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Papa Benedetto XVI: quando la Legge di Dio "è una copertura"

Papa Benedetto XVI introduce l'Angelus con una riflessione sulla Legge di Dio che "guida l'uomo nel cammino della vita" ma che spesso viene risposta "in qualcosa che non è più la Parola del Signore". Legge di Dio che diventa "un rivestimento, una copertura" e una religione che "si riduce a pratica di usanze secondarie, che soddisfano piuttosto il bisogno umano di sentirsi a posto con Dio".

Nella Liturgia della domenica il Vangelo secondo Marco riporta le parole di Gesù alla folla, dopo che i farisei ed alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme criticavano il comportamentamento degli apostoli, colpevoli di non comportarsi "secondo la tradizione degli antichi" e prendendo "cibo con mani impure". Dice Gesù alla folla: «Ascoltatemi tutti e comprendete bene! Non c'è nulla fuori dell'uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall'uomo a renderlo impuro». E ai suoi discepoli: «Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall'interno e rendono impuro l'uomo». Papa Benedetto XVI affacciandosi dal balcone del Cortile interno del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo per la recita dell'Angelus medita sulla Liturgia della Parola di questa domenica. L'introduzione dell'Angelus verte sulla Legge di Dio che, ricorda il Papa "guida l'uomo nel cammino della vita, lo fa uscire dalla schiavitù dell'egoismo e lo introduce nella 'terra' della vera libertà e della vita". Osserva Papa Benedetto XVI: "Per questo nella Bibbia la Legge non è vista come un peso, una limitazione opprimente, ma come il dono più prezioso del Signore, la testimonianza del suo amore paterno, della sua volontà di stare vicino al suo popolo, di essere il suo Alleato e scrivere con esso una storia di amore". Papa Benedetto XVI quindi va dritto alla questione: "Ed ecco il problema: quando il popolo si stabilisce nella terra, ed è depositario della Legge, è tentato di riporre la sua sicurezza e la sua gioia in qualcosa che non è più la Parola del Signore: nei beni, nel potere, in altre 'divinità' che in realtà sono vane, sono idoli. Certo, la Legge di Dio rimane, ma non è più la cosa più importante, la regola della vita; diventa piuttosto un rivestimento, una copertura, mentre la vita segue altre strade, altre regole, interessi spesso egoistici individuali e di gruppo". Il Santo Padre continua a spiegare: "E così la religione smarrisce il suo senso autentico che è vivere in ascolto di Dio per fare la sua volontà, - che è la verità del nostro essere - e così vivere bene, nella vera libertà, e si riduce a pratica di usanze secondarie, che soddisfano piuttosto il bisogno umano di sentirsi a posto con Dio. Ed è questo un grave rischio di ogni religione, che Gesù ha riscontrato nel suo tempo, ma che si può verificare, purtroppo, anche nella cristianità". Papa Benedetto XVI sottolinea quindi come "le parole di Gesù nel Vangelo di oggi contro gli scribi e i farisei devono far pensare anche noi", e come Gesù faccia proprie "le parole del profeta Isaia: «Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini» (Mc 7,6-7; cfr Is 29,13). E poi conclude: «Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini» (Mc 7,8)".

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