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Papa: "Se togliamo Cristo, il mondo ripiomba nel vuoto e nel buio"

Papa Benedetto XVI introduce l'Angelus riflettendo sulle parole di san Paolo riguardo la vita oltre la morte, e dello "spartiacque decisivo" che è Gesù Cristo "tra chi crede e chi non crede, o, si potrebbe ugualmente dire, tra chi spera e chi non spera". Perché il nichilismo contemporaneo non abbia il sopravvento.

Papa Benedetto XVI prima della recita dell'Angelus, affacciato dalla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano ha introdotto la preghiera mariana riflettendo sulle parole di San Paolo ai Tessalonicesi (4,13-18), "seconda lettura" di questa XXXII Domenica del Tempo Ordinario. Il Papa infatti dice: "Le Letture bibliche dell'odierna liturgia domenicale ci invitano a prolungare la riflessione sulla vita eterna, iniziata in occasione della Commemorazione di tutti i fedeli defunti. Su questo punto è netta la differenza tra chi crede e chi non crede, o, si potrebbe ugualmente dire, tra chi spera e chi non spera. Scrive infatti san Paolo ai Tessalonicesi: 'Non vogliamo lasciarvi nell'ignoranza a proposito di quelli che sono morti, perché non siate tristi come gli altri che non hanno speranza'". Papa Benedetto XVI evidenzia quanto "la fede nella morte e risurrezione di Gesù Cristo segna, anche in questo campo, uno spartiacque decisivo" tanto che "sempre San Paolo ricorda ai cristiani di Efeso che, prima di accogliere la Buona Notizia, erano 'senza speranza e senza Dio nel mondo' (Ef 2,12)". Osserva il Santo Padre: "Infatti, la religione dei greci, i culti e i miti pagani, non erano in grado di gettare luce sul mistero della morte, tanto che un'antica iscrizione diceva: 'In nihil ab nihilo quam cito recidimus', che significa: 'Nel nulla dal nulla quanto presto ricadiamo'. Se togliamo Dio, se togliamo Cristo, il mondo ripiomba nel vuoto e nel buio. E questo trova riscontro anche nelle espressioni del nichilismo contemporaneo, un nichilismo spesso inconsapevole che contagia purtroppo tanti giovani". Papa Bendedetto riflette poi sul Vangelo secondo Matteo (25,1-13) in cui Gesù racconta delle "dieci vergini che, prese le loro lampade, uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge". Dice il Papa: "E' un'immagine felice, con cui però Gesù insegna una verità che ci mette in discussione; infatti, di quelle dieci ragazze: cinque entrano alla festa, perché, all'arrivo dello sposo, hanno l'olio per accendere le loro lampade; mentre le altre cinque rimangono fuori, perché, stolte, non hanno portato l'olio. Che cosa rappresenta questo 'olio', indispensabile per essere ammessi al banchetto nuziale? Sant'Agostino (cfr Discorsi 93, 4) e altri antichi autori vi leggono un simbolo dell'amore, che non si può comprare, ma si riceve come dono, si conserva nell'intimo e si pratica nelle opere". Papa Benedetto XVI quindi sottolinea: "Vera sapienza è approfittare della vita mortale per compiere opere di misericordia, perché, dopo la morte, ciò non sarà più possibile. Quando saremo risvegliati per l'ultimo giudizio, questo avverrà sulla base dell'amore praticato nella vita terrena (cfr Mt 25,31-46). E questo amore è dono di Cristo, effuso in noi dallo Spirito Santo. Chi crede in Dio-Amore porta in sé una speranza invincibile, come una lampada con cui attraversare la notte oltre la morte, e giungere alla grande festa della vita". Il testo completo dell'introduzione all'Angelus è disponibile sul sito della Santa Sede (http://is.gd/FKQlur). Dopo la recita dell'Angelus con i fedeli a Piazza San Pietro, il Santo Padre ha rivolto un appello alla Nigeria: "Seguo con apprensione i tragici episodi che si sono verificati nei giorni scorsi in Nigeria e, mentre prego per le vittime, invito a porre fine ad ogni violenza, che non risolve i problemi, ma li accresce, seminando odio e divisione anche fra i credenti". Non poteva mancare nelle preghiere di Papa Benedetto XVI anche la città di Genova: "Il pensiero oggi non può non andare alla città di Genova, duramente colpita dall'alluvione. Assicuro la mia preghiera per le vittime, per i familiari e per quanti hanno subito gravi danni. La Madonna della Guardia sostenga la cara popolazione genovese nell'impegno solidale per superare la prova".

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