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Papa Benedetto XVI: sguardo di Gesù sugli indigenti e sui depressi

Papa Benedetto XVI all'Angelus ricorda le parole di Cristo: "Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro". Ristoro non solo per i popoli che vivono nell'indigenza, ma per chi vive nel benessere ed è insoddisfatto. La chiave della "guarigione" sta sempre nella mitezza.

Papa Benedetto XVI si è affacciato dalla finestra dello studio del Palazzo Apostolico Vaticano per recitare con i fedeli la preghiera mariana dell'Angelus. Il Santo Padre riprende le parole del Vangelo secondo Matteo di questa Domenica del "tempo ordinario", un brano molto conosciuto e di grande effetto sulle coscienze. Dice il Papa: "Oggi, nel Vangelo, il Signore Gesù ci ripete quelle parole che conosciamo così bene, ma che sempre ci commuovono: 'Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero'. Quando Gesù percorreva le strade della Galilea annunciando il Regno di Dio e guarendo molti malati, sentiva compassione delle folle, perché erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore". Papa Benedetto XVI osserva quanto "quello sguardo di Gesù sembra estendersi fino ad oggi, fino al nostro mondo". Infatti, prosegue il Papa: "Anche oggi si posa su tanta gente oppressa da condizioni di vita difficili, ma anche priva di validi punti di riferimento per trovare un senso e una meta all'esistenza. Moltitudini sfinite si trovano nei Paesi più poveri, provate dall'indigenza; e anche nei Paesi più ricchi sono tanti gli uomini e le donne insoddisfatti, addirittura malati di depressione. Pensiamo poi ai numerosi sfollati e rifugiati, a quanti emigrano mettendo a rischio la propria vita". E il Santo Padre ricorda che: "Lo sguardo di Cristo si posa su tutta questa gente, anzi, su ciascuno di questi figli del Padre che è nei cieli, e ripete: 'Venite a me, voi tutti...'". La chiave per guarire, "il vero rimedio alle ferite dell'umanità", sottolinea il Papa, "sia quelle materiali, come la fame e le ingiustizie, sia quelle psicologiche e morali causate da un falso benessere, è una regola di vita basata sull'amore fraterno, che ha la sua sorgente nell'amore di Dio". Per questo è fondamentale essere "miti" e la chiave di lettura del Vangelo di Domenica difatti è proprio imparate la mitezza di Gesù. Una "mitezza" a portata di ogni comprensione perché, come si legge nel "foglietto" de "la Domenica", a introduzione del Vangelo secondo Matteo (11,25-30) "Gesù benedice il Padre per aver riservato la conoscenza dei segreti di grazia e di gioia del Vangelo ai 'piccoli' e negandola ai sapienti e ai dotti, chiusi nella loro superbia".

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