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Papa Benedetto XVI: "le parole devono precedere la nostra mente"

Papa Benedetto XVI nell'Udienza Generale offre un nuovo spunto per vivere "ancora più intensamente la relazione personale con Dio". Dopo la preghiera nella Sacra Scrittura ecco l'importanza fondamentale della "liturgia". Dove è la parola che precede il pensiero e "noi dobbiamo entrare all'interno delle parole, nel loro significato, accoglierle in noi, metterci noi in sintonia con queste parole; così diventiamo figli di Dio, simili a Dio", dice il Santo Padre.

L'Udienza Generale del mercoledì svoltasi a Piazza San Pietro, che ha visto Papa Benedetto XVI incontrare fedeli e pellegrini giunti da ogni parte d'Italia e del mondo, prosegue con quella "scuola di preghiera" che il Santo Padre continua a tenere nelle sue catechesi. Questa volta il Papa si sofferma sul significato e sulla sostanza della "liturgia", dopo essersi soffermato a lungo, nelle catechesi precedenti, sul ruolo della preghiera nella Sacra Scrittura. Dice Papa Benedetto XVI: "C'è ancora un altro prezioso «spazio», un'altra preziosa «fonte» per crescere nella preghiera, una sorgente di acqua viva in strettissima relazione con la precedente. Mi riferisco alla liturgia, che è un ambito privilegiato nel quale Dio parla a ciascuno di noi, qui ed ora, e attende la nostra risposta". Dopo un breve excursus etimologico, dove il Papa spiega il senso del "prestito" linguistico della parola "liturgia" dal greco alla teologia cristiana ( godibile nella sua interezza sul sito della Santa Sede ) Papa Benedetto spiega come non sia stato "casuale" che il Concilio Vaticano II "iniziò i suoi lavori, cinquant'anni orsono, con la discussione dello schema sulla sacra liturgia, approvato poi solennemente il 4 dicembre del 1963, il primo testo approvato dal Concilio" poiché, continua il Papa, "iniziando, infatti, con il tema della «liturgia» il Concilio mise in luce in modo molto chiaro il primato di Dio, la sua priorità assoluta. Prima di tutto Dio: proprio questo ci dice la scelta conciliare di partire dalla liturgia".

"Il criterio fondamentale per la liturgia è il suo orientamento a Dio, per poter così partecipare alla sua stessa opera", ricorda il Santo Padre, dove "il Mistero Pasquale della Morte e Risurrezione di Cristo è il centro della teologia liturgica del Concilio". Papa Benedetto XVI cita poi il beato Papa Giovanni Paolo II, che a 25 anni dalla Costituzione Sacrosanctum Concilium, scrisse: «Per attualizzare il suo Mistero Pasquale, Cristo è sempre presente nella sua Chiesa, soprattutto nelle azioni liturgiche. La liturgia è, di conseguenza, il luogo privilegiato dell'incontro dei cristiani con Dio e con colui che Egli inviò, Gesù Cristo (cfr Gv 17,3)» (Vicesimus quintus annus, n. 7). "Sulla stessa linea - prosegue Benedetto XVI -, leggiamo nel Catechismo della Chiesa Cattolica così: «Ogni celebrazione sacramentale è un incontro dei figli di Dio con il loro Padre, in Cristo e nello Spirito Santo, e tale incontro si esprime come un dialogo, attraverso azioni e parole» (n. 1153). Pertanto la prima esigenza per una buona celebrazione liturgica è che sia preghiera, colloquio con Dio, anzitutto ascolto e quindi risposta". Il Papa si sofferma poi su un aspetto teologicamente molto interessante, citando la "Regola" di San Benedetto il quale "parlando della preghiera dei Salmi, indica ai monaci: mens concordet voci, «che la mente concordi con la voce»".

Osserva quindi il Pontefice: "Il Santo insegna che nella preghiera dei Salmi le parole devono precedere la nostra mente. Abitualmente non avviene così, prima dobbiamo pensare e poi quanto abbiamo pensato, si converte in parola. Qui invece, nella liturgia, è l'inverso, la parola precede. Dio ci ha dato la parola e la sacra liturgia ci offre le parole; noi dobbiamo entrare all'interno delle parole, nel loro significato, accoglierle in noi, metterci noi in sintonia con queste parole; così diventiamo figli di Dio, simili a Dio". Papa Benedetto XVI fa quindi un esempio: "In questa linea, vorrei solo accennare ad uno dei momenti che, durante la stessa liturgia, ci chiama e ci aiuta a trovare tale concordanza, questo conformarci a ciò che ascoltiamo, diciamo e facciamo nella celebrazione della liturgia. Mi riferisco all'invito che formula il Celebrante prima della Preghiera Eucaristica: «Sursum corda», innalziamo i nostri cuori al di fuori del groviglio delle nostre preoccupazioni, dei nostri desideri, delle nostre angustie, della nostra distrazione. Il nostro cuore, l'intimo di noi stessi, deve aprirsi docilmente alla Parola di Dio e raccogliersi nella preghiera della Chiesa, per ricevere il suo orientamento verso Dio dalle parole stesse che ascolta e dice. Lo sguardo del cuore deve dirigersi al Signore, che sta in mezzo a noi: è una disposizione fondamentale".

"Quando viviamo la liturgia con questo atteggiamento di fondo - spiega il Santo Padre -, il nostro cuore è come sottratto alla forza di gravità, che lo attrae verso il basso, e si leva interiormente verso l'alto, verso la verità e verso l'amore, verso Dio. Come ricorda il Catechismo della Chiesa Cattolica: «La missione di Cristo e dello Spirito Santo che, nella Liturgia sacramentale della Chiesa, annunzia, attualizza e comunica il Mistero della salvezza, prosegue nel cuore che prega. I Padri della vita spirituale talvolta paragonano il cuore a un altare» (n. 2655): altare Dei est cor nostrum", conclude il Santo Padre. Papa Benedetto XVI quindi raccomanda: "Cari amici, celebriamo e viviamo bene la liturgia solo se rimaniamo in atteggiamento orante, non se vogliamo 'fare qualcosa', farci vedere o agire, ma se orientiamo il nostro cuore a Dio e stiamo in atteggiamento di preghiera unendoci al Mistero di Cristo e al suo colloquio di Figlio con il Padre. Dio stesso ci insegna a pregare, afferma san Paolo (cfr Rm 8,26). Egli stesso ci ha dato le parole adeguate per dirigerci a Lui, parole che incontriamo nel Salterio, nelle grandi orazioni della sacra liturgia e nella stessa Celebrazione eucaristica. Preghiamo il Signore di essere ogni giorno più consapevoli del fatto che la Liturgia è azione di Dio e dell'uomo; preghiera che sgorga dallo Spirito Santo e da noi, interamente rivolta al Padre, in unione con il Figlio di Dio fatto uomo".

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