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Papa Benedetto XVI parla di Internet, App, Google, Twitter e Facebook

Il Papa parla ancora della Rete e lo fa citando (senza mai dire però il "brand") i servizi che l'Uomo 2.0 usa tutti i giorni, come Twitter, Facebook, ma anche Google e tutta la Rete. Nessuna sorpresa da un Papa che è stato il primo a lanciare, con un tweet e da un tablet, un aggregatorie di notizie online.

Molti si chiederanno come Papa Benedetto XVI possa conoscere Google, Facebook, Twitter ed in generale la Rete. In realtà la Chiesa, anche se molti lo ignorano, è da sempre (ma proprio da sempre) molto avanti nel comprendere ed usare le "nuove tecnologie". Basta entrare nella parte più "pubblica" di un convento, di un monastero o di una scuola cattolica qualsiasi per far caso a quante "macchine" tecnologicamente avanzate siano state usate nei decenni (e nei secoli) da preti e suore, sia nel campo della stampa che della didattica. Per gli amanti della Rete basti l'esempio di "vatican.va" che, come scriveva ne il Messaggero Franca Giansoldati in un articolo del 2010: "E' uno dei siti più visitati al mondo: basti pensare che dai 243 milioni di contatti nel corso del 2001, è balzato al miliardo e 306 milioni di 'hits', come si dice in gergo, dell'anno scorso. (...) Giovanni Paolo II (...) incoraggiò l'allora portavoce Joaquin Navarro Valls, alla metà degli anni Novanta, di studiare la realizzazione del progetto" (http://is.gd/8PI0wd). Ed è storia recentissima il fatto che Papa Ratzinger sia stato il primo Papa ad usare Twitter nella storia (e per giunta da un tablet), dato che, come scrivevamo a giugno dell'anno scorso, Papa Benedetto XVI, proprio con un tweet, aveva dato il via all'"aggregatore vaticano" News.va (http://is.gd/wavfXl). Per la cronaca il primo cinguettio papale su Twitter era: "Cari Amici, Ho appena dato l'avvio a http://j.mp/kuVmov Sia lodato Gesù Cristo! Con le mie preghiere e la mia benedizione, Benedictus XVI". Non stupisce quindi che il Messaggio del Papa per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, che quest'anno si celebra domenica 20 maggio parlasse ancora una volta della Rete. E se mentre l'anno scorso le parole del Papa erano state interpretate come una "benedizione" per Facebook (leggi "Facebook e il Papa: Chi è il mio "prossimo" in questo nuovo mondo?" http://is.gd/0bA1J4) quest'anno i giornali mainstream hanno voluto che il Papa "benedicesse" Twitter. Ma allora perché non anche Google, visto che il Papa parla, nel suo discorso (la versione integrale è disponibile sul sito della Santa Sede http://is.gd/w6CsZV) anche di "motori di ricerca"? O di "app" dato che Ratzinger cita anche le "applicazioni"? In verità il Santo Padre si guarda bene da nominare qualsiasi "brand" e le sue parole sono sempre indirizzate all'Uomo che sta dietro la macchina e mai ad una celebrazione della mera tecnologia. Il "passo" del discorso che sta facendo "girare" Papa Benedetto XVI sui social network più del consueto è infatti questo (anche se pochissimi l'avranno davvero letto): "Sono da considerare con interesse le varie forme di siti, applicazioni e reti sociali che possono aiutare l'uomo di oggi a vivere momenti di riflessione e di autentica domanda, ma anche a trovare spazi di silenzio, occasioni di preghiera, meditazione o condivisione della Parola di Dio". Il discorso del Santo Padre infatti era più che altro dedicato al "silenzio" ed al suo ruolo essenziale e fondamentale, se giustamente alternato, nella comunicazione, soprattutto di questi tempi. Dice il Papa: "Gran parte della dinamica attuale della comunicazione è orientata da domande alla ricerca di risposte. I motori di ricerca e le reti sociali sono il punto di partenza della comunicazione per molte persone che cercano consigli, suggerimenti, informazioni, risposte. Ai nostri giorni, la Rete sta diventando sempre di più il luogo delle domande e delle risposte; anzi, spesso l'uomo contemporaneo è bombardato da risposte a quesiti che egli non si è mai posto e a bisogni che non avverte. Il silenzio è prezioso per favorire il necessario discernimento tra i tanti stimoli e le tante risposte che riceviamo, proprio per riconoscere e focalizzare le domande veramente importanti. Nel complesso e variegato mondo della comunicazione emerge, comunque, l'attenzione di molti verso le domande ultime dell'esistenza umana: chi sono? che cosa posso sapere? che cosa devo fare? che cosa posso sperare? E' importante accogliere le persone che formulano questi interrogativi, aprendo la possibilità di un dialogo profondo, fatto di parola, di confronto, ma anche di invito alla riflessione e al silenzio, che, a volte, può essere più eloquente di una risposta affrettata e permette a chi si interroga di scendere nel più profondo di se stesso e aprirsi a quel cammino di risposta che Dio ha iscritto nel cuore dell'uomo". Per capire profondamente il senso del discordo di Papa Ratzinger è molto interessante leggere le parole del Santo Padre con attenzione e riflettere poi sull'intervento che mons. Claudio Maria Celli ha tenuto in occasione della conferenza stampa riguardo il "Messaggio del Santo Padre Benedetto XVI per la 46a Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali sul tema: 'Silenzio e Parola: cammino di evangelizzazione'" (qui http://is.gd/56sxlS).

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