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Papa Benedetto XVI: si trovino per il Congo vie pacifiche di dialogo

La situazione in Congo sta diventando sempre più preoccupante, come denuncia anche Medici senza Frontiere, e per questo viene portata all'attenzione dei grandi media da Papa Benedetto XVI che invoca Dio "perché si trovino vie pacifiche di dialogo e di protezione di tanti innocenti e affinché torni al più presto la pace, fondata sulla giustizia".

"La popolazione è vittima di un livello di violenza enorme, diventato ormai banale. Nel senso che le persone sono arrivate a pensare che sia quasi normale. C'è un racket permanente da parte dei gruppi armati. Per andare al mercato a vendere dei buoi, o per tornare, è normale dover pagare o essere derubato. Quando si è malati, si preferisce aspettare prima di andare a un centro di salute. Finché una persona non è morente, si aspetta a portarla in una clinica" racconta Anna Halford, operatrice di Medici Senza Frontiere, tornata da una missione di 4 mesi nella Repubblica Democratica del Congo. Un Congo martoriato dai gruppi armati e dai ribelli, situazione che ha tenuto banco anche nel corso della 67esima Assemblea generale delle Nazioni Unite. A New York si sono incontrati il presidente congolese Koseph Kabila e il suo omologo ruandese Paul Kagame, con la mediazione del segretario di Stato USA Hillary Clinton, ma il colloquio si è risolto con un nulla di fatto, come riassume (http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=17012) Francesca Dessì su Rinascita.eu. Nonostante le denunce dell'Alto commissariato per i rifugiati dell'ONU (Acnur) e i rapporti della stessa organizzazione che parlano di stupri come vera e propria arma da guerra, tanto che un sondaggio del 2011 di TrustLaw evidenzia il Congo come secondo Paese più pericoloso per le donne , la comunità internazionale appare inerte verso il quotidiano massacro dei civili. Due giorni fa anche Medici senza Frontiere ha comunicato per esempio che "la maggior parte degli operatori sanitari congolesi e il personale di supporto impiegato dall'organizzazione umanitaria a Pinga (Nord di Kivu) è fuggito dopo gli scontri tra i gruppi armati della zona" e che anche "il personale del Ministero della Salute è scappato, insieme ai due terzi della popolazione". Jan-Peter Stellema, Responsabile delle Operazioni di MSF, spiega come sia preoccupante il fatto che i medici congolesi sono stati "costretti a unirsi alle migliaia di sfollati della regione", avvertendo: "Siamo molto preoccupati per quelli che sono fuggiti da Pinga. E' un segno chiaro di come la paura sia aumentata, di come le persone credano che la situazione volgerà al peggio. Inoltre, mostra chiaramente le difficoltà nel fornire assistenza medica a chi ne ha bisogno". Una situazione drammatica, che viene portata all'attenzione dei grandi media da Papa Benedetto XVI. Dopo la recita dell'Angelus, infatti, il Santo Padre spiega di seguire "con affetto e preoccupazione le vicende della popolazione dell'Est della Repubblica Democratica del Congo, oggetto, in questi giorni, di attenzione anche da parte di una Riunione di alto livello, presso le Nazioni Unite". Papa Ratzinger sottolinea quindi di essere "particolarmente vicino ai profughi, alle donne e ai bambini, che a causa dei persistenti scontri armati subiscono sofferenze, violenze e profondi disagi". Il Pontefice quindi invoca Dio "perché si trovino vie pacifiche di dialogo e di protezione di tanti innocenti e affinché torni al più presto la pace, fondata sulla giustizia, e sia ripristinata la convivenza fraterna in quella popolazione così provata, come pure nell'intera Regione".

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