più efficienti, perché la Chiesa è riuscita ad avere maggiori spazi per la sua azione. Si può dire che è uscita dalle sagrestie dove era stata costretta a vivere, ha sviluppato una maggiore attività catechetica e inoltre le è stata data la possibilità di svolgere la sua attività caritativa".
Becciu conferma che "la Chiesa ha un gradimento da parte del governo (cubano, ndr), è riconosciuta nel lavoro che essa compie nel ministero che essa sta svolgendo. E devo dire che vi è un senso di ammirazione per quello che la Chiesa sta compiendo, e sta compiendo proprio nel silenzio, sta compiendo a contatto con la gente. Non può fare grandi cose, non ha grandi mezzi, però ha la forza del Vangelo. E la forza del Vangelo la porta a fare piccole cose, ma concrete per la gente. Inoltre, quando ci fu nel 2008 il terribile uragano che tanti danni ha provocato in molte parti del Paese, la Chiesa fu in prima linea nel cercare aiuti all'estero (...) Fu una collaborazione con il governo, questa, ed il governo apprezzò tanto quest'opera fatta dalla Chiesa".
Papa Benedetto XVI nel corso del suo discorso di benvenuto non manca infatti di ricordare che "insieme alla fede e alla speranza, il credente in Cristo, e la Chiesa nel suo insieme, vivono e praticano la carità come elemento essenziale della loro missione. Nella sua accezione primaria, la carità 'è anzitutto e semplicemente la risposta a una necessità immediata in una determinata situazione' (Deus caritas est, 31a http://is.gd/tHEicz), come è soccorrere coloro che patiscono la fame, sono privi di dimora, sono infermi o bisognosi in qualche aspetto della loro esistenza. Nessuno rimane escluso per la sua origine o le sue convinzioni da questa missione della Chiesa, che non entra in competizione con altre iniziative private o pubbliche, anzi, essa collabora volentieri con coloro che perseguono questi stessi fini. Tantomeno pretende altra cosa che non sia fare del bene, in maniera disinteressata e rispettosa, al bisognoso, a chi, molte volte, manca più di tutto proprio di una prova di amore autentico".
Il Messico, e l'America Latina tutta, sembra quindi avere "alcune caratteristiche" atte ad "incarnare quella missione continentale per la nuova evangelizzazione lanciata da Aparecida", come spiega padre Federico Lombardi: "E' il Paese più grande di lingua spagnola del continente latino-americano; è il Paese della Madonna di Guadalupe, quello in cui, quindi, fin dall'inizio dell'evangelizzazione cristiana c'è stata una sintesi particolarmente felice e profonda tra la cultura e il sentire delle persone autoctone di questo continente e la fede cristiana. Quindi, come è stato il cuore della prima evangelizzazione cristiana, portando in sé anche questa madre dell'evangelizzazione, una madre che presenta il figlio a tutto il popolo cristiano, può essere certamente un luogo molto significativo per la nuova evangelizzazione, intesa appunto nella sua ricchezza, come annuncio della fede: sia come annuncio di una fede che opera nella carità e costruisce giustizia, sia come fede, che prende un po' tutta la persona umana e non è solo intellettuale, ma anche del cuore".
L'arcivescovo Angelo Becciu non manca infatti di ricordare che "in America Latina vive un numero enorme di cattolici, anzi mi pare che sia il numero più alto di cattolici che abbiamo nella Chiesa - aggiungendo - Quindi è chiaro che giocano e giocheranno un ruolo importante in tutta la globalità della Chiesa. E la visita del Papa aiuterà i cattolici latino-americani a riconfermarsi nella loro fede, li incoraggerà e soprattutto li aiuterà a rimanere fedeli alla Chiesa, perché nell'America Latina sappiamo che la presenza delle sètte, delle nuove aggregazioni religiose è un problema. E tanti si lasciano incantare da queste nuove realtà che facciamo difficoltà a chiamare 'ecclesiali'. Ma sono, però, realtà che si stanno nutrendo della presenza di cristiani e di cattolici che abbandonano la Chiesa. Per cui, sentire la presenza del Papa, sentire la sua parola, questo sarà un motivo forte per aiutarli a rimanere fedeli alla vera Chiesa, alla Chiesa di Gesù".
Sul tema risponde anche Papa Benedetto XVI a seguito di una domanda, posta nel corso del viaggio aereo da France Press, che chiede: "Anche in America Latina vi sono le sfide della secolarizzazione, delle sette. A Cuba vi sono le conseguenze di una lunga propaganda dell'ateismo, la religiosità afrocubana è molto diffusa. Pensa che questo viaggio sia un incoraggiamento per la 'nuova evangelizzazione' e quali sono i punti che Le stanno più a cuore in questa prospettiva?".
Il Santo Padre quindi risponde: "Il cammino della nuova evangelizzazione è cominciato con il Concilio e questa era fondamentalmente l'intenzione di Papa Giovanni XXIII e che è stata molto sottolineata da Papa Giovanni Paolo II. E la sua necessità in un mondo che è in grande cambiamento è divenuta più evidente; esiste nel senso che il Vangelo deve esprimersi in modi nuovi (...) nella difficoltà di orientarsi oggi. C'è una situazione comune del mondo, cioè la secolarizzazione: l'assenza di Dio, la difficoltà di trovarlo al centro, di vederlo come una realtà che concerne la mia vita (...) oggi è in questo contesto della nostra moderna razionalità che possiamo di nuovo riscoprire Dio, come orientamento fondamentale della vita e della speranza, il fondamento dei valori che realmente costruiscono una società, e come possiamo tener conto della specificità delle situazioni diverse. E prima mi sembra molto importante annunciare Dio che risponde alla nostra ragione, perche vediamo la razionalità del cosmo, vediamo che c'è qualcosa dietro e vediamo come sia vicino questo Dio - concludendo - D'altra parte, bisogna tenere conto della realtà concreta: in America Latina generalmente, direi, è molto importante che il cristianesimo non era mai tanto una cosa (della ragione) ma del cuore. La Madonna di Guadalupe è conosciuta ed amata da tutti, perché capiscono che è una Madre per tutti: è presente dall'inizio in questa nuova America Latina, dopo l'arrivo degli (...) sanno intuitivamente che è vero che la Madonna ci aiuta, che esiste, ci ama e ci aiuta. Ma questa - diciamo - intuizione del cuore deve collegarsi con la razionalità della fede e con la profondità della fede che va oltre la ragione. Dobbiamo cercare di non perdere il cuore ma di collegare il cuore e la ragione, così (...) concreto, perché solo così l'uomo è completo (...)".

• DALLA PRIMAPAGINA:

• POTREBBE INTERESSARTI:

• LE ALTRE NOTIZIE: