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Papa Benedetto: educare giovani alla pace. La sfida? Quella educativa

Papa Benedetto XVI sceglie, in questa 45esima Giornata Mondiale della Pace, il tema "Educare i giovani alla giustizia e alla pace" spiegando come la Chiesa si è fatta interprete di una esigenza, quella "di rispondere ad una sfida decisiva che è appunto quella educativa".

Il 1 gennaio, primo giorno dell'anno nuovo, si celebra la Giornata Mondiale della Pace, ricorrenza giunta ormai alla sua 45esima "edizione", essendo stata istituita da Papa Paolo VI con un messaggio (leggi http://is.gd/efrV30) datato 8 dicembre 1967 (che la istituisce per il 1 gennaio del 1968). Papa Benedetto XVI sceglie di affrontare, quest'anno il tema "Educare i giovani alla giustizia e alla pace", per richiamare i Capi di Stato, i Rappresentanti delle Nazioni e tutti gli uomini di buona volontà "la necessità e l'urgenza di offrire alle nuove generazioni adeguati percorsi educativi per una formazione integrale della persona, inclusa la dimensione morale e spirituale", come spiega il Santo Padre prima dell'Angelus. Benedetto XVI ha infatti voluto sottolineare, durante la Santa Messa per la Celebrazione della Solennità di Maria Santissima Madre di Dio, nella Basilica Vaticana, "l'importanza di educare ai valori della giustizia e della pace". Il Papa inizia la sua omelia spiegando che "nel primo giorno dell'anno, la liturgia fa risuonare in tutta la Chiesa sparsa nel mondo l'antica benedizione sacerdotale" ascoltata "nella prima Lettura: 'Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace' (Nm 6,24-26)", chiarendo poi che "la pace, nel suo senso più pieno e più alto, è la somma e la sintesi di tutte le benedizioni - aggiungendo - Per questo quando due persone amiche si incontrano si salutano augurandosi vicendevolmente la pace. Anche la Chiesa, nel primo giorno dell'anno, invoca in modo speciale questo bene sommo, e lo fa, come la Vergine Maria, mostrando a tutti Gesù, perché, come afferma l'apostolo Paolo, 'Egli è la nostra pace' (Ef 2,14), e al tempo stesso è la 'via' attraverso la quale gli uomini e i popoli possono raggiungere questa meta, a cui tutti aspiriamo". Benedetto XVI sottolinea quindi che " 'Educare i giovani alla giustizia e alla pace' è compito che riguarda ogni generazione, e, grazie a Dio, la famiglia umana, dopo le tragedie delle due grandi guerre mondiali, ha mostrato di esserne sempre più consapevole, come attestano, da una parte, dichiarazioni e iniziative internazionali e, dall'altra, l'affermarsi tra i giovani stessi, negli ultimi decenni, di tante e diverse forme di impegno sociale in questo campo", spiegando come "la Chiesa, negli ultimi tempi, si è fatta interprete di una esigenza che coinvolge tutte le coscienze più sensibili e responsabili per le sorti dell'umanità: l'esigenza di rispondere ad una sfida decisiva che è appunto quella educativa". " Perché 'sfida' ?" domanda quindi il Santo Padre, spiegando: "Almeno per due motivi: in primo luogo, perché nell'era attuale, fortemente caratterizzata dalla mentalità tecnologica, voler educare e non solo istruire non è scontato, ma è una scelta; in secondo luogo, perché la cultura relativista pone una questione radicale: ha ancora senso educare?, e poi educare a che cosa?". Papa Benedetto XVI ci tiene infatti a sottolineare che "di fronte alle ombre che oggi oscurano l'orizzonte del mondo, assumersi la responsabilità di educare i giovani alla conoscenza della verità, ai valori fondamentali dell'esistenza, alle virtù intellettuali, teologali e morali, significa guardare al futuro con speranza". Il Santo Padre pertanto spiega che "i ragazzi e le ragazze di oggi crescono in un mondo che è diventato, per così dire, più piccolo, dove i contatti tra le differenti culture e tradizioni, anche se non sempre diretti, sono costanti" precisando che "per loro, oggi più che mai, è indispensabile imparare il valore e il metodo della convivenza pacifica, del rispetto reciproco, del dialogo e della comprensione". I giovani infatti, continua il Papa, "sono per loro natura aperti a questi atteggiamenti, ma proprio la realtà sociale in cui crescono può portarli a pensare e ad agire in modo opposto, persino intollerante e violento", precisando che "solo una solida educazione della loro coscienza può metterli al riparo da questi rischi e renderli capaci di lottare sempre e soltanto contando sulla forza della verità e del bene". "Questa educazione - insiste il Santo Padre - parte dalla famiglia e si sviluppa nella scuola e nelle altre esperienze formative. Si tratta essenzialmente di aiutare i bambini, i ragazzi, gli adolescenti, a sviluppare una personalità che unisca un profondo senso della giustizia con il rispetto dell'altro, con la capacità di affrontare i conflitti senza prepotenza, con la forza interiore di testimoniare il bene anche quando costa sacrificio, con il perdono e la riconciliazione. Così potranno diventare uomini e donne veramente pacifici e costruttori di pace". Prima dell'Angelus, il Papa riprende il tema ricordando come "i giovani guardano oggi con una certa apprensione al futuro, manifestando aspetti della loro vita che meritano attenzione, come 'il desiderio di ricevere una formazione che li prepari in modo più profondo ad affrontare la realtà, la difficoltà a formare una famiglia e a trovare un posto stabile di lavoro, l'effettiva capacità di contribuire al mondo della politica, della cultura e dell'economia per la costruzione di una società dal volto più umano e solidale(n. 1)' ", invitando "tutti ad avere la pazienza e la costanza di ricercare la giustizia e la pace, di coltivare il gusto per ciò che è retto e vero (n. 5)". "La pace non è mai un bene raggiunto pienamente, ma una meta a cui tutti dobbiamo aspirare e per la quale tutti dobbiamo operare" conclude Benedetto XVI. Il fatto di aver scelto di dedicare questa Giornata Mondiale della Pace al tema educativo è probabilmente dovuto al fatto che oggi, più che mai, "è in crisi tutto il sistema educativo, dalla autorevolezza e credibilità dei responsabili dell'educazione alla disponibilità e docilità dei destinatari" come fa notare Mons. Giuseppe Greco dell'editoriale del periodico religioso "la Domenica" del 1 gennaio 2012. Mons. Giuseppe Greco precisa infatti che "l'educazione comincia dalla testimonianza", sottolineando è possibile "educare i giovani alla giustizia" solo "se si è giusti verso di loro", evidenziando come sia quindi "somma ingiustizia verso i giovani quella di costruire una società che li rende defraudati del loro futuro, poveri di speranza, senza una prospettiva concrera di lavoro", concludendo che "educare i giovani alla pace è possibile" solamente "se si capovolge un assetto sociale dove vige la violenza e la legge del più forte".

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