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Papa: anche in nome della fede cristiana si è fatto ricorso a violenza

Papa Benedetto XVI ad Assisi osserva il rapporto tra religione e violenza e la necessità che proprio il "dialogo interreligioso" risponda alle domande sulla "vera natura della religione" e sulla sua "natura comune". Dopo il crollo del Muro di Berlino la pace non è scoppiata. E la violenza muta forma.

Papa Benedetto XVI ad Assisi, 25 anni dopo il primo incontro "interconfessionale", del 27 ottobre 1986, tenutosi per volontà di Giovanni Paolo II, ha convocato la "Giornata di riflessione, dialogo e preghiera per la pace e la giustizia nel mondo" che ha intitolato "Pellegrini della verità, pellegrini della Pace". Hanno partecipato all'incontro non solo le religioni più rappresentative ma anche, per la prima volta i "Non Credenti" che, come rappresentate hanno avuto Julia Kristeva, filosofa e psicoanalista bulgara. Papa Benedetto XVI nel suo intervento è partito dalla situazione storica del 1986, quando c'era ancora il Muro di Berlino a dividere l'Europa, muro che nel 1989, "tre anni dopo Assisi" cadde "senza spargimento di sangue". Ma perché quel muro si sbriciolò? Papa Ratzinger osserva che "la questione delle cause di tale rovesciamento è complessa e non può trovare una risposta in semplici formule. Ma accanto ai fattori economici e politici, la causa più profonda di tale evento è di carattere spirituale: dietro il potere materiale non c'era più alcuna convinzione spirituale". "La volontà di essere liberi fu alla fine più forte della paura di fronte alla violenza che non aveva più alcuna copertura spirituale", osserva il Papa. Nel corso del suo discorso Benedetto XVI si interroga però su che cosa è avvenuto dopo, dato che "non possiamo dire che da allora la situazione sia caratterizzata da libertà e pace". Il mondo della libertà infatti, osserva il Papa, "si è rivelato in gran parte senza orientamento, e da non pochi la libertà viene fraintesa anche come libertà per la violenza. La discordia assume nuovi e spaventosi volti e la lotta per la pace deve stimolare in modo nuovo tutti noi". E nel 2011, 25 anni dopo l'incontro di Giovanni Paolo II, la violenza e la discordia ha "nuovi volti" che Papa Ratzinger riassume in "due differenti tipologie diametralmente opposte nella loro motivazione". Spiega il Papa: "Anzitutto c'è il terrorismo, nel quale, al posto di una grande guerra, vi sono attacchi ben mirati che devono colpire in punti importanti l'avversario in modo distruttivo, senza alcun riguardo per le vite umane innocenti che con ciò vengono crudelmente uccise o ferite. Agli occhi dei responsabili, la grande causa del danneggiamento del nemico giustifica ogni forma di crudeltà. Viene messo fuori gioco tutto ciò che nel diritto internazionale era comunemente riconosciuto e sanzionato come limite alla violenza. Sappiamo che spesso il terrorismo è motivato religiosamente e che proprio il carattere religioso degli attacchi serve come giustificazione per la crudeltà spietata, che crede di poter accantonare le regole del diritto a motivo del 'bene' perseguito. La religione qui non è a servizio della pace, ma della giustificazione della violenza". Ed ecco che Papa Benedetto XVI medita, con grande onestà intellettuale, sulla religione come "causa di violenza" osservando che "la critica della religione, a partire dall'illuminismo, ha ripetutamente sostenuto che la religione fosse causa di violenza e con ciò ha fomentato l'ostilità contro le religioni". Papa Benedetto XVI sottolinea: "I rappresentanti delle religioni convenuti nel 1986 ad Assisi intendevano dire – e noi lo ripetiamo con forza e grande fermezza: questa non è la vera natura della religione. E' invece il suo travisamento e contribuisce alla sua distruzione". Per questo Papa Ratzinger individua il "compito fondamentale" del dialogo interreligioso, nella risposta alle domande che lo stesso Pontefice, nel suo discorso, retoricamente, si pone: "ma da dove sapete quale sia la vera natura della religione? La vostra pretesa non deriva forse dal fatto che tra voi la forza della religione si è spenta? Ed altri obietteranno: ma esiste veramente una natura comune della religione, che si esprime in tutte le religioni ed è pertanto valida per tutte?". Papa Benedetto XVI risponde comunque per 'parte sua': "Come cristiano, vorrei dire a questo punto: sì, nella storia anche in nome della fede cristiana si è fatto ricorso alla violenza. Lo riconosciamo, pieni di vergogna. Ma è assolutamente chiaro che questo è stato un utilizzo abusivo della fede cristiana, in evidente contrasto con la sua vera natura. Il Dio in cui noi cristiani crediamo è il Creatore e Padre di tutti gli uomini, a partire dal quale tutte le persone sono tra loro fratelli e sorelle e costituiscono un'unica famiglia. La Croce di Cristo è per noi il segno del Dio che, al posto della violenza, pone il soffrire con l'altro e l'amare con l'altro. Il suo nome è 'Dio dell'amore e della pace' (2 Cor 13,11)". Per questo Papa Benedetto concludendo la "prima parte" del suo discorso dice: "E' compito di tutti coloro che portano una qualche responsabilità per la fede cristiana purificare continuamente la religione dei cristiani a partire dal suo centro interiore, affinché – nonostante la debolezza dell'uomo – sia veramente strumento della pace di Dio nel mondo". Qui il suo intervento integrale (http://is.gd/kxyuNG).

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