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Papa Benedetto XVI: "scopo primario della preghiera è la conversione"

Papa Benedetto XVI continua il ciclo di catechesi dedicato alla preghiera. Questa volta il protagonista è Elia alle prese con il popolo di Israele che "stava cedendo alla seduzione dell'idolatria" con il dio Baal che "nulla può fare, né in bene né in male". "La vera adorazione è l'amore" dice il Papa.

Nell'Udienza Generale del Mercoledì in Piazza San Pietro Papa Benedetto XVI ha ripreso il nuovo ciclo di catechesi incentrato sulla preghiera. Ciclo che lo stesso Santo Padre ha chiamato all'inizio, "quasi una Scuola di Preghiera". Questa è la sesta catechesi che il Papa dedica a questo tema, che pertanto si può definire, in un certo senso, la sesta lezione di questa particolare "scuola". A prescindere dalla fede o dall'osservanza, le "lezioni" del Papa sono molto affascinanti dal punto di vista culturale, nonché ovviamente un "libro" prezioso per ogni fedele. In questa nuova catechesi Papa Benedetto XVI parla della figura di Elia: "Il suo nome significa 'il Signore è il mio Dio' ed è in accordo con questo nome che si snoda la sua vita, tutta consacrata a provocare nel popolo il riconoscimento del Signore come unico Dio" dice il Papa. "Ci troviamo nel regno del Nord, nel IX secolo a.C., al tempo del re Acab, in un momento in cui in Israele si era creata una situazione di aperto sincretismo. Accanto al Signore, il popolo adorava Baal, l'idolo rassicurante da cui si credeva venisse il dono della pioggia e a cui perciò si attribuiva il potere di dare fertilità ai campi e vita agli uomini e al bestiame. Pur pretendendo di seguire il Signore, Dio invisibile e misterioso, il popolo cercava sicurezza anche in un dio comprensibile e prevedibile, da cui pensava di poter ottenere fecondità e prosperità in cambio di sacrifici" spiega Papa Benedetto XVI. Elia, mentre Israele "stava cedendo alla seduzione dell'idolatria" vuole smascherare "la stoltezza ingannevole di tale atteggiamento" facendo radunare il popolo di Israele sul monte Carmelo e "e lo pone davanti alla necessità di operare una scelta: 'Se il Signore è Dio, seguiteLo. Se invece lo è Baal, seguite lui'". Papa Benedetto XIV descrive quindi "il confronto tra il profeta Elia e i seguaci di Baal, che in realtà è tra il Signore di Israele, Dio di salvezza e di vita, e l'idolo muto e senza consistenza, che nulla può fare, né in bene né in male" descrivendo i profeti di Baal che "infatti, gridano, si agitano, danzano saltando, entrano in uno stato di esaltazione arrivando a farsi incisioni sul corpo, 'con spade e lance, fino a bagnarsi tutti di sangue'" continua il Santo Padre. "Essi fanno ricorso a loro stessi per interpellare il loro dio, facendo affidamento sulle proprie capacità per provocarne la risposta. Si rivela così la realtà ingannatoria dell'idolo: esso è pensato dall'uomo come qualcosa di cui si può disporre, che si può gestire con le proprie forze, a cui si può accedere a partire da se stessi e dalla propria forza vitale" osserva Benedetto XVI. Il Santo Padre si sofferma quindi sul comportamento dei sacerdoti di Baal che "arrivano fino a farsi del male, a infliggersi ferite sul corpo, in un gesto drammaticamente ironico: per avere una risposta, un segno di vita dal loro dio, essi si ricoprono di sangue, ricoprendosi simbolicamente di morte". "Ben altro atteggiamento di preghiera è invece quello di Elia. Egli chiede al popolo di avvicinarsi, coinvolgendolo così nella sua azione e nella sua supplica". "Ed è ciò che avviene: 'Cadde il fuoco del Signore e consumò l'olocausto, la legna, le pietre e la cenere, prosciugando l'acqua del canaletto. A tal vista, tutto il popolo cadde con la faccia a terra e disse: 'Il Signore è Dio, il Signore è Dio'(vv. 38-39)". L'intera catechesi, che ovviamente merita di essere letta interamente con attenzione è disponibile sul sito della Santa Sede (http://is.gd/xosp9n). Il Papa infine si chiede: "Cari fratelli e sorelle, che cosa dice a noi questa storia del passato? Qual è il presente di questa storia?". Ecco la risposta del Santo Padre: "Innanzitutto è in questione la priorità del primo comandamento: adorare solo Dio. Dove scompare Dio, l'uomo cade nella schiavitù di idolatrie, come hanno mostrato, nel nostro tempo, i regimi totalitari e come mostrano anche diverse forme del nichilismo, che rendono l'uomo dipendente da idoli, da idolatrie; lo schiavizzano. Secondo. Lo scopo primario della preghiera è la conversione: il fuoco di Dio che trasforma il nostro cuore e ci fa capaci di vedere Dio e così di vivere secondo Dio e di vivere per l'altro. E il terzo punto. I Padri ci dicono che anche questa storia di un profeta è profetica, se - dicono – è ombra del futuro, del futuro Cristo; è un passo nel cammino verso Cristo. E ci dicono che qui vediamo il vero fuoco di Dio: l'amore che guida il Signore fino alla croce, fino al dono totale di sé". Conclude il Santo Padre: "La vera adorazione di Dio, allora, è dare se stesso a Dio e agli uomini, la vera adorazione è l'amore. E la vera adorazione di Dio non distrugge, ma rinnova, trasforma. Certo, il fuoco di Dio, il fuoco dell'amore brucia, trasforma, purifica, ma proprio così non distrugge, bensì crea la verità del nostro essere, ricrea il nostro cuore. E così, realmente vivi per la grazia del fuoco dello Spirito Santo, dell'amore di Dio, siamo adoratori in spirito e in verità".

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