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Papa a parroci: Concilio virtuale era più forte del Concilio reale

Papa Benedetto XVI incontra i parroci della Diocesi di Roma per l'ultima volta, e tra un aneddoto ed un ricorda rievoca il Concilio Vaticano II, spiegando che per un certo periodo "il Concilio virtuale era più forte del Concilio reale".

Nei giorni che sono seguiti l'annuncio di dimissioni da parte di Papa Benedetto XVI, da più parti c'è chi invoca un nuovo Concilio Vaticano a 50anni dall'ultimo. E proprio in occasione dell'ultimo incontro con i parroci ed il clero della Diocesi di Roma, Papa Benedetto XVI, dopo essere stato accolto da lunghi applausi e commozione, ne approfitta per "una piccola chiacchierata sul Concilio Vaticano II, come io l'ho visto". Papa Raztinger comincia così un interessante racconto, partendo da un anedotto (come riportato da Radio Vaticana): "Io ero stato nominato nel '59 professore all'Università di Bonn, dove studiano gli studenti, i seminaristi della diocesi di Colonia e di altre diocesi circostanti. Così, sono venuto in contatto con il cardinale di Colonia, il cardinale Frings". Il Papa ricorda come il cardinale Frings lo aveva "invitato – il più giovane dei professori – a scrivergli un progetto" per una conferenza organizzata a Genova dal cardinale Siri dal titolo Il Concilio e il mondo del pensiero moderno. "Il progetto gli è piaciuto - continua il Santo Padre raccontando ai sacerdoti di Roma - e ha proposto alla gente, a Genova, questo testo, come io l'avevo scritto".

Papa Benedetto XVI quindi prosegue rivelando che "poco dopo Papa Giovanni invita il cardinale Frings "a venire e lui era pieno di timore di avere detto forse qualcosa di non corretto, di falso e sarebbe stato interpellato per un rimprovero, forse anche per togliergli la porpora... (i parroci ridono) Sì...quando il suo segretario lo ha vestito per l'udienza, ha detto: 'Forse adesso porto per l'ultima volta questa roba'... (i parroci ridono) Poi, è entrato. Papa Giovanni gli va incontro, lo abbraccia e dice: 'Grazie, eminenza, lei ha detto che cose che io volevo dire, ma non avevo trovato le parole'... (i parroci ridono, applausi). Così, il cardinale sapeva di essere sulla strada giusta, e mi ha invitato ad andare con lui al Concilio, prima come suo esperto personale, poi – nel corso del primo periodo, forse nel novembre '62 – sono stato nominato anche perito ufficiale del Concilio". Papa Benedetto XVI quindi sottolinea: "Allora, noi siamo andati al Concilio non solo con gioia, ma con entusiasmo. Era un'aspettativa incredibile. Speravamo che tutto si rinnovasse, veramente che venisse una nuova Pentecoste, una nuova era della Chiesa" e questo perché già allora si stentiva che "la Chiesa non andava avanti" ma che "sembrava piuttosto una realtà del passato e non la portatrice del futuro". Per questo, prosegue il Pontefice, "speravamo che questo rapporto si rinnovasse, si cambiasse, che la Chiesa fosse di nuovo forza del domani e forza dell'oggi" tanto da trovare un nuovo rapporto tra la Chiesa e le forze migliori del mondo, "per aprire il futuro dell'umanità, per aprire il vero progresso".

Radio Vaticana, riportando il lungo discorso del Papa ai parroci di Roma , sottolinea come Benedetto XVI abbia rammentanto il fatto che "qualcuno ha criticato il Concilio perché parlava di tante cose, ma non di Dio - precisando - invece, ha parlato di Dio e il suo primo atto è stato quello di parlare di Dio e di aprire a tutto il popolo santo la possibilità dell'adorazione di Dio, nella comune celebrazione della liturgia del Corpo e Sangue di Cristo. In questo senso - ha osservato - oltre i fattori pratici che sconsigliavano di cominciare subito con temi controversi, è stato realmente 'un atto di Provvidenza' che all'inizio del Concilio c'è la liturgia, c'è Dio, l'Adorazione". Il Santo Padre si è poi soffermato su quell'idea, del Concilio Vaticano II di "completare l'ecclesiologia in modo teologico, ma proseguendo anche in modo strutturale, cioè accanto alla successione di Pietro, la sua funzione unica, definire anche meglio la funzione dei vescovi, del corpo episcopale". "E per fare questo - ha osservato Papa Benedetto XVI - è stata trovata la parola 'collegialità', molto discussa con discussioni accanite, direi, un po' esagerate anche", visto che tale parola serviva soprattutto "per esprimere che i vescovi, insieme, sono la continuazione dei Dodici, del corpo degli Apostoli". Ai parroci di Roma il Papa quindi spiega che "è stato detto: solo un vescovo, quello di Roma, è successore di un determinato apostolo, di Pietro. Tutti gli altri diventano successori degli apostoli entrando nel corpo che continua il corpo degli apostoli. E così proprio il corpo dei vescovi, il collegio è la continuazione del corpo dei Dodici, ha così la sua necessità, la sua funzione, i suoi diritti e doveri".

