le notizie che fanno testo, dal 2010

Papa Bundestag:in UE non solo ragione positivista che minaccia umanità

Papa Bendetto XVI, durante la sua visita in Germania, è intervenuto davanti al Bundestag, il Parlamento federale tedesco invita a "vedere di nuovo la vastità del mondo", sottolineando che la sola "ragione positivista ... riduce l'uomo, anzi, minaccia la sua umanità".

Papa Bendetto XVI, durante la sua visita in Germania, è intervenuto davanti al Bundestag, il Parlamento federale tedesco. Quello del Papa è già stato definito come un "discorso storico", da leggere e riflettere nella sua interezza (http://is.gd/JSfTRw). Difficile riassumere i concetti che Benedetto XVI ha voluto esprimere, anche perché un grande dono di questo Papa è saper parlare con profondità, chiarezza e semplicità a chiunque intenda ascoltarlo. Al Bundestag il Santo Padre riprende dei temi a lui cari e già altre volte espressi, come quello dell' "ecologia dell'uomo" (http://is.gd/Xl9QD6), ma anche sul fatto che l'uomo oggi "è in grado di distruggere il mondo" (http://is.gd/YlRKSD). Benedetto XVI introduce le sue "riflessioni sui fondamenti del diritto con una piccola narrazione tratta dalla Sacra Scrittura", ricordando cosa chiese il giovane re Salomone a Dio, che gli concesse di avanzare una richiesta. "Che cosa chiederà il giovane sovrano in questo momento importante? Successo, ricchezza, una lunga vita, l'eliminazione dei nemici? Nulla di tutto questo - spiega il Papa - Egli domanda invece: 'Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male' (1Re 3,9)". Benedetto XVI spiega quindi cosa è "importante per un politico". "Il suo criterio ultimo e la motivazione per il suo lavoro come politico non deve essere il successo e tanto meno il profitto materiale - sottolinea il Santo Padre - La politica deve essere un impegno per la giustizia e creare così le condizioni di fondo per la pace. Naturalmente un politico cercherà il successo che di per sé gli apre la possibilità dell'azione politica effettiva. Ma il successo è subordinato al criterio della giustizia, alla volontà di attuare il diritto e all'intelligenza del diritto". Il Papa avverte anche che "il successo può essere anche una seduzione e così può aprire la strada alla contraffazione del diritto, alla distruzione della giustizia" e citando sant'Agostino enuncia: "Togli il diritto, e allora che cosa distingue lo Stato da una grossa banda di briganti?". "Noi tedeschi - continua Benedetto XVI - sappiamo per nostra esperienza che queste parole non sono un vuoto spauracchio", ricordando come, ai tempi del nazismo, "lo Stato era diventato lo strumento per la distruzione del diritto, era diventato una banda di briganti molto ben organizzata, che poteva minacciare il mondo intero e spingerlo sull'orlo del precipizio". Papa Benedetto XVI avverte, come già altre volte, che "in un momento storico in cui l'uomo ha acquistato un potere finora inimmaginabile, questo compito diventa particolarmente urgente". "L'uomo è in grado di distruggere il mondo - ammonisce il Papa - Può manipolare se stesso. Può, per così dire, creare esseri umani ed escludere altri esseri umani dall'essere uomini", domandando: "Come riconosciamo che cosa è giusto? Come possiamo distinguere tra il bene e il male, tra il vero diritto e il diritto solo apparente?". Il Santo Padre specifica immediatamente come sia "evidente che nelle questioni fondamentali del diritto, nelle quali è in gioco la dignità dell'uomo e dell'umanità, il principio maggioritario non basta", e per spiegare tale concetto ricorre alle parole del grande teologo Origene che nel terzo secolo ha giustificato così la resistenza dei cristiani a certi ordinamenti giuridici in vigore: "Se qualcuno si trovasse presso il popolo della Scizia che ha leggi irreligiose e fosse costretto a vivere in mezzo a loro ... questi senz'altro agirebbe in modo molto ragionevole se, in nome della legge della verità che presso il popolo della Scizia è