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Papa in Emilia: Dio è per noi rifugio, non temiamo se trema la terra

Papa Benedetto XVI visita le zone colpite dal terremoto del 20 e 29 maggio in Emilia Romagna, e ai terremotati ricorda che "non sono soli" , che il "cuore del Papa" è vicino al loro e che non bisogna temere "se trema la terra" perché "Dio è per noi rifugio e fortezza".

Papa Benedetto XVI, domenica scorsa, aveva espresso il desiderio che la sua visita in Emilia Romagna, nelle zone colpite dal terremoto, fosse un "segno della solidarietà di tutta la Chiesa", invitando quindi i fedeli ad accompagnarlo "con la preghiera".
E così è stato. L'accoglienza in Emilia Romagna del Santo Padre è stata infatti calorosa, e Benedetto XVI ha subito sottolineato, rivolgendosi ai terremotati: "Fin dai primi giorni del terremoto che vi ha colpito, sono stato sempre vicino a voi con la preghiera e l'interessamento - aggiungendo - Ma quando ho visto che la prova era diventata più dura, ho sentito in modo sempre più forte il bisogno di venire di persona in mezzo a voi. E ringrazio il Signore che me lo ha concesso!".
"Vorrei che tutti, in ogni paese, sentiste come il cuore del Papa è vicino al vostro cuore per consolarvi, ma soprattutto per incoraggiarvi e per sostenervi" dice il Santo Padre abbracciando "con la mente e con il cuore tutti i paesi, tutte le popolazioni che hanno subito danni dal sisma, specialmente le famiglie e le comunità che piangono i defunti: il Signore li accolga nella sua pace".
Papa Benedetto XVI ribadisce quindi quanto ha sentito "il bisogno di venire, seppure per un breve momento, in mezzo" ai terremotati, specificando che anche quando è andato a Milano per l'Incontro Mondiale delle Famiglie avrebbe desiderato passare per una visita, ed infatti, aggiunge, "il mio pensiero andava spesso a voi".
"Sapevo infatti che oltre a patire le conseguenze materiali - spiega il Pontefice - eravate messi alla prova nell'animo, per il protrarsi delle scosse, anche forti; come pure dalla perdita di alcuni edifici simbolici dei vostri paesi, e tra questi in modo particolare di tante chiese. Qui a Rovereto di Novi, nel crollo della Chiesa (Santa Caterina di Alessandria, ndr), che ho appena visto, ha perso la vita Don Ivan Martini. Rendendo omaggio alla sua memoria, rivolgo un particolare saluto a voi, cari sacerdoti, e a tutti i confratelli, che state dimostrando, come già è avvenuto in altre ore difficili della storia di queste terre, il vostro amore generoso per il popolo di Dio".
Papa Ratzinger ricorda poi come "i sacerdoti, ma anche i religiosi e non pochi laici" pregano "ogni giorno con il cosiddetto 'Breviario', che contiene la Liturgia delle Ore, la preghiera della Chiesa che scandisce la giornata - spiegando - Preghiamo con i Salmi, secondo un ordine che è lo stesso per tutta la Chiesa Cattolica, in tutto il mondo", specificando subito dopo il perché di questo piccolo inciso: "Perché vi dico questo? Perché in questi giorni ho incontrato, pregando il Salmo 46, questa espressione che mi ha toccato: Dio è per noi rifugio e fortezza, / aiuto infallibile si è mostrato nelle angosce. / Perciò non temiamo se trema la terra, / se vacillano i monti nel fondo del mare (Sal 46,2-3)".
"Queste parole del Salmo non solo mi colpiscono perché usano l'immagine del terremoto - sottolinea quindi il Papa - ma soprattutto per ciò che affermano riguardo al nostro atteggiamento interiore di fronte allo sconvolgimento della natura: un atteggiamento di grande sicurezza, basata sulla roccia stabile, irremovibile che è Dio. Noi 'non temiamo se trema la terra', dice il salmista, perché 'Dio è per noi rifugio e fortezza', è 'aiuto infallibile...nelle angosce' ".
"Cari fratelli e sorelle, queste parole sembrano in contrasto con la paura che inevitabilmente si prova dopo un'esperienza come quella che voi avete vissuto - riflette quindi il Santo Padre - Ma, in realtà, il Salmo non si riferisce a questo tipo di paura, che è naturale, e la sicurezza che afferma non è quella di super-uomini che non sono toccati dai sentimenti normali. La sicurezza di cui parla è quella della fede, per cui, sì, ci può essere la paura, l'angoscia, le ha provate anche Gesù, come sappiamo, ma c'è, in tutta la paura e l'angoscia, soprattutto la certezza che Dio è con noi".
Papa Benedetto XVI ricorda che "noi rispetto a Dio" siano "piccoli, fragili, ma sicuri nelle sue mani, cioè affidati al suo Amore che è solido come una roccia", sottolineando come "questo Amore noi lo vediamo in Cristo Crocifisso, che è il segno al tempo stesso del dolore, della sofferenza, e dell'amore. E' la rivelazione di Dio Amore, solidale con noi fino all'estrema umiliazione".
Alle popolazioni terremotate, quindi, il Papa dice che "su questa roccia, con questa ferma speranza, si può costruire, si può ricostruire", rammentando che "sulle macerie del dopoguerra, non solo materiali, l'Italia è stata ricostruita certamente grazie anche ad aiuti ricevuti, ma soprattutto grazie alla fede di tanta gente animata da spirito di vera solidarietà, dalla volontà di dare un futuro alle famiglie, un futuro di libertà e di pace".
"Voi siete gente che tutti gli italiani stimano per la vostra umanità e socievolezza, per la laboriosità unita alla giovialità. Tutto ciò è ora messo a dura prova da questa situazione, ma essa non deve e non può intaccare quello che voi siete come popolo, la vostra storia e la vostra cultura" continua il Santo Padre, ed esorta gli emiliani a rimanere fedeli alla loro "vocazione di gente fraterna e solidale" per affrontare "ogni cosa con pazienza e determinazione, respingendo le tentazioni che purtroppo sono connesse a questi momenti di debolezza e di bisogno".
Infine, Papa Benedetto XVI invita i terremotati a tenere "ben presente nel cuore": "Non siete e non sarete soli!".
"In questi giorni, in mezzo a tanta distruzione e tanto dolore, voi avete visto e sentito come tanta gente si è mossa per esprimervi vicinanza, solidarietà, affetto; e questo attraverso tanti segni e aiuti concreti - aggiunge il Pontefice - La mia presenza in mezzo a voi vuole essere uno di questi segni di amore e di speranza. Guardando le vostre terre ho provato profonda commozione davanti a tante ferite, ma ho visto anche tante mani che le vogliono curare insieme a voi; ho visto che la vita ricomincia, vuole ricominciare con forza e coraggio, e questo è il segno più bello e luminoso".
E prima di salutare e benedire i fedeli, Papa Benedetto XVI non manca di rivolgere "un forte appello alle istituzioni" ma anche "ad ogni cittadino ad essere, pur nelle difficoltà del momento, come il buon samaritano del Vangelo che non passa indifferente davanti a chi è nel bisogno, ma, con amore, si china, soccorre, rimane accanto, facendosi carico fino in fondo delle necessità dell'altro (cfr Lc 10,29-37)".
Ai terremotati il Papa ribadisce quindi: "La Chiesa vi è vicina e vi sarà vicina con la sua preghiera e con l'aiuto concreto delle sue organizzazioni, in particolare della Caritas, che si impegnerà anche nella ricostruzione del tessuto comunitario delle parrocchie".

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