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Papa a Milano: famiglia, lavoro, festa per una società dal volto umano

La Santa Messa dal parco dell'aeroporto di Bresso chiude la visita di Papa Benedetto XVI a Milano per il VII Incontro Mondiale delle Famiglie, e nel corso dell'omelia sottolinea come "armonizzare i tempi del lavoro e le esigenze della famiglia, la professione e la paternità e la maternità, il lavoro e la festa, è importante per costruire società dal volto umano".

Si contano un milione di fedeli, forse anche qualcosa di più, al Parco Nord di Milano, aeroporto di Bresso, dove Papa Benedetto XVI celebra la Santa Messa, che concluderà il VII Incontro Mondiale delle Famiglie, che si è svolto nella città ambrosiana a partire da mercoledì 30 maggio, sul tema: "La famiglia: il lavoro e la festa".
Perché proprio "famiglia, lavoro, festa" sono i "tre doni di Dio, tre dimensioni della nostra esistenza che devono trovare un armonico equilibrio", come rammenta il Santo Padre nel corso dell'omelia, specificando che "armonizzare i tempi del lavoro e le esigenze della famiglia, la professione e la paternità e la maternità, il lavoro e la festa, è importante per costruire società dal volto umano".
Ai fedeli il Papa invita quindi a "privilegiate sempre la logica dell'essere rispetto a quella dell'avere" perché "la prima costruisce, la seconda finisce per distruggere. Occorre educarsi a credere, prima di tutto in famiglia, nell'amore autentico, quello che viene da Dio e ci unisce a Lui e proprio per questo ci trasforma in un Noi, che supera le nostre divisioni e ci fa diventare una cosa sola, fino a che, alla fine, Dio sia tutto in tutti".
Al centro del discorso di Benedetto XVI c'è "l'amore" che "è ciò che fa della persona umana l'autentica immagine della Trinità, immagine di Dio".

La famiglia Il Santo Padre ricorda che "nel Battesimo abbiamo ricevuto lo Spirito Santo, il quale ci unisce a Cristo come fratelli e ci relaziona al Padre come figli", e che quindi "in quel momento ci è stato donato un germe di vita nuova, divina, da far crescere fino al compimento definitivo nella gloria celeste".
Da quel momento, continua il Papa, "siamo diventati membri della Chiesa, la famiglia di Dio, sacrarium Trinitatis – la definisce sant'Ambrogio –, popolo che – come insegna il Concilio Vaticano II – deriva la sua unità dall'unità del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo (Cost. Lumen gentium, 4).
Per questo motivo i cristiani sono "chiamati ad accogliere e trasmettere concordi le verità della fede; a vivere l'amore reciproco e verso tutti, condividendo gioie e sofferenze, imparando a chiedere e concedere il perdono, valorizzando i diversi carismi sotto la guida dei Pastori - aggiungendo - In una parola, ci è affidato il compito di edificare comunità ecclesiali che siano sempre più famiglia, capaci di riflettere la bellezza della Trinità e di evangelizzare non solo con la parola, ma direi per irradiazione, con la forza dell'amore vissuto".
Ma Papa Ratzinger sottolinea che "chiamata ad essere immagine del Dio Unico in Tre Persone non è solo la Chiesa, ma anche la famiglia, fondata sul matrimonio tra l'uomo e la donna".
"In principio, infatti, Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò. Dio li benedisse e disse loro: siate fecondi e moltiplicatevi (Gen 1,27-28) - rammenta il Papa - Dio ha creato l'essere umano maschio e femmina, con pari dignità, ma anche con proprie e complementari caratteristiche, perché i due fossero dono l'uno per l'altro, si valorizzassero reciprocamente e realizzassero una comunità di amore e di vita" e questo perché "l'amore è ciò che fa della persona umana l'autentica immagine della Trinità, immagine di Dio".
Papa Benedetto XVI sottolinea quindi come l'amore di due sposi è "fecondo" per loro stessi, nella procreazione ma anche "per la società, perché il vissuto familiare è la prima e insostituibile scuola delle virtù sociali, come il rispetto delle persone, la gratuità, la fiducia, la responsabilità, la solidarietà, la cooperazione".
Il Pontefice comprende, e spiega, che "specialmente oggi" la vocazione alla famiglia "non è facile da vivere" riflettendo però sul fatto che "quella dell'amore è una realtà meravigliosa, è l'unica forza che può veramente trasformare il cosmo, il mondo".
"Davanti a voi avete la testimonianza di tante famiglie - esorta quindi il Papa - che indicano le vie per crescere nell'amore: mantenere un costante rapporto con Dio e partecipare alla vita ecclesiale, coltivare il dialogo, rispettare il punto di vista dell'altro, essere pronti al servizio, essere pazienti con i difetti altrui, saper perdonare e chiedere perdono, superare con intelligenza e umiltà gli eventuali conflitti, concordare gli orientamenti educativi, essere aperti alle altre famiglie, attenti ai poveri, responsabili nella società civile. Sono tutti elementi che costruiscono la famiglia".
Ma il Santo Padre non dimentica quei "fedeli che, pur condividendo gli insegnamenti della Chiesa sulla famiglia, sono segnati da esperienze dolorose di fallimento e di separazione", precisando loro: "Sappiate che il Papa e la Chiesa vi sostengono nella vostra fatica. Vi incoraggio a rimanere uniti alle vostre comunità, mentre auspico che le diocesi realizzino adeguate iniziative di accoglienza e vicinanza".

