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Papa a Rebibbia parla ai detenuti: "Dio vi ama di un amore infinito"

Papa Benedetto XVI in Visita Pastorale al carcere di Rebibbia a Roma incontra i detenuti e la Polizia Penitenziaria ricordando che "lo stesso Unigenito Figlio di Dio, il Signore Gesù, ha fatto l'esperienza del carcere, è stato sottoposto a un giudizio davanti a un tribunale e ha subito la più feroce condanna alla pena capitale".

Papa Benedetto XVI si è recato al carcere di Rebibbia a Roma in Visita Pastorale in occasione della quarta domenica di Avvento. Il Santo Padre è stato accolto da Paola Severino, neo Ministro della Giustizia, da Franco Ionta, Capo Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, dal Dr. Carmelo Cantone, Direttore dell'istituto e da don Pier Sandro Spriano e don Roberto Guarnieri, Cappellani del carcere. L'incontro con i detenuti e con gli agenti della Polizia penitenziaria è avvenuto nella chiesa Casa Circondariale Nuovo Complesso di Rebibbia intitolata al "Padre Nostro". Il discorso di Papa Benedetto XVI ricorda innanzitutto le parole del giudizio finale raccontato dall'evangelista Matteo e cioè: "Ero in carcere e siete venuti a trovarmi" (Mt 25,36). Spiega a proposito il Santo Padre: "Dovunque c'è un affamato, uno straniero, un ammalato, un carcerato, lì c'è Cristo stesso che attende la nostra visita e il nostro aiuto. E' questa la ragione principale che mi rende felice di essere qui, per pregare, dialogare ed ascoltare". Il Papa ricorda a tutti che "lo stesso Unigenito Figlio di Dio, il Signore Gesù, ha fatto l'esperienza del carcere, è stato sottoposto a un giudizio davanti a un tribunale e ha subito la più feroce condanna alla pena capitale". Papa Benedetto XVI, il "Papa teologo", è sempre attento a spiegare le parabole di Gesù "in parole semplici" affascinando anche solo chi ha sete di cultura. Anche in questa occasione, davanti ai detenuti, il Papa spiega come "la giustizia umana e quella divina sono molto diverse" prendendo spunto proprio dalla parabola del vangelo di Matteo (20,1-16) sui lavoratori chiamati a giornata nella vigna. Questa parabola, riflette il Santo Padre, "ci fa capire in cosa consiste questa differenza tra la giustizia umana e quella divina, perché rende esplicito il delicato rapporto tra giustizia e misericordia. La parabola descrive un agricoltore che assume degli operai nella sua vigna. Lo fa però in diverse ore del giorno, così che qualcuno lavora tutto il giorno e qualcun altro solo un'ora. Al momento della consegna del compenso, il padrone suscita stupore e accende un dibattito tra gli operai. La questione riguarda la generosità - considerata dai presenti ingiustizia - del padrone della vigna, il quale decide di dare la stessa paga sia ai lavoratori del mattino sia agli ultimi del pomeriggio. Nell'ottica umana questa decisione è un'autentica ingiustizia, nell'ottica di Dio un atto di bontà, perché la giustizia divina dà a ciascuno il suo e, inoltre, comprende la misericordia e il perdono". Quindi Papa Benedetto XVI osserva: "Giustizia e misericordia, giustizia e carità, cardini della dottrina sociale della Chiesa, sono due realtà differenti soltanto per noi uomini, che distinguiamo attentamente un atto giusto da un atto d'amore. Giusto per noi è 'ciò che è all'altro dovuto', mentre misericordioso è ciò che è donato per bontà. E una cosa sembra escludere l'altra. Ma per Dio non è così: in Lui giustizia e carità coincidono; non c'è un'azione giusta che non sia anche atto di misericordia e di perdono e, nello stesso tempo, non c'è un'azione misericordiosa che non sia perfettamente giusta. Come è lontana la logica di Dio dalla nostra! E come è diverso dal nostro il suo modo di agire! Il Signore ci invita a cogliere e osservare il vero spirito della legge, per darle pieno compimento nell'amore verso chi è nel bisogno. 'Pieno compimento della legge è l'amore', scrive san Paolo (Rm 13,10): la nostra giustizia sarà tanto più perfetta quanto più sarà animata dall'amore per Dio e per i fratelli". Papa Benedetto XVI ricorda poi "i fondamentali" del sistema carcerario che lo Stato italiano molto probabilmente ha dimenticato o finge di non sapere: "Cari amici, il sistema di detenzione ruota intorno a due capisaldi, entrambi importanti: da un lato tutelare la società da eventuali minacce, dall'altro reintegrare chi ha sbagliato senza calpestarne la dignità e senza escluderlo dalla vita sociale. Entrambi questi aspetti hanno la loro rilevanza e sono protesi a non creare quell''abisso' tra la realtà carceraria reale e quella pensata dalla legge, che prevede come elemento fondamentale la funzione rieducatrice della pena e il rispetto dei diritti e della dignità delle persone. La vita umana appartiene a Dio solo, che ce l'ha donata, e non è abbandonata alla mercé di nessuno, nemmeno al nostro libero arbitrio! Noi siamo chiamati a custodire la perla preziosa della vita nostra e di quella degli altri". Il Santo padre poi sottolinea: "So che il sovraffollamento e il degrado delle carceri possono rendere ancora più amara la detenzione: mi sono giunte varie lettere di detenuti che lo sottolineano. E' importante che le istituzioni promuovano un'attenta analisi della situazione carceraria oggi, verifichino le strutture, i mezzi, il personale, in modo che i detenuti non scontino mai una 'doppia pena'; ed è importante promuovere uno sviluppo del sistema carcerario, che, pur nel rispetto della giustizia, sia sempre più adeguato alle esigenze della persona umana, con il ricorso anche alle pene non detentive o a modalità diverse di detenzione". Ma come ricorderà dopo il discorso del Santo Padre un detenuto (Stefano del reparto G 11) in una toccante preghiera che si chiama "Preghiera dietro le sbarre", il carcere non è solamente quello "esterno" ma anche quello "interiore" visto che le ulteriori pene sono quelle della coscienza. Per questo il Santo Padre conclude: "Il Natale del Signore, ormai vicino, riaccenda di speranza e di amore il vostro cuore. La nascita del Signore Gesù, di cui faremo memoria tra pochi giorni, ci ricorda la sua missione di portare la salvezza a tutti gli uomini, nessuno escluso. La sua salvezza non si impone, ma ci raggiunge attraverso gli atti d'amore, di misericordia e di perdono che noi stessi sappiamo realizzare. Il Bambino di Betlemme sarà felice quando tutti gli uomini torneranno a Dio con cuore rinnovato. Chiediamogli nel silenzio e nella preghiera di essere tutti liberati dalla prigionia del peccato, della superbia e dell'orgoglio: ciascuno infatti ha bisogno di uscire da questo carcere interiore per essere veramente libero dal male, dalle angosce e dalla morte. Solo quel Bambino adagiato nella mangiatoia è in grado di donare a tutti questa liberazione piena!".

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