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Papa: fede, Occidente stanco. Come Wojtyla c'è chi dà speranza a mondo

Papa Benedetto XVI questa mattina ha presieduto la Santa Messa Crismale durante la quale vi è stata la benedizione degli oli sacri, ricordando come anche grazie a Papa Wojtyla vi sia la certezza di "persone che, mediante la loro fede e il loro amore, danno speranza al mondo".

Papa Benedetto XVI questa mattina ha presieduto, nella Basilica Vaticana, la Santa Messa Crismale, Liturgia che si celebra in questo giorno in tutte le Chiese Cattedrali durante la quale vi è stata "la benedizione degli oli sacri – dell'olio per l'unzione dei catecumeni, di quello per l'unzione degli infermi e del crisma per i grandi Sacramenti che conferiscono lo Spirito Santo: Confermazione, Ordinazione sacerdotale e Ordinazione episcopale", come spiega nell'omelia il Santo Padre. Nella omelia Papa Benedetto XVI ricorda come "nei Sacramenti il Signore ci tocca per mezzo degli elementi della creazione" e che il Signore ha scelto "pane e vino" che sono "frutti della terra e del lavoro dell'uomo" come "portatori della sua presenza". L'olio quindi "è simbolo dello Spirito Santo e, al tempo stesso, ci rimanda a Cristo - sottolineando - la parola 'Cristo' (Messia) significa 'l'Unto' ". "L'umanità di Gesù, mediante l'unità del Figlio col Padre, è inserita nella comunione con lo Spirito Santo e così è 'unta' in maniera unica, è penetrata dallo Spirito Santo - continua Benedetto XVI - La sua umanità è penetrata dalla forza dello Spirito Santo. Egli apre la nostra umanità per il dono dello Spirito Santo". "Noi ci chiamiamo 'cristiani': 'unti' – persone che appartengono a Cristo e per questo partecipano alla sua unzione, sono toccate dal suo Spirito" continua nella sua omelia il Santo Padre, che ricorda "Non voglio soltanto chiamarmi cristiano, ma voglio anche esserlo, ha detto sant'Ignazio d'Antiochia". Papa Benedetto XVI spiega quindi come in tale triade degli oli oggi benedetti si esprimano "tre dimensioni essenziali dell'esistenza cristiana". "C'è innanzitutto l'olio dei catecumeni. Quest'olio indica come un primo modo di essere toccati da Cristo e dal suo Spirito, un tocco interiore col quale il Signore attira le persone vicino a sé - spiega innanzitutto il Santo Padre - C'è poi l'olio per l'Unzione degli infermi. Abbiamo davanti a noi la schiera delle persone sofferenti: gli affamati e gli assetati, le vittime della violenza in tutti i Continenti, i malati con tutti i loro dolori, le loro speranze e disperazioni, i perseguitati e i calpestati, le persone col cuore affranto" ricordando come "il guarire è un incarico primordiale affidato da Gesù alla Chiesa, secondo l'esempio dato da Lui stesso che risanando ha percorso le vie del Paese". "Al terzo posto c'è infine il più nobile degli oli ecclesiali, il crisma, una mistura di olio di oliva e profumi vegetali. E' l'olio dell'unzione sacerdotale e di quella regale, unzioni che si riallacciano alle grandi tradizioni d'unzione dell'Antica Alleanza. Nella Chiesa quest'olio serve soprattutto per l'unzione nella Confermazione e nelle Ordinazioni sacre" continua Benedetto XVI. "La liturgia di oggi - spiega il Papa - collega con quest'olio le parole di promessa del profeta Isaia: Voi sarete chiamati 'sacerdoti del Signore', 'ministri del nostro Dio' sarete detti (61,6). Con ciò il profeta riprende la grande parola di incarico e di promessa, che Dio aveva rivolto a Israele presso il Sinai: 'Voi sarete per me un regno di sacerdoti e una nazione santa' (Es 19,6). E continua: "San Pietro, nella sua grande catechesi battesimale, ha applicato tale privilegio e tale incarico di Israele all'intera comunità dei battezzati, proclamando: 'Voi invece siete stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere ammirevoli di lui, che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua luce meravigliosa. Un tempo voi eravate non-popolo, ora invece siete popolo di Dio' (1Pt 2,9s)". Papa Benedetto XVI quindi domanda e riflette: "Siamo veramente il santuario di Dio nel mondo e per il mondo? Apriamo agli uomini l'accesso a Dio o piuttosto lo nascondiamo? Non siamo forse noi – popolo di Dio – diventati in gran parte un popolo dell'incredulità e della lontananza da Dio? Non è forse vero che l'Occidente, i Paesi centrali del cristianesimo sono stanchi della loro fede e, annoiati della propria storia e cultura, non vogliono più conoscere la fede in Gesù Cristo?". Il Papa quindi dice: "Abbiamo motivo di gridare in quest'ora a Dio: 'Non permettere che diventiamo un non-popolo! Fa' che ti riconosciamo di nuovo! Infatti, ci hai unti con il tuo amore, hai posto il tuo Spirito Santo su di noi. Fa' che la forza del tuo Spirito diventi nuovamente efficace in noi, affinché con gioia testimoniamo il tuo messaggio!". Benedetto XVI quindi conclude questa bellissima omelia (per una maggiore rilessione qui il testo integrale - http://is.gd/Kwh3Lw) sottolineando che "Nonostante tutta la vergogna per i nostri errori, non dobbiamo, però, dimenticare che anche oggi esistono esempi luminosi di fede; che anche oggi vi sono persone che, mediante la loro fede e il loro amore, danno speranza al mondo - e ricordando - Quando il prossimo 1 maggio verrà beatificato Papa Giovanni Paolo II, penseremo pieni di gratitudine a lui quale grande testimone di Dio e di Gesù Cristo nel nostro tempo, quale uomo colmato di Spirito Santo. Insieme con lui pensiamo al grande numero di coloro che egli ha beatificato e canonizzato e che ci danno la certezza che la promessa di Dio e il suo incarico anche oggi non cadono nel vuoto".

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