Papa Ratzinger però sottolinea come ciò "appariva a molti come una lotta per il potere, e forse qualcuno ha pensato sul potere, ma sostanzialmente non si trattava di potere, ma della complementarietà dei fattori e della completezza del corpo della Chiesa con i vescovi, successori degli apostoli come elementi portanti, ed ognuno di loro è elemento portante della Chiesa insieme con questo grande corpo". Il Pontefice rileva come "il Concilio abbia deciso di creare una costruzione trinitaria dell'ecclesiologia: popolo di Dio-Padre-Corpo di Cristo-tempio dello Spirito Santo" pur sottolineando che "solo dopo il Concilio è stato messo in luce un elemento che si trova un po' nascosto, anche già nel Concilio stesso, cioè: il nesso tra popolo di Dio, corpo di Cristo, e proprio la comunione con Cristo, nell'unione eucaristica - osservando - direi filologicamente nel Concilio non era ancora totalmente maturo, ma è frutto del Concilio che il concetto di comunione diventa sempre più espressione del senso della Chiesa, comunione nelle diverse dimensioni, comunione con il Dio Trinitario, che è Egli stesso comunione tra Padre, Figlio e Spirito Santo, comunione sacramentale, comunione concreta nell'episcopato e nella vita della Chiesa". Il Santo Padre affronta poi con i sacerdoti di Roma "il problema della Rivelazione" e di come sia stato "creato un documento che è uno dei più belli e anche innovativi di tutto il Concilio, che deve essere ancora molto più studiato, perché anche oggi l'esegesi tende a leggere la Scrittura fuori dalla Chiesa, fuori dalla fede, solo nel cosiddetto spirito del metodo storico-critico, metodo importante", ribadendo: "C'è ancora, come ho detto nella prefazione del mio libro su Gesù, molto da fare per arrivare ad una lettura realmente nello spirito del Concilio. Qui l'applicazione del Concilio ancora non è completa, è ancora da fare".

Il Santo Padre, infine, non ha mancato di osservare come oltre al vero Concilio c'era però "anche il Concilio dei media". Riporta ancora Radio Vaticana: "Era quasi un Concilio a sé – ha detto - e il mondo ha percepito il Concilio tramite i media. Quindi il Concilio che è arrivato alla gente è stato quello dei media, non quello dei Padri. 'E mentre il Concilio dei Padri - ha rilevato - si realizzava all'interno della fede', il Concilio dei giornalisti non si è realizzato, naturalmente, all'interno della fede ma all'interno delle categorie dei media di oggi, cioè fuori dalla fede, con un'ermeneutica diversa. 'Era un'ermeneutica politica: per i media, il Concilio era una lotta politica, una lotta di potere tra diverse correnti nella Chiesa'. Ed era ovvio che i media prendessero posizione per quella parte che loro appariva quella adatta al loro mondo. Questo Concilio dei media – ha affermato il Papa – si è imposto nella società creando numerosi problemi, mentre il vero Concilio ha avuto difficoltà a concretizzarsi: 'il Concilio virtuale era più forte del Concilio reale' ". Papa Benedetto XVI conclude però che "la forza reale del Concilio man mano, sempre più si realizza e diventa la vera forza che poi è anche vera riforma, vero rinnovamento della Chiesa" sottolineando quindi che "50 anni dopo il Concilio virtuale si sta perdendo, mentre appare il vero Concilio con tutta la sua forza spirituale", e prima di salutare, ai sacerdoti della diocesi di Roma ricorda: "Ed è nostro compito, proprio in questo Anno della Fede lavorare perché il vero Concilio, con la forza dello Spirito Santo si realizzi e sia realmente rinnovata la Chiesa - concludendo - 'Speriamo che il Signore ci aiuti. Io, ritirato con la mia preghiera, sarò sempre con voi, e insieme andiamo avanti con il Signore, nella certezza: vince il Signore' ".

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