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Papa dimesso, Rabbino Metzeger: pace Israele Palestina nel suo cuore

Le dimissioni di Papa Benedetto XVI vengono colte con sorpresa anche in Terra Santa. Il rabbino capo di Israele Yona Metzeger ricorda come "la questione della pace israelo-palestinese era particolarmente vicina al cuore" di Papa Ratzinger, che nel corso del suo Pontificato ha aperto una nuova stagione di dialogo anche con i musulmani.

Durante il Pontificato di Benedetto XVI "vi sono state le migliori relazioni mai avute fra la Chiesa e il Rabbinato, speriamo che questo orientamento continui, penso che meriti un gran riconoscimento per l'avanzamento dei rapporti inter religiosi fra il giudaismo, la cristianità e l'islam", spiega il rabbino capo d'Israele Yona Metzeger poco dopo l'annuncio di dimissioni da parte di Papa Ratzinger . Interpellato dall'Ansa, il rabbino Metzeger ringrazia quindi Papa Benedetto XVI "per quanto ha fatto negli anni di Pontificato, una missione nel corso della quale ha operato per avvicinare le religioni e per diffondere la causa della pace nel mondo", sottolineando la gratitudine per il fatto che il Santo Padre sia "rimasto fedele alla strategia del suo predecessore (Giovanni Paolo II) di rafforzare i legami col popolo ebraico e con il rabbinato di Gerusalemme". Il rabbino capo d'Israele sottolinea infine come Papa Ratzinger abbia fatto "molto per impedire e ridurre l'antisemitismo" ricordando come "la questione della pace israelo-palestinese era particolarmente vicina al suo cuore". "Scosso" invece per la notizia delle dimissioni del Papa Ahmad el Tayyeb, il gran imam di al Azhar, principale istituzione teologica sunnita musulmana. Papa Benedetto XVI ha infatti aperto una nuova stagione di dialogo tra cristiani e musulmani "nella carità e nella verità" come sottolinea Radio Vaticana, soprattutto a partire da quell'incontro all'Università di Ratisbona, nel settembre del 2006, dove in un primo momento le parole del Pontefice furono male interpretate.

Nel corso del suo discorso all'Aula Magna, Papa Ratzinger nel presentare "la domanda centrale sul rapporto tra religione e violenza in genere" cita infatti l'imperatore bizantino Manuele II Paleologo quando afferma: "Mostrami pure ciò che Maometto ha portato di nuovo, e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava", spiegando subito dopo "le ragioni per cui la diffusione della fede mediante la violenza è cosa irragionevole" perché "la violenza è in contrasto con la natura di Dio e la natura dell'anima", e sempre prendendo spunto dai Dialoghi con un Persiano di Manuele II Paleologo ricorda: "Dio non si compiace del sangue, non agire secondo ragione, (...), è contrario alla natura di Dio. La fede è frutto dell'anima, non del corpo. Chi quindi vuole condurre qualcuno alla fede ha bisogno della capacità di parlare bene e di ragionare correttamente, non invece della violenza e della minaccia...Per convincere un'anima ragionevole non è necessario disporre né del proprio braccio, né di strumenti per colpire né di qualunque altro mezzo con cui si possa minacciare una persona di morte...".

Parole, soprattutto se estrapolate dal contesto, che avevano suscitato in un primo momento reazioni nel mondo musulmano, tanto che pochi giorni dopo, nel corso dell'Udienza Generale del 20 settembre 2006, Papa Benedetto XVI precisa: "Per il lettore attento del mio testo (..) risulta chiaro che non volevo in nessun modo far mie le parole negative pronunciate dall'imperatore medievale in questo dialogo e che il loro contenuto polemico non esprime la mia convinzione personale. La mia intenzione era ben diversa: partendo da ciò che Manuele II successivamente dice in modo positivo, con una parola molto bella, circa la ragionevolezza che deve guidare nella trasmissione della fede, volevo spiegare che non religione e violenza, ma religione e ragione vanno insieme. Il tema della mia conferenza – rispondendo alla missione dell'Università – fu quindi la relazione tra fede e ragione: volevo invitare al dialogo della fede cristiana col mondo moderno ed al dialogo di tutte le culture e religioni". Dopo tale chiarimento ben 216 saggi e guide religiose islamiche firmano una lettera aperta al Papa per trovare un terreno comune d'incontro tra cristiani e musulmani, ricorda Radio Vaticana, dialogo sancito simbolicamente dalla toccante visita di Benedetto XVI alla Moschea Blu di Istanbul.

Anche il patriarca latino di Gerusalemme, Fouad Twal, saluta "con molta riconoscenza il coraggio, la saggezza morale e l'umiltà" di Papa Benedetto XVI, ricordando il viaggio in Terra Santa nel 2009 ed a Cipro nel 2010 come "eventi con un forte simbolismo per i cristiani, ma anche per gli ebrei e per i musulmani". "E' con molta gioia ed anche con speranza che i cristiani di Terra Santa e del Medio Oriente hanno ricevuto l'Esortazione apostolica 'Ecclesia in Medio Oriente', attraverso di essa i cristiani d'Oriente hanno potuto apprezzare i consigli e le istruzioni al fine di essere in questa regione e nel mondo comunione e testimonianza" continua Fouad Twal come riporta Radio Vaticana, sottolineando che tutta la diocesi del patriarcato latino a Gerusalemme "con emozione, preghiera e raccoglimento, ringrazia dal profondo del cuore Benedetto XVI per il suo affetto paterno ed il suo impegno per la pace in Terra Santa e augura al Santo Padre che la Vergine Maria lo accompagni in questa decisione e nel tempo di riposo che lo attende". Stesso ringraziamento arriva anche dal Custode di Terra Santa padre Pierbattista Pizzaballa, che rammenta come Papa Benedetto XVI sia "stato sempre molto vicino a noi. Ha compiuto un grande viaggio; ci ha dato i suoi discorsi; ha guidato il Sinodo e donato l'esortazione apostolica sulle Chiese del Medio Oriente - concludendo - Sono certo che l'attenzione della Santa Sede verso la Terra Santa continuerà".

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