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Papa Benedetto XVI ricorda Shahbaz Bhatti e persecuzione dei cristiani

Papa Benedetto XVI davanti alla diplomazia accreditata presso la Santa Sede tiene un discorso dove sottolinea la necessità del rispetto dei diritti umani, in primis quello della libertà religiosa. Dal Papa arriva la condanna del "terrorismo motivato religiosamente" che snatura il senso della religione.

Papa Benedetto XVI davanti ai Membri del Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, nella Sala Regia, lunedì scorso ha pronunciato un discorso dove ha potuto analizzare diversi aspetti che, necessariamente, riguardano il mondo intero. Il Santo Padre oltre a parlare di giovani, di crisi finanziaria, della 'primavera araba' dei conflitti internazionali e della necessità di agire con speranza e determinazione, nella pace e nella solidarietà, ha ricordato come innanzitutto ci sia bisogno del rispetto dei diritti umani, in primis la libertà religiosa. Libertà religiosa "caratterizzata da una dimensione individuale, come pure da una dimensione collettiva e da una dimensione istituzionale", osserva il Santo Padre. Spiega Benedetto XVI: "Si tratta del primo dei diritti umani, perché essa esprime la realtà più fondamentale della persona. Troppo spesso, per diversi motivi, tale diritto è ancora limitato o schernito. Non posso evocare questo tema senza anzitutto salutare la memoria del ministro pachistano Shahbaz Bhatti, la cui infaticabile lotta per i diritti delle minoranze si è conclusa con una morte tragica. Non si tratta, purtroppo, di un caso isolato" (leggi a questo proposito: "Pakistan: ucciso Shahbaz Bhatti, Ministro che garantiva per Asia Bibi" http://is.gd/lhzrGa). Papa Benedetto XVI ricorda poi la persecuzione dei cristiani in tutto il mondo, colpevoli di essere fedeli a Cristo: "In non pochi Paesi i cristiani sono privati dei diritti fondamentali e messi ai margini della vita pubblica; in altri subiscono attacchi violenti contro le loro chiese e le loro abitazioni. Talvolta, sono costretti ad abbandonare Paesi che essi hanno contribuito a edificare, a causa delle continue tensioni e di politiche che non di rado li relegano a spettatori secondari della vita nazionale. In altre parti del mondo, si riscontrano politiche volte ad emarginare il ruolo della religione nella vita sociale, come se essa fosse causa di intolleranza, piuttosto che contributo apprezzabile nell'educazione al rispetto della dignità umana, alla giustizia e alla pace". Da Papa Benedetto XVI arriva poi la ferma condanna del terrorismo: "Il terrorismo motivato religiosamente ha mietuto anche l'anno scorso numerose vittime, soprattutto in Asia e in Africa, ed è per questo, come ho ricordato ad Assisi, che i leaders religiosi debbono ripetere con forza e fermezza che 'questa non è la vera natura della religione. E' invece il suo travisamento e contribuisce alla sua distruzione'. La religione non può essere usata come pretesto per accantonare le regole della giustizia e del diritto a vantaggio del 'bene' che essa persegue".

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