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Papa Benedetto XVI: sulla Chiesa non prevarranno le forze del male

Papa Benedetto XVI, nel corso dell'omelia della celebrazione degli Apostoli San Pietro e Paolo, sottolinea come "la Chiesa non è una comunità di perfetti, ma di peccatori che si debbono riconoscere bisognosi dell'amore di Dio", ricordando che "la promessa di Gesù" risiede nel fatto che "le porte degli inferi, cioè le forze del male, non potranno avere il sopravvento" sulla Chiesa.

Oggi 29 giugno si celebra la liturgia dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, "una festa che accompagna la storia bimillenaria del Popolo cristiano" come sottolinea Papa Benedetto XVI prima dell'Angelus in Piazza San Pietro in occasione di tale solennità.
Il Papa ricorda che i Santi Apostoli Pietro e Paolo "sono chiamati colonne della Chiesa nascente" perché "testimoni insigni della fede, hanno dilatato il Regno di Dio con i loro diversi doni e, sull'esempio del divino Maestro, hanno sigillato col sangue la loro predicazione evangelica. Il loro martirio è segno di unità della Chiesa, come dice sant'Agostino: Un solo giorno è consacrato alla festa dei due apostoli. Ma anch'essi erano una cosa sola. Benché siano stati martirizzati in giorni diversi, erano una cosa sola. Pietro precedette, Paolo seguì (Disc. 295, 8: PL 38, 1352)".
Nel corso dell'omelia pronunciata durante la Santa Messa celebrata nella Basilica Vaticana, dove Papa Benedetto XVI ha imposto il sacro Pallio, preso dalla Confessione dell'Apostolo Pietro, a 43 nuovi Arcivescovi Metropoliti, ricorda come "il discepolo che, per dono di Dio, può diventare solida roccia, si manifesta anche per quello che è, nella sua debolezza umana: una pietra sulla strada, una pietra in cui si può inciampare – in greco skandalon".
"Appare qui evidente la tensione che esiste tra il dono che proviene dal Signore e le capacità umane - sottolinea Papa Ratzinger - e in questa scena tra Gesù e Simon Pietro vediamo in qualche modo anticipato il dramma della storia dello stesso papato, caratterizzata proprio dalla compresenza di questi due elementi: da una parte, grazie alla luce e alla forza che vengono dall'alto, il papato costituisce il fondamento della Chiesa pellegrina nel tempo; dall'altra, lungo i secoli emerge anche la debolezza degli uomini, che solo l'apertura all'azione di Dio può trasformare".
Ma il Santo Padre evidenzia che è proprio nel Vangelo che celebra la liturgia di San Pietro e Paolo che "emerge con forza la chiara promessa di Gesù: le porte degli inferi, cioè le forze del male, non potranno avere il sopravvento, non praevalebunt.
Se "gli antichi profeti erano minacciati solo dai nemici umani" sottolinea il Papa, Pietro invece "dovrà essere difeso dalle porte degli inferi, dal potere distruttivo del male", continua il Pontefice, spiegando che Pietro quindi "viene rassicurato riguardo al futuro della Chiesa, della nuova comunità fondata da Gesù Cristo e che si estende a tutti i tempi, al di là dell'esistenza personale di Pietro stesso".
Benedetto XVI spiega poi il significato del simbolo delle chiavi, custodite da Pietro, perché "a lui, in quanto fedele amministratore del messaggio di Cristo, spetta di aprire la porta del Regno dei Cieli, e di giudicare se accogliere o respingere (cfr Ap 3,7)".
Il Papa rammenta poi che "nel capitolo 18 del Vangelo secondo Matteo, dedicato alla vita della comunità ecclesiale, troviamo un altro detto di Gesù rivolto ai discepoli: In verità vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo (Mt 18,18)".
"L'espressione legare e sciogliere allude da un lato alle decisioni dottrinali, dall'altro al potere disciplinare - spiega il Papa - Il parallelismo sulla terra... nei cieli garantisce che le decisioni di Pietro nell'esercizio di questa sua funzione ecclesiale hanno valore anche davanti a Dio".
Anche "San Giovanni, nel racconto dell'apparizione di Cristo risorto in mezzo agli Apostoli alla sera di Pasqua, riporta questa parola del Signore: Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati (Gv 20,22-23)" ricorda il Santo Padre che spiega: "Alla luce di questi parallelismi, appare chiaramente che l'autorità di sciogliere e di legare consiste nel potere di rimettere i peccati. E questa grazia, che toglie energia alle forze del caos e del male, è nel cuore del mistero e del ministero della Chiesa".
Papa Benedetto XVI quindi riflette sul fatto che "la Chiesa non è una comunità di perfetti, ma di peccatori che si debbono riconoscere bisognosi dell'amore di Dio, bisognosi di essere purificati attraverso la Croce di Gesù Cristo. I detti di Gesù sull'autorità di Pietro e degli Apostoli lasciano trasparire proprio che il potere di Dio è l'amore, l'amore che irradia la sua luce dal Calvario. Così possiamo anche comprendere perché, nel racconto evangelico, alla confessione di fede di Pietro fa seguito immediatamente il primo annuncio della passione: in effetti, Gesù con la sua morte ha vinto le potenze degli inferi, nel suo sangue ha riversato sul mondo un fiume immenso di misericordia, che irriga con le sue acque risanatrici l'umanità intera".
Ai Metropoliti il Papa quindi invita a ricordare sempre che sono "stati costituiti nel e per il grande mistero di comunione che è la Chiesa, edificio spirituale costruito su Cristo pietra angolare e, nella sua dimensione terrena e storica, sulla roccia di Pietro - concludendo - Animati da questa certezza, sentiamoci tutti insieme cooperatori della verità, la quale – sappiamo – è una e sinfonica, e richiede da ciascuno di noi e dalle nostre comunità l'impegno costante della conversione all'unico Signore nella grazia dell'unico Spirito".

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