appunto illegalità, insieme con altri che hanno la stessa opinione, formasse associazioni anche contro l'ordinamento in vigore...". E' in base a "questa convinzione", rivela il Papa, che "i combattenti della resistenza hanno agito contro il regime nazista e contro altri regimi totalitari, rendendo così un servizio al diritto e all'intera umanità. Per queste persone era evidente in modo incontestabile che il diritto vigente, in realtà, era ingiustizia". Benedetto XVI riconosce poi che "nelle decisioni di un politico democratico, la domanda su che cosa ora corrisponda alla legge della verità, che cosa sia veramente giusto e possa diventare legge non è altrettanto evidente". Per riconoscere "ciò che è giusto" il Papa rammenta che "nella storia, gli ordinamenti giuridici sono stati quasi sempre motivati in modo religioso - spiegando - sulla base di un riferimento alla Divinità si decide ciò che tra gli uomini è giusto". Il Santo Padre sottolinea però che "contrariamente ad altre grandi religioni, il cristianesimo non ha mai imposto allo Stato e alla società un diritto rivelato, un ordinamento giuridico derivante da una rivelazione - chiarendo - Ha invece rimandato alla natura e alla ragione quali vere fonti del diritto, ha rimandato all'armonia tra ragione oggettiva e soggettiva, un'armonia che però presuppone l'essere ambedue le sfere fondate nella Ragione creatrice di Dio". Davanti al Parlamento federale tedesco Benedetto XVI spiega quindi che "la cultura giuridica occidentale, che è stata ed è tuttora di un'importanza determinante per la cultura giuridica dell'umanità" è nata "nella prima metà del secondo secolo precristiano" con l'incontro "tra il diritto naturale sociale sviluppato dai filosofi stoici e autorevoli maestri del diritto romano". Una scelta già compiuta da San Paolo, rammenta il Papa, e citando un passo della Lettera ai Romani ("Quando i pagani, che non hanno la Legge - la Torà di Israele - , per natura agiscono secondo la Legge, essi ... sono legge a se stessi. Essi dimostrano che quanto la Legge esige è scritto nei loro cuori, come risulta dalla testimonianza della loro coscienza..." - Rm 2,14s), chiarisce che già allora "compaiono i due concetti fondamentali di natura e di coscienza, in cui 'coscienza' non è altro che il 'cuore docile' di Salomone, la ragione aperta al linguaggio dell'essere". Oggi però, evidenzia il Papa, "l'idea del diritto naturale è considerata una dottrina cattolica piuttosto singolare, su cui non varrebbe la pena discutere al di fuori dell'ambito cattolico, così che quasi ci si vergogna di menzionarne anche soltanto il termine", riflettendo tuttavia sul fatto che "dove vige il dominio esclusivo della ragione positivista, e ciò è in gran parte il caso nella nostra coscienza pubblica, le fonti classiche di conoscenza dell'ethos e del diritto sono messe fuori gioco". Papa Benedetto XVI afferma quindi come questa sia "una situazione drammatica che interessa tutti e su cui è necessaria una discussione pubblica", sottolineando come "invitare urgentemente ad essa è un'intenzione essenziale di questo discorso". Il Santo Padre chiarisce infatti che "dove la ragione positivista si ritiene come la sola cultura sufficiente, relegando tutte le altre realtà culturali allo stato di sottoculture, essa riduce l'uomo, anzi, minaccia la sua umanità". "Lo dico proprio in vista dell'Europa - ammonisce il Papa - in cui vasti ambienti cercano di riconoscere solo il positivismo come cultura comune e come fondamento comune per la formazione del diritto, mentre tutte le altre convinzioni e gli altri valori della nostra cultura vengono ridotti allo stato di una sottocultura". Per spiegare tale concetto, Benedetto XVI riflette sul fatto che la "ragione positivista, che si presenta in modo esclusivista e non è in grado di percepire qualcosa al di là di ciò che è funzionale, assomiglia agli edifici di cemento armato senza finestre, in cui ci diamo il clima e la luce da soli e non vogliamo