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Papa Benedetto XVI spiega l'Ultima Cena: "Eucaristia indispensabile"

Papa Benedetto XVI medita sull'istituzione dell'Eucaristia, "la grande preghiera di Gesù e della Chiesa". Il Santo Padre si sofferma nella catechesi su un momento "particolarmente solenne", la preghiera di Gesù nell'Ultima Cena.

Papa Benedetto XVI nell'Udienza Generale di mercoledì scorso, quella che ha fatto il giro del mondo per il curioso "incontro" con il "coccodrillo cubano" (http://is.gd/8Dk87w) ha tenuto una catechesi di grande importanza sull'Ultima Cena, molto interessante sia per i fedeli cattolici sia per tutti gli "assetati di cultura".
La catechesi del Santo Padre dell'11 gennaio si è incentrata proprio sui momento "particolarmente solenne" della preghiera di Gesù nell'Ultima Cena. "Lo sfondo temporale ed emozionale del convito in cui Gesù si congeda dagli amici, è l'imminenza della sua morte che Egli sente ormai vicina - dice Papa Benedetto XVI -. Da lungo tempo Gesù aveva iniziato a parlare della sua passione, cercando anche di coinvolgere sempre più i suoi discepoli in questa prospettiva".
Il Santo Padre con il suo modo chiaro e semplice di spiegare concetti anche molto complessi, ricorda che quel momento "è la sua Cena, nella quale dona Qualcosa di totalmente nuovo: Se stesso. In questo modo, Gesù celebra la sua Pasqua, anticipa la sua Croce e la sua Risurrezione". "Qual è allora il nucleo di questa Cena? - si domanda il Papa -. Sono i gesti dello spezzare il pane, del distribuirlo ai suoi e del condividere il calice del vino con le parole che li accompagnano e nel contesto di preghiera in cui si collocano: è l'istituzione dell'Eucaristia, è la grande preghiera di Gesù e della Chiesa. Ma guardiamo più da vicino questo momento". Il Papa teologo nella sua spiegazione è come sempre esemplare nella sua chiarezza: "Anzitutto, le tradizioni neotestamentarie dell'istituzione dell'Eucaristia (cfr 1 Cor 11,23-25; Lc 22, 14-20; Mc 14,22-25; Mt 26,26-29), indicando la preghiera che introduce i gesti e le parole di Gesù sul pane e sul vino, usano due verbi paralleli e complementari. Paolo e Luca parlano di eucaristia/ringraziamento: 'prese il pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro' (Lc 22,19). Marco e Matteo, invece, sottolineano l'aspetto di eulogia/benedizione: 'prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro' (Mc 14,22). Ambedue i termini greci eucaristeìn e eulogeìn rimandano alla berakha ebraica, cioè alla grande preghiera di ringraziamento e di benedizione della tradizione d'Israele che inaugurava i grandi conviti". Spiega ancora il Santo Padre: "Le due diverse parole greche indicano le due direzioni intrinseche e complementari di questa preghiera. La berakha, infatti, è anzitutto ringraziamento e lode che sale a Dio per il dono ricevuto: nell'Ultima Cena di Gesù, si tratta del pane – lavorato dal frumento che Dio fa germogliare e crescere dalla terra – e del vino prodotto dal frutto maturato sulle viti. Questa preghiera di lode e ringraziamento, che si innalza verso Dio, ritorna come benedizione, che scende da Dio sul dono e lo arricchisce. Il ringraziare, lodare Dio diventa così benedizione, e l'offerta donata a Dio ritorna all'uomo benedetta dall'Onnipotente. Le parole dell'istituzione dell'Eucaristia si collocano in questo contesto di preghiera; in esse la lode e la benedizione della berakha diventano benedizione e trasformazione del pane e del vino nel Corpo e nel Sangue di Gesù". L'intera catechesi è disponibile in versione integrale sul sito della Santa Sede (http://is.gd/vCatCh). "Cari fratelli e sorelle, partecipando all'Eucaristia, viviamo in modo straordinario la preghiera che Gesù ha fatto e continuamente fa per ciascuno affinché il male, che tutti incontriamo nella vita, non abbia a vincere e agisca in noi la forza trasformante della morte e risurrezione di Cristo. Nell'Eucaristia la Chiesa risponde al comando di Gesù: 'Fate questo in memoria di me' (Lc 22,19; cfr 1Cor 11, 24-26); ripete la preghiera di ringraziamento e di benedizione e, con essa, le parole della transustanziazione del pane e del vino nel Corpo e Sangue del Signore. Le nostre Eucaristie sono un essere attirati in quel momento di preghiera, un unirci sempre di nuovo alla preghiera di Gesù. Fin dall'inizio, la Chiesa ha compreso le parole di consacrazione come parte della preghiera fatta insieme a Gesù; come parte centrale della lode colma di gratitudine, attraverso la quale il frutto della terra e del lavoro dell'uomo ci viene nuovamente donato da Dio come corpo e sangue di Gesù, come auto-donazione di Dio stesso nell'amore accogliente del Figlio (cfr Gesù di Nazaret, II, pag. 146). Partecipando all'Eucaristia, nutrendoci della Carne e del Sangue del Figlio di Dio, noi uniamo la nostra preghiera a quella dell'Agnello pasquale nella sua notte suprema, perché la nostra vita non vada perduta, nonostante la nostra debolezza e le nostre infedeltà, ma venga trasformata".
Molto interessante anche la "sintesi" che Papa Benedetto XVI regala nel suo saluto ai fedeli di lingua polacca: "Do il benvenuto ai polacchi qui presenti. Quando con Gesù entriamo nel Cenacolo e, debitamente preparati, ci accostiamo al tavolo del Signore, ci rendiamo conto che la partecipazione all'Eucaristia, indispensabile per la vita cristiana, è contemporaneamente la scuola e il culmine della nostra preghiera. Uniti a Cristo, per Lui, con Lui e in Lui, nell'unità dello Spirito Santo rendiamo gloria al Padre. Dio vi benedica!".

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