Il lavoro Benedetto XVI ricorda come "nel libro della Genesi, Dio affida alla coppia umana la sua creazione, perché la custodisca, la coltivi, la indirizzi secondo il suo progetto (cfr 1,27-28; 2,15)", spiegando che è proprio "in questa indicazione della Sacra Scrittura" che "possiamo leggere il compito dell'uomo e della donna di collaborare con Dio per trasformare il mondo, attraverso il lavoro, la scienza e la tecnica".
"L'uomo e la donna sono immagine di Dio anche in questa opera preziosa - sottolinea quindi il Papa - che devono compiere con lo stesso amore del Creatore. Noi vediamo che, nelle moderne teorie economiche, prevale spesso una concezione utilitaristica del lavoro, della produzione e del mercato. Il progetto di Dio e la stessa esperienza mostrano, però, che non è la logica unilaterale dell'utile proprio e del massimo profitto quella che può concorrere ad uno sviluppo armonico, al bene della famiglia e ad edificare una società giusta, perché porta con sé concorrenza esasperata, forti disuguaglianze, degrado dell'ambiente, corsa ai consumi, disagio nelle famiglie. Anzi, la mentalità utilitaristica tende ad estendersi anche alle relazioni interpersonali e familiari, riducendole a convergenze precarie di interessi individuali e minando la solidità del tessuto sociale".

La festa Papa Ratzinger si sofferma infine sul fatto che "l'uomo, in quanto immagine di Dio, è chiamato anche al riposo e alla festa", rammentando come "il racconto della creazione si conclude con queste parole: Dio, nel settimo giorno, portò a compimento il lavoro che aveva fatto e cessò nel settimo giorno da ogni suo lavoro che aveva fatto. Dio benedisse il settimo giorno e lo consacrò (Gen 2,2-3)".
Per questo il Pontefice sottolinea l'importanza della Domenica, giorno del Signore, Pasqua settimanale e festa per tutti i cristiani, perché "è il giorno della Chiesa, assemblea convocata dal Signore attorno alla mensa della Parola e del Sacrificio Eucaristico, per nutrirci di Lui, entrare nel suo amore e vivere del suo amore".
La Domenica è, e deve rimanere, quindi, "il giorno dell'uomo e dei suoi valori: convivialità, amicizia, solidarietà, cultura, contatto con la natura, gioco, sport - e ancora - il giorno della famiglia, nel quale vivere assieme il senso della festa, dell'incontro, della condivisione, anche nella partecipazione alla Santa Messa".
Il Santo Padre esorta quindi le famiglie "a non perdete il senso del giorno del Signore, pur nei ritmi serrati della nostra epoca" perché la Domenica è "l'oasi in cui fermarsi per assaporare la gioia dell'incontro e dissetare la nostra sete di Dio".

Lo Stato Il 2 giugno, nel corso di un incontro con una rappresentanza delle diverse Autorità istituzionali, civili e militari, degli imprenditori e dei lavoratori, del mondo della cultura e dell'educazione della società milanese e lombarda, Papa Benedetto XVI si è soffermato "su alcuni principi" seguiti da Sant'Ambrogio, "tuttora preziosi per quanti sono chiamati a reggere la cosa pubblica".
Sant'Ambrogio ricorda infatti che "l'istituzione del potere deriva così bene da Dio, che colui che lo esercita è lui stesso ministro di Dio (Expositio Evangelii secundum Lucam, IV, 29)".
"Tali parole potrebbero sembrare strane agli uomini del terzo millennio - spiega il Santo Padre - eppure esse indicano chiaramente una verità centrale sulla persona umana, che è solido fondamento della convivenza sociale: nessun potere dell'uomo può considerarsi divino, quindi nessun uomo è padrone di un altro uomo. Ambrogio lo ricorderà coraggiosamente all'imperatore scrivendogli: Anche tu, o augusto imperatore, sei un uomo (Epistula 51,11)".
Rammentando l'insegnamento di Sant'Ambrogio, il Papa, rivolto ai rappresentanti delle istituzioni e del mondo del lavoro, sottolinea quindi come "la prima qualità di chi governa è la giustizia, virtù pubblica per eccellenza, perché riguarda il bene della comunità intera", ma precisa: "Eppure essa non basta. Ambrogio le accompagna un'altra qualità: l'amore per la libertà, che egli considera elemento discriminante tra i governanti buoni e quelli cattivi, poiché, come si legge in un'altra sua lettera, i buoni amano la libertà, i reprobi amano la servitù (Epistula 40, 2)".
Il Pontefice quindi sottolinea come la libertà non sia "un privilegio per alcuni, ma un diritto per tutti, un diritto prezioso che il potere civile deve garantire - precisando - Tuttavia, libertà non significa arbitrio del singolo, ma implica piuttosto la responsabilità di ciascuno".
"Si trova qui uno dei principali elementi della laicità dello Stato: assicurare la libertà affinché tutti possano proporre la loro visione della vita comune, sempre, però, nel rispetto dell'altro e nel contesto delle leggi che mirano al bene di tutti - e spiega - Lo Stato è a servizio e a tutela della persona e del suo ben essere nei suoi molteplici aspetti, a cominciare dal diritto alla vita, di cui non può mai essere consentita la deliberata soppressione. Ognuno può allora vedere come la legislazione e l'opera delle istituzioni statuali debbano essere in particolare a servizio della famiglia, fondata sul matrimonio e aperta alla vita, e altresì riconoscere il diritto primario dei genitori alla libera educazione e formazione dei figli, secondo il progetto educativo da loro giudicato valido e pertinente".
Papa Benedetto XVI afferma quindi come "non si rende giustizia alla famiglia, se lo Stato non sostiene la libertà di educazione per il bene comune dell'intera società".

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