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Papa: diplomatici Santa Sede con "doti umane e soprannaturali"

Papa Benedetto XVI parla alla comunità degli Alunni della Pontificia Accademia Ecclesiastica del ruolo della diplomazia e del diplomatico. Il diplomatico pontificio è chiamato quindi "a mettere a frutto tutte le proprie doti umane e soprannaturali", dice il Santo Padre.

Papa Benedetto XVI ha ricevuto in udienza (10 giugno) la comunità degli Alunni della Pontificia Accademia Ecclesiastica. La Pontificia Accademia Ecclesiastica, fondata nel 1701, è l'istituzione "in cui si formano i sacerdoti che si preparano a far parte del servizio diplomatico della Santa Sede, presso le Nunziature Apostoliche o la Segreteria di Stato" (http://is.gd/4KHlRK). Il Santo Padre ha quindi tenuto un breve ma denso discorso sul ruolo della diplomazia in generale e della diplomazia pontificia in particolare che vale la pena di leggere interamente (http://is.gd/tOUhgR). Il Santo Padre spiega quindi l'essenza di un'ambasciatore e il suo sostanziale ruolo nelle relazioni diplomatiche tra gli Stati: "Nella concezione tradizionale, - dice il Papa - già propria del mondo antico, l'inviato, l'ambasciatore, è essenzialmente colui che è stato investito dell'incarico di portare in maniera autorevole la parola del Sovrano e, per questo, può rappresentarlo e trattare in suo nome. La solennità del cerimoniale, gli onori tradizionalmente resi alla persona dell'inviato, che assumevano anche tratti religiosi, sono, in realtà, un tributo reso a colui che rappresenta e al messaggio di cui si fa interprete. Il rispetto verso l'inviato costituisce una delle forme più alte di riconoscimento, da parte di un'autorità sovrana, del diritto ad esistere, su di un piano di pari dignità, di soggetti altri da sé. Accogliere, quindi, un inviato come interlocutore, riceverne la parola, significa porre le basi della possibilità di una coesistenza pacifica". Il ruolo dell'ambasciatore, dice il Papa, è ovviamente un ruolo delicato e richiede "da parte dell'inviato, la capacità di porgere tale parola in maniera al tempo stesso fedele, il più possibile rispettosa della sensibilità e dell'opinione altrui, ed efficace". Papa Benedetto XVI osserva poi che: "Sta qui la vera abilità del diplomatico e non, come talora erroneamente si crede, nell'astuzia o in quegli atteggiamenti che rappresentano piuttosto delle degenerazioni della pratica diplomatica. Lealtà, coerenza, e profonda umanità sono le virtù fondamentali di qualsiasi inviato, il quale è chiamato a porre non solo il proprio lavoro e le proprie qualità, ma, in qualche modo, l'intera persona al servizio di una parola che non è sua". Per questo motivo l'ambasciatore pontificio, sembra dire il Papa, è quasi un ambasciatore "due volte" in quanto: "Egli, in primo luogo - come si è sottolineato più volte - è un sacerdote, un vescovo, un uomo che ha già scelto di vivere al servizio di una Parola che non è la sua. Infatti, egli è un servitore della Parola di Dio, è stato investito, come ogni sacerdote, di una missione che non può essere svolta a tempo parziale, ma che gli richiede di essere, con l'intera vita, una risonanza del messaggio che gli è affidato, quello del Vangelo. Ed è proprio sulla base di questa identità sacerdotale, ben chiara e vissuta in modo profondo, che si viene ad inserire, con una certa naturalezza, il compito specifico di farsi portatore della parola del Papa, dell'orizzonte del suo ministero universale e della sua carità pastorale, nei confronti delle Chiese particolari e di fronte alle istituzioni nelle quali viene legittimamente esercitata la sovranità nell'ambito statale o delle organizzazioni internazionali". Per questo, sottolinea il Santo Padre: "Nello svolgimento di tale missione, il diplomatico della Santa Sede è chiamato a mettere a frutto tutte le proprie doti umane e soprannaturali".

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