più ricevere ambedue le cose dal mondo vasto di Dio - spiegando - E tuttavia non possiamo illuderci che in tale mondo autocostruito attingiamo in segreto ugualmente alle 'risorse' di Dio, che trasformiamo in prodotti nostri. Bisogna tornare a spalancare le finestre, dobbiamo vedere di nuovo la vastità del mondo, il cielo e la terra ed imparare ad usare tutto questo in modo giusto". Per tornare a "vedere di nuovo la vastità del mondo" il Papa ha richiamato alla memoria, precisando di non voler certamente far "propaganda per un determinato partito politico", "un processo della recente storia politica". "Direi che la comparsa del movimento ecologico nella politica tedesca a partire dagli anni Settanta - evidenzia il Papa - pur non avendo forse spalancato finestre, tuttavia è stata e rimane un grido che anela all'aria fresca, un grido che non si può ignorare né accantonare, perché vi si intravede troppa irrazionalità". Benedetto XVI spiega infatti che "persone giovani si erano rese conto che nei nostri rapporti con la natura c'è qualcosa che non va; che la materia non è soltanto un materiale per il nostro fare, ma che la terra stessa porta in sé la propria dignità e noi dobbiamo seguire le sue indicazioni" rivelando che "quando nel nostro rapporto con la realtà c'è qualcosa che non va, allora dobbiamo tutti riflettere seriamente sull'insieme e tutti siamo rinviati alla questione circa i fondamenti della nostra stessa cultura". Infine Papa Bendetto XVI conclude volendo "affrontare con forza ancora un punto che oggi come ieri viene largamente trascurato" e cioè quello dell'esistenza di "un'ecologia dell'uomo". "Anche l'uomo - illustra il Santo Padre - possiede una natura che deve rispettare e che non può manipolare a piacere. L'uomo non è soltanto una libertà che si crea da sé. L'uomo non crea se stesso. Egli è spirito e volontà, ma è anche natura, e la sua volontà è giusta quando egli ascolta la natura, la rispetta e quando accetta se stesso per quello che è, e che non si è creato da sé. Proprio così e soltanto così si realizza la vera libertà umana". In conclusione, Papa Bendetto XVI osserva: "A questo punto dovrebbe venirci in aiuto il patrimonio culturale dell'Europa. Sulla base della convinzione circa l'esistenza di un Dio creatore sono state sviluppate l'idea dei diritti umani, l'idea dell'uguaglianza di tutti gli uomini davanti alla legge, la conoscenza dell'inviolabilità della dignità umana in ogni singola persona e la consapevolezza della responsabilità degli uomini per il loro agire. Queste conoscenze della ragione costituiscono la nostra memoria culturale. Ignorarla o considerarla come mero passato sarebbe un'amputazione della nostra cultura nel suo insieme e la priverebbe della sua interezza". Il Santo Padre sottolinea infatti che "la cultura dell'Europa è nata dall'incontro tra Gerusalemme, Atene e Roma, dall'incontro tra la fede in Dio di Israele, la ragione filosofica dei Greci e il pensiero giuridico di Roma. Questo triplice incontro forma l'intima identità dell'Europa. Nella consapevolezza della responsabilità dell'uomo davanti a Dio e nel riconoscimento della dignità inviolabile dell'uomo, di ogni uomo, questo incontro ha fissato dei criteri del diritto, difendere i quali è nostro compito in questo momento storico". Prima di ringraziare tutti i rappresentanti riuniti al Bundestag, Papa Benedetto XVI non manca di ricordare, quindi che "al giovane re Salomone, nell'ora dell'assunzione del potere, è stata concessa una sua richiesta - domandando ai politici presenti - Che cosa sarebbe se a noi, legislatori di oggi, venisse concesso di avanzare una richiesta? Che cosa chiederemmo?". "Penso che anche oggi, in ultima analisi, non potremmo desiderare altro che un cuore docile, la capacità di distinguere il bene dal male e di stabilire così un vero diritto, di servire la giustizia e la pace" si augura il Sommo Pontefice.

• DALLA PRIMAPAGINA:

• POTREBBE INTERESSARTI:

• LE ALTRE NOTIZIE: