le notizie che fanno testo, dal 2010

Papa alle Fosse Ardeatine: bisogna dire sì al bene e no al male

Papa Benedetto XVI si è recato in visita alle Fosse Ardeatine, a Roma, "doloroso memoriale del male più orrendo" invitando tutti a "prendersi per mano, come fratelli, e dire: Padre nostro, noi crediamo in Te, e con la forza del tuo amore vogliamo camminare insieme, in pace".

Il 24 marzo 1944 i nazisti, come atto di rappresaglia per un attacco partigiano in via Rasella, a Roma, uccisero ben 335 civili e militari italiani nelle cave di via Ardeatina. Oggi Papa Benedetto XVI si è recato in visita privata al Sacrario delle Fosse Ardeatine, nel 67esimo anniversario dell'eccidio, accogliendo l'invito dell'Associazione Nazionale tra le Famiglie Italiane dei Martiri caduti per la libertà della Patria (A.N.F.I.M.). Dopo aver deposto un cesto di fiori sulla lapide che ricorda l'eccidio, Benedetto XVI attraversa le grotte, si inginocchia nel sacrario e con il Rabbino Capo recita una preghiera per i defunti. All'uscita il Santo Padre appone la sua firma al Libro dei visitatori e prima di tornare in Vaticano, per la recita dell'Angelus, Benedetto XVI rivolge un saluto ai Familiari delle Vittime e a tutti i presenti.
"Ciò che qui è avvenuto il 24 marzo 1944 è offesa gravissima a Dio, perché è la violenza deliberata dell'uomo sull'uomo - dice il Papa - E' l'effetto più esecrabile della guerra, di ogni guerra, mentre Dio è vita, pace, comunione".
"Sono venuto ad invocare la divina Misericordia, che sola può colmare i vuoti, le voragini aperte dagli uomini quando, spinti dalla cieca violenza, rinnegano la propria dignità di figli di Dio e fratelli tra loro - continua Benedetto XVI - Anch'io, come Vescovo di Roma, città consacrata dal sangue dei martiri del Vangelo dell'Amore, vengo a rendere omaggio a questi fratelli, uccisi a poca distanza dalle antiche catacombe".
Il Papa poi ricorda due testimonianze di due vittime di questa "violenza deliberata dell'uomo sull'uomo". Prima le parole "incise sulla parete di una cella di tortura, in Via Tasso, a Roma, durante l'occupazione nazista", cioè "Credo in Dio e nell'Italia / credo nella risurrezione / dei martiri e degli eroi / credo nella rinascita / della patria e nella / libertà del popolo". "Sono il testamento di una persona ignota - spiega il Papa - che in quella cella fu imprigionata, e dimostrano che lo spirito umano rimane libero anche nelle condizioni più dure. 'Credo in Dio e nell'Italia': questa espressione mi ha colpito anche perché quest'anno ricorre il 150esimo anniversario dell'unità d'Italia, ma soprattutto perché afferma il primato della fede, dalla quale attingere la fiducia e la speranza per l'Italia e per il suo futuro".
"Un'altra testimonianza mi ha colpito, e questa fu ritrovata proprio nelle Fosse Ardeatine continua il Santo Padre - Un foglio di carta su cui un caduto aveva scritto: 'Dio mio grande Padre, noi ti preghiamo affinché tu possa proteggere gli ebrei dalle barbare persecuzioni. 1 Pater noster, 10 Ave Maria, 1 Gloria Patri' ".
Benedetto XVI sottolinea infatti che anche "In quel momento così tragico, così disumano, nel cuore di quella persona c'era l'invocazione più alta: 'Dio mio grande Padre'. Padre di tutti! Come sulle labbra di Gesù, morente sulla croce: 'Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito'. In quel nome, 'Padre', c'è la garanzia sicura della speranza; la possibilità di un futuro diverso, libero dall'odio e dalla vendetta, un futuro di libertà e di fraternità, per Roma, l'Italia, l'Europa, il mondo".
"Sì, dovunque sia, in ogni continente, a qualunque popolo appartenga, l'uomo è figlio di quel Padre che è nei cieli, è fratello di tutti in umanità - continua il Papa - Ma questo essere figlio e fratello non è scontato. Lo dimostrano purtroppo anche le Fosse Ardeatine. Bisogna volerlo, bisogna dire sì al bene e no al male. Bisogna credere nel Dio dell'amore e della vita, e rigettare ogni altra falsa immagine divina, che tradisce il suo santo Nome e tradisce di conseguenza l'uomo, fatto a sua immagine".
E conclude: "In questo luogo, doloroso memoriale del male più orrendo, la risposta più vera è quella di prendersi per mano, come fratelli, e dire: Padre nostro, noi crediamo in Te, e con la forza del tuo amore vogliamo camminare insieme, in pace, a Roma, in Italia, in Europa, nel mondo intero. Amen".

• DALLA PRIMAPAGINA:

• POTREBBE INTERESSARTI:

• LE ALTRE NOTIZIE: