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Papa Benedetto XVI: siate voce di chi non ha voce. Dalla Siria a Iraq

Papa Benedetto XVI chiede durante il tradizionale messaggio natalizio di farci "voce di chi non ha voce", quella "voce nel deserto" già rievocata nella III Domenica d'Avvento, chiedendo al Signore di donare "pace e stabilità alla Terra che ha scelto per venire nel mondo".

"Cari fratelli e sorelle, rivolgiamo lo sguardo alla Grotta di Betlemme: il Bambino che contempliamo è la nostra salvezza! Lui ha portato al mondo un messaggio universale di riconciliazione e di pace. Apriamogli il nostro cuore, accogliamolo nella nostra vita. Ripetiamogli con fiducia e speranza: 'Veni ad salvandum nos!' " esorta a conclusione del tradizionale messaggio natalizio Papa Benedetto XVI dalla Loggia della Benedizione. "Vieni a salvarci! Questo è il grido dell'uomo di ogni tempo, che sente di non farcela da solo a superare difficoltà e pericoli" spiega infatti il Santo Padre, ricordando come l'uomo abbia "bisogno di mettere la sua mano in una mano più grande e più forte, una mano che dall'alto si tenda verso di lui". "Cari fratelli e sorelle - continua il Papa - questa mano è Cristo, nato a Betlemme dalla Vergine Maria. Lui è la mano che Dio ha teso all'umanità, per farla uscire dalle sabbie mobili del peccato e metterla in piedi sulla roccia, la salda roccia della sua Verità e del suo Amore (cfr Sal 40,3)". Gesù il "Salvatore" è infatti "stato inviato da Dio Padre per salvarci soprattutto dal male profondo, radicato nell'uomo e nella storia: quel male che è la separazione da Dio, l'orgoglio presuntuoso di fare da sé, di mettersi in concorrenza con Dio e sostituirsi a Lui, di decidere che cosa è bene e che cosa è male, di essere il padrone della vita e della morte (cfr Gen 3,1-7). Questo è il grande male, il grande peccato - rammenta il Santo Padre - da cui noi uomini non possiamo salvarci se non affidandoci all'aiuto di Dio, se non gridando a Lui: 'Veni ad salvandum nos! - Vieni a salvarci!' ". "Alzare gli occhi al Cielo, protendere le mani e invocare aiuto è la via di uscita, a patto che ci sia Qualcuno che ascolta, e che può venire in nostro soccorso" spiega il Papa, sottolineando come "Gesù Cristo è la prova che Dio ha ascoltato il nostro grido. Non solo! - aggiunge Benedetto XVI - Dio nutre per noi un amore così forte, da non poter rimanere in Se stesso, da uscire da Se stesso e venire in noi, condividendo fino in fondo la nostra condizione (cfr Es 3,7-12). La risposta che Dio ha dato in Gesù al grido dell'uomo supera infinitamente la nostra attesa, giungendo ad una solidarietà tale che non può essere soltanto umana, ma divina. Solo il Dio che è amore e l'amore che è Dio poteva scegliere di salvarci attraverso questa via, che è certamente la più lunga, ma è quella che rispetta la verità sua e nostra: la via della riconciliazione, del dialogo, della collaborazione". Per proseguire nella via della riconciliazione, del dialogo, della collaborazione il Papa chiede quindi, in occasione del Santo Natale ma non solo, di farci "voce di chi non ha voce", per ricordare coloro che "vivono situazioni particolarmente difficili". Per questo, Papa Benedetto XVI chiede a tutti di invocare "il divino soccorso per le popolazioni del Corno d'Africa, che soffrono a causa della fame e delle carestie, talvolta aggravate da un persistente stato di insicurezza" chiedendo alla Comunità internazionale di non far "mancare il suo aiuto ai numerosi profughi provenienti da tale Regione, duramente provati nella loro dignità". Allo stesso modo, il Papa invoca il Signore a donare "conforto alle popolazioni del Sud-Est asiatico, particolarmente della Thailandia e delle Filippine, che sono ancora in gravi situazioni di disagio a causa delle recenti inondazioni" e a soccorrere "l'umanità ferita dai tanti conflitti, che ancora oggi insanguinano il Pianeta". "Egli, che è il Principe della Pace, doni pace e stabilità alla Terra che ha scelto per venire nel mondo - prosegue il Santo Padre - incoraggiando la ripresa del dialogo tra Israeliani e Palestinesi", facendo "cessare le violenze in Siria, dove tanto sangue è già stato versato", e favorendo "la piena riconciliazione e la stabilità in Iraq ed in Afghanistan", affinché il Signore "doni un rinnovato vigore nell'edificazione del bene comune a tutte le componenti della società nei Paesi nord africani e mediorientali". E ancora, ricorda il Santo Padre, "la nascita del Salvatore sostenga le prospettive di dialogo e di collaborazione in Myanmar, nella ricerca di soluzioni condivise" pregando anche che "il Natale del Redentore garantisca stabilità politica ai Paesi della Regione africana dei Grandi Laghi ed assista l'impegno degli abitanti del Sud Sudan per la tutela dei diritti di tutti i cittadini". Quello di Papa Benedetto XVI non è quindi solo un augurio di pace ma sembra andare a rinnovare quell'invito già espresso nella III Domenica d'Avvento, quando rievocando la figura di Giovanni Battista esortava tutti i cristiani ad essere "una voce nel deserto" per essere, ovunque nel mondo, "testimoni della luce".

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